Sean Connery, addio all'unico vero Bond, James Bond
di Irene Bignardi , di Irene BignardiBella faccia, humour corrosivo, voce bassa e aspra, sorriso di esibita ferocia: se le donne, sullo schermo e fuori, andavano pazze per lui, i maschietti lo adoravano in silenzio e cercavano di imitarne l'eleganza naturale e senza tempo
Eh no, questa non dovevi farcela, di andartene così, così presto, e dico presto nonostante i tuoi novanta anni, e così silenziosamente, forse per via della malattia che, dicono, "ti ha tolto, con lo humour e la bella voce rauca, due delle armi del tuo grande fascino". Non dovevi privarci della tua ironia, della tua classe naturale, dell'eleganza innata che tu, da bravo figlio della working class britannica, e, meglio ancora, scozzese, avevi abilmente sfoderato per aprirti una strada in questo difficile mondo - che hai saputo conquistare senza apparente sforzo. Ma così è andata. E dopo anni di silenzio elegante vissuto accanto alla tua Micheline Roquebrune sei uscito di scena con il solito sapiente tempisto. Prima che diventasse troppo tardi.
Quando come tante mie coetanee mi davo delle arie da intellettuale e giuravo che preferivo vedere un nuovo Bergman piuttosto che il nuovo arrivato degli schermi, James Bond, 007, mentivo negando un…
Quando come tante mie coetanee mi davo delle arie da intellettuale e giuravo che preferivo vedere un nuovo Bergman piuttosto che il nuovo arrivato degli schermi, James Bond, 007, mentivo negando un…
Eh no, questa non dovevi farcela, di andartene così, così presto, e dico presto nonostante i tuoi novanta anni, e così silenziosamente, forse per via della malattia che, dicono, "ti ha tolto, con lo humour e la bella voce rauca, due delle armi del tuo grande fascino". Non dovevi privarci della tua ironia, della tua classe naturale, dell'eleganza innata che tu, da bravo figlio della working class britannica, e, meglio ancora, scozzese, avevi abilmente sfoderato per aprirti una strada in questo difficile mondo - che hai saputo conquistare senza apparente sforzo. Ma così è andata. E dopo anni di silenzio elegante vissuto accanto alla tua Micheline Roquebrune sei uscito di scena con il solito sapiente tempisto. Prima che diventasse troppo tardi.
Quando come tante mie coetanee mi davo delle arie da intellettuale e giuravo che preferivo vedere un nuovo Bergman piuttosto che il nuovo arrivato degli schermi, James Bond, 007, mentivo negando un piacere segreto. Quello di vedere sullo schermo un uomo non solo bellissimo ma atletico, spiritoso, elegante, che ci costringeva a mettere in discussione le ideologie, perché le rivedeva con ironia e ci proponeva dall'altra parte il sogno di un cavaliere che sapeva preparare un Martini agitato e non shakerato, e che faceva tornare l'amore una cosa seducentemente pericolosa.
Sean Connery invece, parliamone adesso alla terza persona singolare, era spiritoso anche in mezzo alle più ardue avventure e non diceva mai per sempre (quanto a questo, non diceva mai perché non si doveva dire mai, nulla è impossibile, tanto che la sorte del mondo è dipesa da lui almeno per sette volte, dai tempi di 007 licenza di uccidere appunto a Mai dire mai). Quando Connery, dopo un'escursione nel cinema di fuori, è tornato brevemente sullo schermo in perfetta tenuta da James Bond per chetare il suo pubblico tanto nostalgico quanto fedele.
La sua storia era un sogno. Era nato povero, il bel Sean, di famiglia operaia, da un padre e un mamma cameriera, e aveva dovuto cavarsela da solo sin dai sedici anni, quando aveva incominciato a fare tutti i mestieri che gli venivano offerti. Ma la improvvisa impennata della sua vita era arrivata quando si era piazzato terzo al concorso per Mister universo, che gli consentì di tentare la via dello spettacolo. Bella faccia, humour corrosivo, voce bassa e aspra, sorriso di esibita ferocia: se le donne, sullo schermo e fuori, andavano pazze per lui, i maschietti lo adoravano in silenzio e cercavano di imitarne l'eleganza naturale e senza tempo. Ne imitavano gli smoking e copiavano la ricetta dei suoi Martini, agitati, non shakerati. Tutto, salvo il kilt, che solo Connery riusciva a portare con tanta disinvoltura. Per non parlare della disinvoltura con cui portava il parrucchino che una precocia calvizie gli imponeva. Poteva essere un disastro, e invece non fece che accrescere le sue doti di ironia e simpatia.
Si sa, ed è inutile ripeterlo. Sean Connery è il solo vero Bond, James Bond. E mentre i Roger Moore e il povero Lazenby si buttavano a corpo morto nella parte e arrancavano nel tentativo di occupare degnamente quel ruolo, Sean Connery faceva la sua onorata carriera, più dipendente da lui che dal successo dei film. Basta muscoli. Benvenute le sfumature. Arrivato a lavorare per registi come John Huston, Lumet, Boorman, e quindi dopo aver sperimentato il cinema di fantascienza , quello epico, quello storico, Connery ha impresso al suo lavoro una svolta , e ha rivelato tutte le finezze di un grande attore. Che non ha fatto sempre film perfetti, ma che li ha illuminaiti con una paricolare qualità professionale e umana, accettando con grazia e humour le trappole della vecchiaia.
