Terry Gilliam, gli 80 anni del regista: "Il regalo più grande? Fare un film in Italia"
di Arianna Finos , di Arianna FinosIn occasione del suo compleanno ripercorre vita e carriera in una lunga carrellata di ricordi, aneddoti e prese di posizione controcorrente
Terry Gilliam non festeggerà gli ottant'anni che compie il 22 novembre nel modo fantasmagorico in cui aveva immaginato: "Avrei caricato parenti e amici e via, tutti nella mia casa in Umbria. Poi c'è stata l'emergenza e quindi niente da fare". L'uomo che ha saputo affrontare l'Apocalisse produttiva di L'uomo che uccise Don Chisciotte supererà anche questa: "Per la prima volta nella vita mi farò aiutare dai funghetti magici. Se non lo faccio a ottant'anni quando lo faccio più" dice, e quando nel mezzo della conversazione telefonica suona al citofono la nipotina, tira fuori un tono di voce dolcissimo. Non è stato un padre tra i più presenti ("Mia moglie Maggie dice che ha cresciuto i nostri figli come una ragazza madre"), ma è un nonno a tempo pieno: "Fare il nonno è bellissimo. Se racconto tante storie a mia nipote? Più che altro sono ai suoi ordini lei de…
Terry Gilliam non festeggerà gli ottant'anni che compie il 22 novembre nel modo fantasmagorico in cui aveva immaginato: "Avrei caricato parenti e amici e via, tutti nella mia casa in Umbria. Poi c'è stata l'emergenza e quindi niente da fare". L'uomo che ha saputo affrontare l'Apocalisse produttiva di L'uomo che uccise Don Chisciotte supererà anche questa: "Per la prima volta nella vita mi farò aiutare dai funghetti magici. Se non lo faccio a ottant'anni quando lo faccio più" dice, e quando nel mezzo della conversazione telefonica suona al citofono la nipotina, tira fuori un tono di voce dolcissimo. Non è stato un padre tra i più presenti ("Mia moglie Maggie dice che ha cresciuto i nostri figli come una ragazza madre"), ma è un nonno a tempo pieno: "Fare il nonno è bellissimo. Se racconto tante storie a mia nipote? Più che altro sono ai suoi ordini lei decide cosa facciamo e io gioco con lei".
Terry, partiamo dall'inizio: l'infanzia in Minnesota.
"È stato un periodo divertente perché abitavamo in campagna, davanti a un lago, Medicine Lake: la foresta dietro casa, una strada sterrata. Tutto era semplice. Ho potuto giocare fuori tutto il tempo. Non avevamo una tv. È stato lì che ho imparato a immaginare il mondo".
Non eravate ricchi.
"Decisamente no. Mio padre era un falegname e aveva chiesto ai suoi genitori di comprare un piccolo cottage di campagna, un cottage estivo in riva al lago. E mio padre ci ha lavorato molto per renderlo abitabile tutto l'anno, perché gli inverni in Minnesota sono molto, molto freddi, 40 gradi sotto zero Fahrenheit. Fino all'età di otto anni non avevamo un bagno interno, quindi dovevamo andare in questa piccola baracca di legno sul retro del giardino, in pieno inverno era fredda e umida. Ricordo che d'inverno uscivo sul lago, facevo buchi nel ghiaccio per pescare, cose del genere".
Un bel posto per passare il Natale.
"Le ricorrenze e festività non sono mai state importanti nella mia vita. Mi sentivo come se ogni giorno fosse un po' una sorpresa. Dopo diversi Natali, ma eravamo già in California, ricordo che dissi ai miei genitori che non volevo regali, volevo aspettare finché non avremmo avuto abbastanza soldi per comprarmi un pianoforte. Ho preso lezioni per diversi anni, è diventata la cosa che facevo principalmente, se non giocavo fuori o leggevo. Adoro leggere e ascoltare la radio".
Un'avventura, un momento in cui ha rischiato qualcosa o ha imparato qualcosa su se stesso?
