Spettacoli

Marco Bocci tra fughe e banditi: "Ora sono pronto per Bond"

Il regista Tony D'Angelo firma 'Calibro 9', sequel del cult del 1972. L'attore è il protagonista, "figlio" di Barbara Bouchet e Gastone Moschin. E intanto è sul set di una fiction Rai
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La Calibro 9 spara ancora. Quarant’anni dopo il film culto Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo — tra i preferiti di Tarantino — al Torino Film Festival ecco, fuori concorso, il seguito ideale firmato da Toni D’Angelo. Il cast di Calibro 9, che appartiene alla nuova ondata di poliziotteschi tornata alla ribalta anche grazie alle piattaforme, è guidato da Marco Bocci, con Ksenia Rappoport, Michele Placido, Alessio Boni e Barbara Bouchet che torna dal primo film. Calibro 9 uscirà in sala con Minerva in data da definire.

Dalla malavita organizzata di fine anni 70 a Milano al contesto criminale della ‘ndrangheta di oggi: Bocci è il figlio di Ugo Piazza (Gastone Moschin nel film del ‘72). La madre Nelly (Bouchet) lo ha fatto studiare, è un brillante penalista che si ritrova principale indiziato in una truffa telematica da cento miliardi ai danni della ‘ndrangheta. Inizia una fuga rocambolesca tra Milano, la Calabria, Francoforte, Mosca e Anversa: corse d’auto e inseguimenti in barca, fughe sott’acqua e in aereo fino alla resa dei conti.

«Quando Toni mi ha chiamato mi sono spaventato: è un film intoccabile — ci racconta Bocci al telefono — letta la sceneggiatura ho capito che non era un remake ma un seguito che rispettava i canoni del genere. Avevo visto il film con mio padre da ragazzino e prima della proposta avevo messo il poster di Milano Calibro 9 nella camera del protagonista del mio film A Tor Bella Monaca non piove mai». Quello di D’Angelo è un film patinato, spettacolare, «l’idea è di giocare ma con grande professionalità. Un set bello e faticoso. Più che aerei e navi il pericolo l’ho visto al ventesimo ciak dell’inseguimento sulle scale di un palazzo di dodici piani: io e il collega abbiamo rischiato l’infarto. Mi sento pronto per Bond».


Marco Bocci, 42 anni, in una scena di 'Calibro 9' di Toni D'Angelo 


L’attore e regista ha scritto due libri accolti molto bene, A Tor Bella Monaca non piove mai e In provincia si sogna sbagliato: «Amo il thriller dei sentimenti. Il mio ultimo libro è autobiografico nella prima metà, poi prende una piega inaspettata». L’amore per la scrittura, «lo sfogo dell’anima», risale ai banchi di scuola ma è diventato un mestiere parallelo grazie all’intuito di un’agente letterario. «Recitare è una grande passione dai 17 anni, ho fatto una gavetta dura, ho avuto l’onore di studiare con Ronconi. Tanta tv e un po’ di cinema. Una buona carriera. Ma la percezione dei colleghi da quando sono diventato regista è cambiata: in tanti mi hanno fatto i complimenti e si sono offerti di lavorare con me».

Di sicuro quella dietro la macchina da presa è una carriera che proseguirà: «Prima o poi girerò un film anche da questo secondo romanzo, nel frattempo ho scritto un’altra sceneggiatura. Sarà un film drammatico, un giallo sentimentale, le riprese a metà 2021». Non reciterà, «mi voglio godere la regia, al massimo farò un piccolo ruolo», ma ingaggerà la moglie e madre dei loro due figli Laura Chiatti, «c’è un ruolo perfetto per lei». Non molla la recitazione: è sul set della fiction Rai Il medico della mala: «Un personaggio che mi piace, lontano dagli stereotipi dell’eroe. Purtroppo Laura e i bimbi sono in Umbria e non possono raggiungermi sul set in Puglia. Soffro più adesso che durante la prima ondata quando, a parte le preoccupazioni per mia madre, avevamo trovato un bell’equilibrio familiare. Non vedo l’ora di abbracciarli».