Il paziente inglese è impaziente di tornare a lavorare. Ralph Fiennes, nato 58 anni fa ad Ipswich, nel Suffolk, due volte candidato all'Oscar per Schindler's List (1994) e Il paziente inglese (1997), ha completato le sue scene nel nuovo James Bond (No Time to Die) nei panni di M. E nel frattempo è appena uscito su Netflix il suo nuovo film, La nave sepolta, diretto da Simon Stone, in cui Fiennes recita un archeologo - non esattamente un emulo di Indiana Jones, anzi. The Dig (titolo originale) è tratto dal romanzo del 2007 di John Preston che trasforma in chiave cinematografica gli eventi reali legati allo scavo di Sutton Hoo nella proprietà di Edith Pretty nella campagna inglese, nel 1939. Interpreti, accanto a Fiennes, Carey Mulligan (Edith), Lily James, Johnny Flynn, Ben Chaplin.
La storia: l'aristocratica Pretty chiama l'archeologo e scavatore Basil Brown (Fiennes) perché convinta, a ragione, che in un'area della sua vasta proprietà vi siano reperti antichi di grande interesse storico ormai sepolti dal tempo. Tra complesse vicende familiari e i prodromi della guerra, che ormai è alle porte, gli scavi procedono. Mentre emerge dalla terra un tesoro nascosto da oltre mille anni, un'epoca sta per volgere al termine. Il film, delicato e crepuscolare, ci regala un'altra splendida interpretazione di Fiennes (si prevede un'altra candidatura ai Golden Globes e agli Oscar per lui). Ne abbiamo parlato con l'attore via Zoom dalla sua casa di Londra.
Signor Fiennes, è vero che lei stesso ha un grande interesse per l'archeologia?
"Sì. Il mio fratellastro Michael è un vero archeologo, anche se ormai in pensione, e conduceva con grande passione i suoi scavi nel nord dell'Inghilterra. Il suo mi sembrava un progetto interessante e l'ho anche sostenuto finanziariamente, ma lui era particolarmente desideroso di coinvolgere giovani all'interesse per l'archeologia, e quell'obiettivo lo ha raggiunto. Insomma il mio Basil Brown è anche ispirato a mio fratello".
Quindi dietro la scelta di questo film c'è anche una motivazione personale e familiare?
"Aggiungo anche che mio padre era un contadino nel Suffolk, proprio nella zona di quegli scavi, e che per tutta la mia vita ho continuato a tornare in quei luoghi, una campagna a cui sono molto legato. Ma uno degli aspetti più affascinanti di Basil - un personaggio realmente esistito - è che è un uomo quieto ma deciso, impegnato, umile, oltre che autodidatta. Non è un accademico, e infatti il British Museum vorrebbe impossessarsi della scoperta, come poi farà: solo decenni dopo gli venne dato il credito che meritava. E mi piaceva il rapporto che aveva con Edith Pretty, interpretata da Carey Mulligan, non un rapporto romantico ma una comunione di spiriti affini. L'understamement del loro affetto, mai espresso del tutto in modo così tipicamente britannico, è molto commovente".
Da giovane ha mai lavorato la terra con suo padre, come la vediamo fare nel film?
"Non mi ritengo una bravo scavatore, ma mio padre era un giardiniere fantastico e riusciva a coltivare i più bei giardini e orti vegetali, era geniale con la pala e con le mani. Mi sono ispirato a lui quando ho girato The Constant Gardener. Durante le riprese di The Dig ho affittato un piccolo cottage nel Suffolk e ho cominciato a coltivare il mio orticello. E alla fine del film il produttore mi ha regalato la pala che usava Basil. Un dono preziosissimo".
Se non facesse l'attore, quale altra professione le sarebbe piaciuta?
"Ho sempre amato e praticato le arti visive, pittura, scultura. Ho anche l'hobby della fotografia, anche questo legato alla famiglia: mio padre oltre che giardiniere era anche fotografo, e mia sorella Martha ha iniziato come fotografa, prima di passare alla regia. Mi interessa anche la conservazione ambientale. Mio fratello minore, Jacob, è impegnato nella gestione della terra e si muove nelle avanguardie della protezione dell'ambiente per quanto riguarda agricoltura e coltivazioni. Lavora curiosamente non molto lontano da dove è stato trovato Sutton Hoo ed è molto interessato ai vecchi metodi di usare la terra, prima che l'agricoltura intensa e i fertilizzanti aggressivi ne alterassero le coordinate. Sono convinto che possiamo ispirarci ai nostri antenati per vivere meglio con il nostro ambiente".
Questo è un film Netflix, esce dunque in streaming, e lei ha un ruolo ricorrente in una delle più grandi saghe cinematografiche, quella di James Bond, in cui recita il ruolo di M. Non teme che il grande schermo stia perdendo importanza?
"Sì, e credo che la sala cinematografica sia importantissima oggi più che mai, appena sarà possibile riaprirla. Il pubblico vorrà andare al cinema come ha sempre fatto, anzi di più. Si è criticata la scelta di rimandare Bond fino alla riapertura dei cinema, ma credo sia giusto così. E' un grande spettacolo e va goduto sul grande schermo. The Dig rende bene anche se visto su un bello schermo al plasma, Bond no".
Cosa la tiene impegnato e cosa l'entusiasma di più in questi giorni, a parte il lavoro?
"Ovviamente tutto quello che stiamo imparando per convivere col Covid, tutte le restrizioni e le quarantene. Non lavoro da quasi un anno quindi non posso esprimermi sui protocolli da seguire sui set, che sono un tremendo grattacapo per i cineasti. Siccome non lavoro cerco di tenere la mia mente allenata e in forma con letture, camminate, apprendendo una nuova lingua, dipingendo. Tutto ciò ha a che fare con un tragitto mentale di crescita e scoperta. E ho scoperto con gioia che la mia mente è ancora capace di aprirsi a nuove cose e capace di elaborare e assorbire. Quella dentro la nostra testa è spesso l'avventura più bella".