"Ricordo di aver fatto qualcosa di piuttosto sciocco perché io e mio padre abbiamo costruito una casa sull'albero nel giardino sul retro, era molto piccola, ma con tre livelli all'interno. E avevo aggiustato una porticina e un meccanismo con pulsante fatto di sughero con un ago dentro. Un bambino lo ha premuto troppo forte, si è fatto male, ha perso l'equilibrio ed è precipitato dalla scala. Ho capito che le persone sono sciocche, specie quelle che non vogliono rispettare gli ordini".
Il primo film che ha visto?
"Potrebbe essere stato La bella addormentata, il film d'animazione di Walt Disney. Ho un ricordo forte. Ma anche Biancaneve. Ma il film che ha avuto più effetto su di me è stato Il ladro di Bagdad di Michael Powell. Mi ha fatto venire gli incubi per molto tempo. Mi ritrovavo nel bel mezzo della notte a combattere o cercare di scappare dal ragno gigante, intrappolato nella ragnatela. Mi svegliavo nel cuore della notte avvolto tra coperte, lenzuola e vestiti. E questo mi ha ispirato. Penso che gli incubi siano molto importanti per la creatività".
Credeva nelle favole?
"Oh sì. I libri dei fratelli Grimm, li leggevo tutto il tempo, hanno influenzato il mio sguardo sul mondo. Li amo perché soprattutto i racconti più vecchi sono oscuri e pieni di pericoli, ma insegnano anche che se sei intelligente, onesto e vero, in qualche modo sopravvivi".
Da adolescente com'era?
"Selvaggio, trascorrevo il tempo in mezzo alla natura, trovavo bizzarri nascondigli segreti. Ricordo che con i mucchi di neve che lo spazzaneve accumulava sul lato scavammo con un amico, ci costruimmo una sorta di tunnel dove passavamo il tempo, almeno finché un cane salì sul tetto, fece la pipi che sciolse la neve e ci piombò in testa".
Poi vi siete trasferiti in California.
"Sì, ricordo l'auto con un piccolo vagone attaccato al retro con tutti i nostri averi. Dentro c'erano mio padre, mia madre, mia sorella e nostra nonna. Ed è stata davvero la prima grande avventura. Era come se stessimo andando a Ovest, ci fossero cowboy e indiani. Ed è stato molto eccitante. Ricordo di essere andato nella Death Valley e fu un'esperienza perché la macchina andava piano e non c'era l'aria condizionata. Finimmo in un comprensorio suburbano".
A scuola eccelleva.
"Ero solo molto intelligente e questo era anche il problema. Era tutto facile, a differenza di come sarebbe stato più tardi nella vita".
Nel '68 c'è stato un "incidente" con la polizia di Los Angeles.
"Avevo i capelli lunghi, all'epoca i capelli lunghi ti identificavano come uno spacciatore hippie, questo genere di cose qui. E alla polizia, ovviamente, non piacevano le persone con i capelli lunghi. Avevo una piccola decappottabile inglese, facevo un giro di notte. All'improvviso sono stato fermato dalla polizia e poi messo contro il muro perché pensavano che fossi uno spacciatore e dovevo essere arrestato e punito. All'epoca lavoravo nella pubblicità. Stupidamente, o forse solo perché non mi piaceva la polizia, ho detto che prima ero spacciatore ma ora lavoro nella pubblicità. Guadagno di più. Pensate che questo potrebbe essere un problema più grande? Mi hanno trattenuto a lungo, ma non mi hanno arrestato. Di certo non ero popolare tra la polizia".
E poi ha deciso di trasferirsi in Inghilterra.
"La prima volta che sono stato in Inghilterra è stato dopo un periodo di lavoro a New York andato male. Così sono andato in giro in autostop per cinque mesi e ho scoperto un mondo molto diverso che ha cambiato la mia percezione di ciò che era il nostro Paese. Mi sono davvero innamorato dell'Europa. Poi finalmente sono tornato in America. E poi, dopo un anno in America dove lavoravo nella pubblicità, vivevo con una ragazza che voleva tornare in Inghilterra, così mi sono trasferito".
E lì è nata l'esperienza con i Monty Python.
