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"La belva" è Fabrizio Gifuni, un vendicatore tutto tormenti e azione

Foto di Angelo Turetta 
L'attore è un capitano in congedo dell’esercito italiano reduce da missioni ad alto pericolo nel film di Di Martino, il lungometraggio più visto su Netflix in questi giorni
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Nella timida rinascita del cinema italiano di genere, sembrava che tutto lo spazio dei film di crimine fosse riservato alle storie di mafia. L’ha pensata diversamente Ludovico Di Martino, che con La belva (attualmente titolo più visto dopo La regina degli scacchi su Netflix, da cui è prodotto) si è messo sulle tracce del revenge-movie internazionale, tipo la serie Taken. Nel primo episodio della quale, Io vi troverò, Liam Neeson era un ex-agente segreto, padre furioso di una minorenne rapita. Mutatis (poco) mutandis, qui Fabrizio Gifuni interpreta Leonida Riva, capitano in congedo dell’esercito italiano con passato di missioni in tutto lo scacchiere internazionale, cui un turpe trafficante in pedofilia detto Mozart sequestra la figlia ancora bambina, per consegnarla all’ormai immancabile russo.
Non sanno quanto se la sono andata a cercare: il padre si mette sulle loro tracce e ne fa strage, da quella macchina da guerra che è ancora …
Nella timida rinascita del cinema italiano di genere, sembrava che tutto lo spazio dei film di crimine fosse riservato alle storie di mafia. L’ha pensata diversamente Ludovico Di Martino, che con La belva (attualmente titolo più visto dopo La regina degli scacchi su Netflix, da cui è prodotto) si è messo sulle tracce del revenge-movie internazionale, tipo la serie Taken. Nel primo episodio della quale, Io vi troverò, Liam Neeson era un ex-agente segreto, padre furioso di una minorenne rapita. Mutatis (poco) mutandis, qui Fabrizio Gifuni interpreta Leonida Riva, capitano in congedo dell’esercito italiano con passato di missioni in tutto lo scacchiere internazionale, cui un turpe trafficante in pedofilia detto Mozart sequestra la figlia ancora bambina, per consegnarla all’ormai immancabile russo.
Non sanno quanto se la sono andata a cercare: il padre si mette sulle loro tracce e ne fa strage, da quella macchina da guerra che è ancora malgrado lo stress post-traumatico. Va da sé che un’operazione produttiva del genere, intesa a sprovincializzare (globalizzandolo) il cinema italiano merita interesse. La casa di produzione Groenlandia di Matteo Rovere, che si è data questo compito anche con neo-peplum come Il primo re e la serie Romulus, fa un lavoro interessante; e sa scegliere gli interpreti, come dimostra, nel caso, Fabrizio Gifuni in un ruolo di giustiziere per lui inedito. Vestito di un bomber con cappuccio che gli oscura il viso barbuto, il protagonista irrompe in un’iconografia da fumetto di sapore internazionale, ben radicata nell’immaginario attuale. Oltre alla performance di Gifuni, all’attivo della Belva ci sono parecchie altre cose: una non-metropoli (il regista la paragona alla Gotham City di Batman) assai ben fotografata; belle e insolite scenografie di dimensioni ciclopiche, come un fotogenico cantiere navale; una regia competente e scene d’azione coreografate come si deve.



Però altre cose vanno meno bene (e non stupisce troppo la reazione tiepida delle prime critiche fuori dei confini nazionali, in contrasto con la vocazione globale del film). Intanto c’è troppo di “telefonato”. Vedi l’inizio, in cui Riva ci informa del suo disturbo PTSD chiedendo alla dottoressa di aumentargli le dosi di psicofarmaci. Poi le difficili relazioni tra l’ufficiale, la moglie e il figlio maggiore, più date per sottintese che mostrate. Quindi i flashback sulle ragioni del trauma dell’eroe, ostaggio di guerra torturato e liberato con tributo di sangue, che si alternano al presente con gusto vintage come nei più tardi western di Sergio Leone. Ma soprattutto c’è una cosa che sceneggiatori e regista non hanno considerato abbastanza. A onta delle convenzioni truculente, l’action-movie di vendetta è un genere ludico, “divertente”, che sollecita – con un piacere anche colpevole – gli istinti aggressivi del pubblico, facendolo identificare col protagonista e offrendogli una efficiente catarsi (chi di noi non si è sentito un po’ eroe assieme al vendicatore solitario Liam Neeson?). Cosa difficile con un character tormentato e pieno di non-detti come quello impersonato dal bravo Gifuni.