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Quanti luoghi comuni nel chiacchiericcio del cinema italiano

Una scena di Boris 
"CLAN. L'Italia si struttura per clan. Il mondo del cinema è una lotta tra clan" è solo una delle voci del Dizionario di Alessio Galbiati che mette in fila ovvietà, banalità e tristi verità del settore
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I dizionari dei luoghi comuni, gli sciocchezzai figli più o meno diretti di quello di Gustave Flaubert sono un piccolo genere, ovviamente inesauribile. E d'altro canto il cinema, deposito di meccanismi narrativi e convenzioni, si presta bene a cataloghi di stereotipi tendenti al comico. Ricordiamo, decenni fa, Il cinema vuol dire... di Maurizio Porro e Giuseppe Turroni, e in America l'irresistibile opera di raccolta di Roger Ebert, il grande critico del Chicago Sun-Times che, già in epoca pre-Internet, scatenava i lettori a segnalare battute e situazioni che ricorrevano automaticamente nel cinema, per lo più americano.
Il Dizionario dei luoghi comuni del cinema italiano di Alessio Galbiati, in uscita venerdì per CartaCanta (93 pp. euro 9), è a metà tra i due. Raccoglie 463 lemmi in ordine alfabetico, di cui solo alcuni legati agli stereotipi dei film (la scena in discoteca, le nuche, il finale al mare). Il resto sono ideali perle di conversazione, affermazioni banali o troppo frequenti, frammenti di un chiacchiericcio. "COMMEDIA: Il regista impegnato e la critica militante tratta­no il genere con sprezzante disprezzo." "SORDI: Il cervello di Alberto Sordi fu Rodolfo Sonego." "NEO-NEOREALISMO. Quando si senta pronunciare il termine in questione lasciare la stanza o l'edificio. Qua­lora lo si legga, gettare il libro, la rivista o il telefono dalla prima finestra a disposizione". Il luogo comune, beninteso, non è necessariamente falso. A volte può essere un'ovvietà condivisa e condivisibile ("BORIS. C'è tutto"; "3D. Fa venire il mal di testa"). Ma, appunto, tanto ripetuta da essere inservibile.
Il libro è, credo, particolarmente divertente per chi conosce il mondo del cinema e dei suoi appassionati. Alcune delle frasi più divertenti, non a caso, possono essere colte da un pubblico piuttosto interno: "100AUTORI. Non sono cento."; "REALE (cinema del). Fingere di comprendere il significato dell'e­spressione. Mai contraddire i suoi sostenitori, perlopiù fanatici." "TORINO (Film Festival). Salviamolo!".
Anzi, poco a poco, si comincia a visualizzare il profilo ideale di chi pronuncia queste frasi. Lo spettatore schernito nel libro è, diciamo così, un semi-professionista; lo immaginiamo come un blogger rancoroso, uno spettatore molesto all'uscita della sala, un partecipante a bandi pronto a scagliarsi contro le mafie del cinema: "CLAN. L'Italia si struttura per clan. Il mondo del cinema è una lotta tra clan. Denigrarli, ma far di tutto per diventarne membro." "DAVID (di Donatello). Organizzazione criminale di stampo mafioso. Qualora si ricevano nomination si faccia riferi­mento al concetto di 'eccezione che conferma la regola'".
Alla fine, chiuso il libretto, oltre a fare il conto con inquietudine di quanta parte di banalità si abbia in corpo, viene in mente una constatazione appunto ovvia, ma non per questo meno amara: su quanto i luoghi comuni sul cinema siano poco cogenti, quanto poco il cinema sia argomento di conversazione, e anche di visione. Del resto è il libro stesso a ricordarlo, alla voce CENTRALITÀ: "Una volta il cinema era centrale nel dibattito culturale".
E infatti le frasi scantonano a volte dal cinema alla vita: "MASCHILISMO. Negarlo invaghendosi della propria interlocu­trice di sesso femminile. Dirsi contrari a ogni forma di 'quota rosa'. Goderselo fin che c'è". Alla fine, la breve antologia di "scritte sui muri dei bagni dei cinema italiani", ideale prosecuzione del dizionario, sembra confermare tutto ciò: "Dei film non mi frega niente, vengo al cinema solo per vedere le tette della bigliettaia (Trieste, 2003)". È l'ultima frase del libro. Frase maschilista, appunto, ma a suo modo struggente, e specie oggi: perché prevedeva che si dovesse o potesse uscire di casa per incontrare qualcosa almeno con lo sguardo, fosse esso un film, o una bigliettaia.