"Sei persone con diversi talenti, felici di lavorare insieme, con la Bbc che ci permettenva di fare tutto ciò che volevamo. Raggiungevamo milioni di persone ogni volta che facevamo uno spettacolo. È stato un periodo meraviglioso. È stato un lavoro molto duro e in velocità. Qualche tentativo di censura c'è stato, ma non è mai successo davvero, dovevamo imparare e lavorare così duramente e così velocemente. È stato un periodo fantastico".
E poi c'è stato il debutto al cinema da regista, Jabberwocky nel '77 film decisamente anti-hollywoodiano e accolto abbastanza male. Diverso il discorso per Banditi nel tempo.
"Nessuno era intenzionato a finanziarlo. Eppure mi sembrava un film con idee abbastanza intelligenti per i bambini e abbastanza eccitante per gli adulti. Ecco l'idea delle piccole persone che hanno lavorato con Dio creando il mondo e hanno deciso di intraprendere una vita criminale. È stato un enorme successo al botteghino. I produttori di Hollywood volevano parlare con me, ovviamente"
I critici dicono che il suo capolavoro è Brazil.
"Non so se è il miglior film che ho fatto, ma sicuramente ha avuto un impatto duraturo. E ne sono molto orgoglioso perché è stata una battaglia contro il sistema delle major e abbiamo vinto. Quindi non si trattava solo di fare un bel film, ma in realtà abbiamo trionfato - nel nome della libertà di espressione - su un sistema che non mi piaceva. Ma devo dire che la battaglia per il finale è stata dura. Lo adoro".
Come descrivere l'avventura del Barone di Muchausen?
"Al momento sto lavorando a un libro dei miei storyboard, mi sono imbattuto in quelli del film. Fantastico. Ma a quel tempo, è stato un enorme incubo da realizzare. Quando vedo il film spesso mi soffermo a pensare a quanto sia stato difficile, e come lo studio abbia tradito il film alla fine, con una distribuzione inadeguata".
In quell'epoca vi incrociaste con Federico Fellini.
"Lavoravo con due artisti suoi, lo scenografo Dante Ferretti e la costumista Gabriella Pescucci. Un giorno rimasi bloccato nel mio ufficio, che era nel dipartimento artistico, perché Fellini aveva bloccato la porta principale, stava girando e non aveva fatto una pausa. Girava L'intervista. Mi affaccio fuori, contrariato un po' perché era ora di pranzo e vedo Mastroianni vestito da mago sospeso in aria. Conservo dei ricordi bellissimi di quei giorni: sono stato otto mesi in Italia e l'ultimo giorno Dante organizzò una incontro a cena con Federico e Giulietta Masina. Federico mi prese sottobraccio e passeggiammo attorno alla fontana di Trevi".
Restando sui maestri, lei è stato tra gli ultimi a incontrare Bernardo Bertolucci prima della morte.
"Meno di un mese dalla sua morte. Ed era così triste perché era lontanissimo dall'eterno ragazzo che conoscevo, prima che la sua energia se ne andasse. Era proprio come tutti noi. Diventiamo vecchi. Ma è stato così triste vedere quanto velocemente si sia deteriorato, in quel periodo. È stato un regista brillante. Era sorprendentemente bravo. E sono stato influenzato da così tante immagini e idee nei suoi film. Strategia del ragno penso sia davvero incredibile".
Parlando dei suoi amici, Robin Williams, dopo Le avventure del barone di Munchausen avete fatto il re pescatore.
"È stato semplicemente fantastico. Robin e io eravamo molto felici di lavorare di nuovo insieme, è arrivato carico e questo ha galvanizzato lo studio. Robin era solo una gioia. Ma la bellezza di quel film è stata la combinazione di tutti gli attori che hanno contribuito. Jeff Bridges e Robin in particolare hanno lavorato molto bene come una squadra, bilanciandosi a vicenda. È stato semplicemente fantastico guardarli insieme. Non c'era nessuno sul pianeta come Robin. Aveva una mentalità che anticipava tutto, come un'antenna per le idee. Era una delle persone più dolci ed era semplicemente fantastico. E non ho mai incontrato nessuno straordinario come Robin".