Lo ricorderemo per come ha accettato e ridato linfa all'età matura in Cinque giorni un'estate di Zinnemann, per come ha diviso lo schermo con Michael Caine in L'uomo che volle farsi re, per come ha portato il messaggio pacifista in Caccia a ottobre rosso, un film che si guarda e si riguarda con attenzione anche se sappiamo benissimo il finale e che fine ha fatto l'Unione Sovietica. Lo ricorderemo nei panni elegantissimi di Jimmy Malone, il poliziotto irlandese in The Untouchables - Gli intoccabili, un ruolo che gli ha dato un Oscar. E Il nome della rosa.
Lo ricorderemo anche come l'unico scozzese sostenitore del movimento indipendentista a cui una spiritosa regina abbia proposto il titolo di baronetto - come ai Beatles, sì, anche loro rappresentanti di una Britannia creativa e generosa. Come l'uomo bellissimo che non ha riempito le cronache e i gossip delle sue avventure. Come la star sposata una prima volta con la bella Diane Cilento e una seconda, ormai da quarant' anni, con la pittrice Micheline Roquebrune, grande la metà di lui e si suppone molto amata, se la cosa è andata avanti da tanto tempo. Lo ricorderemo. Come il grande Sean, che se n'è andato e non lascia eredi.
Quando come tante mie coetanee mi davo delle arie da intellettuale e giuravo che preferivo vedere un nuovo Bergman piuttosto che il nuovo arrivato degli schermi, James Bond, 007, mentivo negando un piacere segreto. Quello di vedere sullo schermo un uomo non solo bellissimo ma atletico, spiritoso, elegante, che ci costringeva a mettere in discussione le ideologie, perché le rivedeva con ironia e ci proponeva dall'altra parte il sogno di un cavaliere che sapeva preparare un Martini agitato e non shakerato, e che faceva tornare l'amore una cosa seducentemente pericolosa.
Sean Connery invece, parliamone adesso alla terza persona singolare, era spiritoso anche in mezzo alle più ardue avventure e non diceva mai per sempre (quanto a questo, non diceva mai perché non si doveva dire mai, nulla è impossibile, tanto che la sorte del mondo è dipesa da lui almeno per sette volte, dai tempi di 007 licenza di uccidere appunto a Mai dire mai). Quando Connery, dopo un'escursione nel cinema di fuori, è tornato brevemente sullo schermo in perfetta tenuta da James Bond per chetare il suo pubblico tanto nostalgico quanto fedele.
La sua storia era un sogno. Era nato povero, il bel Sean, di famiglia operaia, da un padre e un mamma cameriera, e aveva dovuto cavarsela da solo sin dai sedici anni, quando aveva incominciato a fare tutti i mestieri che gli venivano offerti. Ma la improvvisa impennata della sua vita era arrivata quando si era piazzato terzo al concorso per Mister universo, che gli consentì di tentare la via dello spettacolo. Bella faccia, humour corrosivo, voce bassa e aspra, sorriso di esibita ferocia: se le donne, sullo schermo e fuori, andavano pazze per lui, i maschietti lo adoravano in silenzio e cercavano di imitarne l'eleganza naturale e senza tempo. Ne imitavano gli smoking e copiavano la ricetta dei suoi Martini, agitati, non shakerati. Tutto, salvo il kilt, che solo Connery riusciva a portare con tanta disinvoltura. Per non parlare della disinvoltura con cui portava il parrucchino che una precocia calvizie gli imponeva. Poteva essere un disastro, e invece non fece che accrescere le sue doti di ironia e simpatia.
Si sa, ed è inutile ripeterlo. Sean Connery è il solo vero Bond, James Bond. E mentre i Roger Moore e il povero Lazenby si buttavano a corpo morto nella parte e arrancavano nel tentativo di occupare degnamente quel ruolo, Sean Connery faceva la sua onorata carriera, più dipendente da lui che dal successo dei film. Basta muscoli. Benvenute le sfumature. Arrivato a lavorare per registi come John Huston, Lumet, Boorman, e quindi dopo aver sperimentato il cinema di fantascienza , quello epico, quello storico, Connery ha impresso al suo lavoro una svolta , e ha rivelato tutte le finezze di un grande attore. Che non ha fatto sempre film perfetti, ma che li ha illuminaiti con una paricolare qualità professionale e umana, accettando con grazia e humour le trappole della vecchiaia.
Lo ricorderemo per come ha accettato e ridato linfa all'età matura in Cinque giorni un'estate di Zinnemann, per come ha diviso lo schermo con Michael Caine in L'uomo che volle farsi re, per come ha portato il messaggio pacifista in Caccia a ottobre rosso, un film che si guarda e si riguarda con attenzione anche se sappiamo benissimo il finale e che fine ha fatto l'Unione Sovietica. Lo ricorderemo nei panni elegantissimi di Jimmy Malone, il poliziotto irlandese in The Untouchables - Gli intoccabili, un ruolo che gli ha dato un Oscar. E Il nome della rosa.
Lo ricorderemo anche come l'unico scozzese sostenitore del movimento indipendentista a cui una spiritosa regina abbia proposto il titolo di baronetto - come ai Beatles, sì, anche loro rappresentanti di una Britannia creativa e generosa. Come l'uomo bellissimo che non ha riempito le cronache e i gossip delle sue avventure. Come la star sposata una prima volta con la bella Diane Cilento e una seconda, ormai da quarant' anni, con la pittrice Micheline Roquebrune, grande la metà di lui e si suppone molto amata, se la cosa è andata avanti da tanto tempo. Lo ricorderemo. Come il grande Sean, che se n'è andato e non lascia eredi.