Da Paura e delirio a Las Vegas, al primo tentativo sul Don Chisciotte, con Johnny Depp c'è una grande amicizia. Cosa pensa del fatto che si sia dovuto dimettere dal ruolo di Grindelwald di Animali fantastici?
"Penso che sia ridicolo. Johnny non è uno che picchia. È pericoloso per gli armadietti da cucina, capace di rompere le cose ma non picchia le donne. Penso che probabilmente stia attraversando un momento molto difficile".
È sempre stato bravo nella scelta degli attori, anche con idee inaspettate, penso a Brad Pitt e Bruce Willis in L'esercito delle dodici scimmie.
"Al primo incontro con Bruce gli dissi che mi aveva colpito in Trappola di cristallo nella scena in cui si toglie schegge di vetro dal piede: un "duro" che mostra un momento di fragilità. Mi disse che era stata una sua idea. È stato un attore professionale. E anche Pitt mi ha dato soddisfazioni".
Cosa ricorda invece dell'incantevole strega Monica Bellucci?
"È molto divertente ed è molto intelligente, è incredibilmente bella e un'attrice fantastica con cui lavorare".
E poi il viaggio doloroso con Heath Ledger e Il dottor Parnassus.
"Quando è morto volevo solo tornare a casa, non vedevo motivo di andare avanti. Mia figlia, Amy e Nicola Pecorini, il direttore della fotografia non mi hanno lasciato smettere. Ma non potevo trovare un attore per sostituirlo, così sono impazzito, e ho pensato che solo tre amici potevano farla. Mia figlia ha detto di chiamare Johnny e lui ha risposto; qualunque cosa tu voglia, io ci sono. Allora ho capito che potevamo finire il lavoro e fermare le assicurazioni in fuga dal film. E poi ho scoperto che Jude Law e Colin Farrell avevano piacer di farlo. Alla fine quel film mi è sembrato magico".
L'uomo che uccise Don Chisciotte è entrato nella storia del cinema per le disavventure che ha attraversato. Ma alla fine ce l'ha fatta.
"Sì. Sono contento di averlo finalmente finito. Mi hanno addolorato tutte le sciocchezze legali dopo che abbiamo finalmente finito il film. Ma è finita. È là fuori. Le persone possono vederlo. Penso di essere molto orgoglioso del film".
Cosa pensa della pandemia, suo figlio è medico a Londra, della situazione e del lavoro che stanno facendo medici e infermieri adesso?
"Beh, hanno molto da fare. Il resto di noi deve stare seduto a casa senza fare nulla. Trovo terribile e affascinante che questo virus abbia ridotto tutte queste grandi nazioni in uno stato terribile. Mi pare una sorta di punizione per la nostra arroganza. Siamo così impegnati ad abbattere foreste pluviali, oceani inquinati, tutto ciò che non ci interessa. La natura ha modi per punire se non iniziamo ad assumerci qualche responsabilità per ciò che stiamo facendo".
Lei ha lasciato gli Stati Uniti e rinunciato alla cittadinanza tanto tempo fa. Cosa pensa delle operazioni di Trump per ribaltare il risultato elettorale?
"Ma cosa vi aspettatei? Questo è ciò che è Trump. Lui è coerente e i repubblicani sono semplicemente disperati. Sono così orribili nel modo in cui gli hanno dato un tale sostegno. Ma penso che andrà tutto bene. E penso che le istituzioni siano abbastanza forti, anche se alla fine ci saranno lotte e perdite di tempo. Molti non vogliono perdere il lavoro e lo seguono, ma stanno iniziando ad abbandonarlo. È il problema dei populismo. Su questo fronte l'Italia ha avuto i suoi problemi e continua ancora. Voglio dire, non apprezzo come i populisti di destra fingono di essere dalla parte del popolo e non lo sono veramente. Questo è uno dei motivi per cui ho rinunciato alla mia cittadinanza americana vent'anni fa, il pubblico è così facilmente ingannato da persone come Trump o persino George W. Bush. Pensano che questi ragazzi ricchi risolveranno i loro problemi, li faranno stare bene. Ma è il sistema che non va, avere un numero così piccolo di persone che ora possiede quasi tutta la ricchezza del pianeta è totalmente sbagliato. E a meno che non venga affrontato, continuerà perché quel tipo di ricchezza acquista potere. E non so se l'uno per cento che ha soldi e potere si preoccupa davvero di quel che accadrà nel mondo reale tra pochi anni. O sono solo felici di fare più soldi che possono ora e dimenticare quello che sta accadendo al mondo" .
A cosa sta lavorando? So che c'era un progetto legato a Kubrick.
"No, è praticamente morto. Penso che il virus abbia effettivamente ucciso quel progetto. Non lo so. In realtà sto cercando di decidere cosa voglio fare. Ho alcuni vecchi ottimi script. Ma quel che vorrei davvero è girare un film in Italia, ormai è il mio luogo dell'anima. Se conosce produttori con finanziamenti e ottime sceneggiature eccomi, sono qui, disponibile. Leggerò tutto. Vorrei moltissimo lavorare con tecnici e artisti italiani che adoro. E penso che vorrei fare un altro film prima di morire".
Terry, partiamo dall'inizio: l'infanzia in Minnesota.
"È stato un periodo divertente perché abitavamo in campagna, davanti a un lago, Medicine Lake: la foresta dietro casa, una strada sterrata. Tutto era semplice. Ho potuto giocare fuori tutto il tempo. Non avevamo una tv. È stato lì che ho imparato a immaginare il mondo".
Non eravate ricchi.
"Decisamente no. Mio padre era un falegname e aveva chiesto ai suoi genitori di comprare un piccolo cottage di campagna, un cottage estivo in riva al lago. E mio padre ci ha lavorato molto per renderlo abitabile tutto l'anno, perché gli inverni in Minnesota sono molto, molto freddi, 40 gradi sotto zero Fahrenheit. Fino all'età di otto anni non avevamo un bagno interno, quindi dovevamo andare in questa piccola baracca di legno sul retro del giardino, in pieno inverno era fredda e umida. Ricordo che d'inverno uscivo sul lago, facevo buchi nel ghiaccio per pescare, cose del genere".
Un bel posto per passare il Natale.
"Le ricorrenze e festività non sono mai state importanti nella mia vita. Mi sentivo come se ogni giorno fosse un po' una sorpresa. Dopo diversi Natali, ma eravamo già in California, ricordo che dissi ai miei genitori che non volevo regali, volevo aspettare finché non avremmo avuto abbastanza soldi per comprarmi un pianoforte. Ho preso lezioni per diversi anni, è diventata la cosa che facevo principalmente, se non giocavo fuori o leggevo. Adoro leggere e ascoltare la radio".
Un'avventura, un momento in cui ha rischiato qualcosa o ha imparato qualcosa su se stesso?
"Ricordo di aver fatto qualcosa di piuttosto sciocco perché io e mio padre abbiamo costruito una casa sull'albero nel giardino sul retro, era molto piccola, ma con tre livelli all'interno. E avevo aggiustato una porticina e un meccanismo con pulsante fatto di sughero con un ago dentro. Un bambino lo ha premuto troppo forte, si è fatto male, ha perso l'equilibrio ed è precipitato dalla scala. Ho capito che le persone sono sciocche, specie quelle che non vogliono rispettare gli ordini".
Il primo film che ha visto?
"Potrebbe essere stato La bella addormentata, il film d'animazione di Walt Disney. Ho un ricordo forte. Ma anche Biancaneve. Ma il film che ha avuto più effetto su di me è stato Il ladro di Bagdad di Michael Powell. Mi ha fatto venire gli incubi per molto tempo. Mi ritrovavo nel bel mezzo della notte a combattere o cercare di scappare dal ragno gigante, intrappolato nella ragnatela. Mi svegliavo nel cuore della notte avvolto tra coperte, lenzuola e vestiti. E questo mi ha ispirato. Penso che gli incubi siano molto importanti per la creatività".
Credeva nelle favole?
"Oh sì. I libri dei fratelli Grimm, li leggevo tutto il tempo, hanno influenzato il mio sguardo sul mondo. Li amo perché soprattutto i racconti più vecchi sono oscuri e pieni di pericoli, ma insegnano anche che se sei intelligente, onesto e vero, in qualche modo sopravvivi".
Da adolescente com'era?
"Selvaggio, trascorrevo il tempo in mezzo alla natura, trovavo bizzarri nascondigli segreti. Ricordo che con i mucchi di neve che lo spazzaneve accumulava sul lato scavammo con un amico, ci costruimmo una sorta di tunnel dove passavamo il tempo, almeno finché un cane salì sul tetto, fece la pipi che sciolse la neve e ci piombò in testa".
Poi vi siete trasferiti in California.
"Sì, ricordo l'auto con un piccolo vagone attaccato al retro con tutti i nostri averi. Dentro c'erano mio padre, mia madre, mia sorella e nostra nonna. Ed è stata davvero la prima grande avventura. Era come se stessimo andando a Ovest, ci fossero cowboy e indiani. Ed è stato molto eccitante. Ricordo di essere andato nella Death Valley e fu un'esperienza perché la macchina andava piano e non c'era l'aria condizionata. Finimmo in un comprensorio suburbano".
A scuola eccelleva.
"Ero solo molto intelligente e questo era anche il problema. Era tutto facile, a differenza di come sarebbe stato più tardi nella vita".
Nel '68 c'è stato un "incidente" con la polizia di Los Angeles.
"Avevo i capelli lunghi, all'epoca i capelli lunghi ti identificavano come uno spacciatore hippie, questo genere di cose qui. E alla polizia, ovviamente, non piacevano le persone con i capelli lunghi. Avevo una piccola decappottabile inglese, facevo un giro di notte. All'improvviso sono stato fermato dalla polizia e poi messo contro il muro perché pensavano che fossi uno spacciatore e dovevo essere arrestato e punito. All'epoca lavoravo nella pubblicità. Stupidamente, o forse solo perché non mi piaceva la polizia, ho detto che prima ero spacciatore ma ora lavoro nella pubblicità. Guadagno di più. Pensate che questo potrebbe essere un problema più grande? Mi hanno trattenuto a lungo, ma non mi hanno arrestato. Di certo non ero popolare tra la polizia".
E poi ha deciso di trasferirsi in Inghilterra.
"La prima volta che sono stato in Inghilterra è stato dopo un periodo di lavoro a New York andato male. Così sono andato in giro in autostop per cinque mesi e ho scoperto un mondo molto diverso che ha cambiato la mia percezione di ciò che era il nostro Paese. Mi sono davvero innamorato dell'Europa. Poi finalmente sono tornato in America. E poi, dopo un anno in America dove lavoravo nella pubblicità, vivevo con una ragazza che voleva tornare in Inghilterra, così mi sono trasferito".
E lì è nata l'esperienza con i Monty Python.
"Sei persone con diversi talenti, felici di lavorare insieme, con la Bbc che ci permettenva di fare tutto ciò che volevamo. Raggiungevamo milioni di persone ogni volta che facevamo uno spettacolo. È stato un periodo meraviglioso. È stato un lavoro molto duro e in velocità. Qualche tentativo di censura c'è stato, ma non è mai successo davvero, dovevamo imparare e lavorare così duramente e così velocemente. È stato un periodo fantastico".
E poi c'è stato il debutto al cinema da regista, Jabberwocky nel '77 film decisamente anti-hollywoodiano e accolto abbastanza male. Diverso il discorso per Banditi nel tempo.
"Nessuno era intenzionato a finanziarlo. Eppure mi sembrava un film con idee abbastanza intelligenti per i bambini e abbastanza eccitante per gli adulti. Ecco l'idea delle piccole persone che hanno lavorato con Dio creando il mondo e hanno deciso di intraprendere una vita criminale. È stato un enorme successo al botteghino. I produttori di Hollywood volevano parlare con me, ovviamente"
I critici dicono che il suo capolavoro è Brazil.
"Non so se è il miglior film che ho fatto, ma sicuramente ha avuto un impatto duraturo. E ne sono molto orgoglioso perché è stata una battaglia contro il sistema delle major e abbiamo vinto. Quindi non si trattava solo di fare un bel film, ma in realtà abbiamo trionfato - nel nome della libertà di espressione - su un sistema che non mi piaceva. Ma devo dire che la battaglia per il finale è stata dura. Lo adoro".
Come descrivere l'avventura del Barone di Muchausen?
"Al momento sto lavorando a un libro dei miei storyboard, mi sono imbattuto in quelli del film. Fantastico. Ma a quel tempo, è stato un enorme incubo da realizzare. Quando vedo il film spesso mi soffermo a pensare a quanto sia stato difficile, e come lo studio abbia tradito il film alla fine, con una distribuzione inadeguata".
In quell'epoca vi incrociaste con Federico Fellini.
"Lavoravo con due artisti suoi, lo scenografo Dante Ferretti e la costumista Gabriella Pescucci. Un giorno rimasi bloccato nel mio ufficio, che era nel dipartimento artistico, perché Fellini aveva bloccato la porta principale, stava girando e non aveva fatto una pausa. Girava L'intervista. Mi affaccio fuori, contrariato un po' perché era ora di pranzo e vedo Mastroianni vestito da mago sospeso in aria. Conservo dei ricordi bellissimi di quei giorni: sono stato otto mesi in Italia e l'ultimo giorno Dante organizzò una incontro a cena con Federico e Giulietta Masina. Federico mi prese sottobraccio e passeggiammo attorno alla fontana di Trevi".
Restando sui maestri, lei è stato tra gli ultimi a incontrare Bernardo Bertolucci prima della morte.
"Meno di un mese dalla sua morte. Ed era così triste perché era lontanissimo dall'eterno ragazzo che conoscevo, prima che la sua energia se ne andasse. Era proprio come tutti noi. Diventiamo vecchi. Ma è stato così triste vedere quanto velocemente si sia deteriorato, in quel periodo. È stato un regista brillante. Era sorprendentemente bravo. E sono stato influenzato da così tante immagini e idee nei suoi film. Strategia del ragno penso sia davvero incredibile".
Parlando dei suoi amici, Robin Williams, dopo Le avventure del barone di Munchausen avete fatto il re pescatore.
"È stato semplicemente fantastico. Robin e io eravamo molto felici di lavorare di nuovo insieme, è arrivato carico e questo ha galvanizzato lo studio. Robin era solo una gioia. Ma la bellezza di quel film è stata la combinazione di tutti gli attori che hanno contribuito. Jeff Bridges e Robin in particolare hanno lavorato molto bene come una squadra, bilanciandosi a vicenda. È stato semplicemente fantastico guardarli insieme. Non c'era nessuno sul pianeta come Robin. Aveva una mentalità che anticipava tutto, come un'antenna per le idee. Era una delle persone più dolci ed era semplicemente fantastico. E non ho mai incontrato nessuno straordinario come Robin".
Da Paura e delirio a Las Vegas, al primo tentativo sul Don Chisciotte, con Johnny Depp c'è una grande amicizia. Cosa pensa del fatto che si sia dovuto dimettere dal ruolo di Grindelwald di Animali fantastici?
"Penso che sia ridicolo. Johnny non è uno che picchia. È pericoloso per gli armadietti da cucina, capace di rompere le cose ma non picchia le donne. Penso che probabilmente stia attraversando un momento molto difficile".
È sempre stato bravo nella scelta degli attori, anche con idee inaspettate, penso a Brad Pitt e Bruce Willis in L'esercito delle dodici scimmie.
"Al primo incontro con Bruce gli dissi che mi aveva colpito in Trappola di cristallo nella scena in cui si toglie schegge di vetro dal piede: un "duro" che mostra un momento di fragilità. Mi disse che era stata una sua idea. È stato un attore professionale. E anche Pitt mi ha dato soddisfazioni".
Cosa ricorda invece dell'incantevole strega Monica Bellucci?
"È molto divertente ed è molto intelligente, è incredibilmente bella e un'attrice fantastica con cui lavorare".
E poi il viaggio doloroso con Heath Ledger e Il dottor Parnassus.
"Quando è morto volevo solo tornare a casa, non vedevo motivo di andare avanti. Mia figlia, Amy e Nicola Pecorini, il direttore della fotografia non mi hanno lasciato smettere. Ma non potevo trovare un attore per sostituirlo, così sono impazzito, e ho pensato che solo tre amici potevano farla. Mia figlia ha detto di chiamare Johnny e lui ha risposto; qualunque cosa tu voglia, io ci sono. Allora ho capito che potevamo finire il lavoro e fermare le assicurazioni in fuga dal film. E poi ho scoperto che Jude Law e Colin Farrell avevano piacer di farlo. Alla fine quel film mi è sembrato magico".
L'uomo che uccise Don Chisciotte è entrato nella storia del cinema per le disavventure che ha attraversato. Ma alla fine ce l'ha fatta.
"Sì. Sono contento di averlo finalmente finito. Mi hanno addolorato tutte le sciocchezze legali dopo che abbiamo finalmente finito il film. Ma è finita. È là fuori. Le persone possono vederlo. Penso di essere molto orgoglioso del film".
Cosa pensa della pandemia, suo figlio è medico a Londra, della situazione e del lavoro che stanno facendo medici e infermieri adesso?
"Beh, hanno molto da fare. Il resto di noi deve stare seduto a casa senza fare nulla. Trovo terribile e affascinante che questo virus abbia ridotto tutte queste grandi nazioni in uno stato terribile. Mi pare una sorta di punizione per la nostra arroganza. Siamo così impegnati ad abbattere foreste pluviali, oceani inquinati, tutto ciò che non ci interessa. La natura ha modi per punire se non iniziamo ad assumerci qualche responsabilità per ciò che stiamo facendo".
Lei ha lasciato gli Stati Uniti e rinunciato alla cittadinanza tanto tempo fa. Cosa pensa delle operazioni di Trump per ribaltare il risultato elettorale?
"Ma cosa vi aspettatei? Questo è ciò che è Trump. Lui è coerente e i repubblicani sono semplicemente disperati. Sono così orribili nel modo in cui gli hanno dato un tale sostegno. Ma penso che andrà tutto bene. E penso che le istituzioni siano abbastanza forti, anche se alla fine ci saranno lotte e perdite di tempo. Molti non vogliono perdere il lavoro e lo seguono, ma stanno iniziando ad abbandonarlo. È il problema dei populismo. Su questo fronte l'Italia ha avuto i suoi problemi e continua ancora. Voglio dire, non apprezzo come i populisti di destra fingono di essere dalla parte del popolo e non lo sono veramente. Questo è uno dei motivi per cui ho rinunciato alla mia cittadinanza americana vent'anni fa, il pubblico è così facilmente ingannato da persone come Trump o persino George W. Bush. Pensano che questi ragazzi ricchi risolveranno i loro problemi, li faranno stare bene. Ma è il sistema che non va, avere un numero così piccolo di persone che ora possiede quasi tutta la ricchezza del pianeta è totalmente sbagliato. E a meno che non venga affrontato, continuerà perché quel tipo di ricchezza acquista potere. E non so se l'uno per cento che ha soldi e potere si preoccupa davvero di quel che accadrà nel mondo reale tra pochi anni. O sono solo felici di fare più soldi che possono ora e dimenticare quello che sta accadendo al mondo" .
A cosa sta lavorando? So che c'era un progetto legato a Kubrick.
"No, è praticamente morto. Penso che il virus abbia effettivamente ucciso quel progetto. Non lo so. In realtà sto cercando di decidere cosa voglio fare. Ho alcuni vecchi ottimi script. Ma quel che vorrei davvero è girare un film in Italia, ormai è il mio luogo dell'anima. Se conosce produttori con finanziamenti e ottime sceneggiature eccomi, sono qui, disponibile. Leggerò tutto. Vorrei moltissimo lavorare con tecnici e artisti italiani che adoro. E penso che vorrei fare un altro film prima di morire".