Una tutrice legale crudele e pronta a tutto, Marla Grayson, approfitta del proprio ruolo per spedire anziani non più autosufficienti in case di cura, appropriarsi dei loro beni e battersi contro le denunce dei familiari. Complici, medici e dirigenti ospedalieri. Finché non incontra l'anziana sbagliata. Questo il ruolo che ha fatto conquistare a Rosamund Pike la nomination ai Golden Globe come migliore attrice protagonista, il titolo del film è I care a lot, commedia dark scritta e diretta da J Blakeson, uno dei due lavori più recenti dell'attrice, l'altro è Radioactive, regia di Marjane Satrapi, in cui interpreta Marie Curie, tratto dall'omonimo romanzo a fumetti di Lauren Redniss.
Lunga e piena di riconoscimenti la carriera della 42enne attrice londinese, figlia di un cantante d'opera e di una violinista, nata professionalmente (dopo la gavetta in teatro) con il Bond di Die another day (2002), negli anni protagonista - tra gli altri - di L'amore bugiardo (nomination all'Oscar come migliore attrice e un premio Bafta), A United Kingdom, Hostiles, A Private War (nomination ai Golden Globe come migliore attrice), ora in videocollegamento con noi da Praga dove si è trasferita da qualche mese con marito e figli per girare The Wheel of Time, serie tv dai romanzi fantasy di Robert Jordan.
Cosa l'ha attratta in un personaggio "spregevole" come Marla di I Care a Lot?
"L'opportunità di interpretare un personaggio totalmente senza vergogna. Non mi era mai capitato prima. Compassione zero, è una donna spudoratamente ambiziosa. Mi piace la sua abilità nell'aggirare le regole, senza esattamente andare contro la legge ma trasgredendo entro i limiti. A suo modo è un genio, anche se questo non significa che io la assolva. Ma è proprio quella spudoratezza l'aspetto caratteriale che me l'ha fatta interpretare con divertimento".
È anche una critica un sistema che, almeno così sembra, permette alle donne come lei di farla franca.
"In un certo senso sì, il sistema sembra fatto apposta per pemettere a gente come Marla di vincere. E i furbi ne approfittano. Bene per quelle come lei, male per i nostri anziani: spero che il film, oltre a intrattenere, faccia anche riflettere sulla cattiva formulazione e applicazione di alcune leggi".
Dall'esplosione del Covid, le case di cura sono diventate protagoniste delle cronache.
"È vero, ma è anche vero che il nostro film è stato scritto e girato prima della pandemia. Però l'idea che sta dietro al film è che i nostri anziani vengono affidati spesso con troppa leggerezza a strutture di quel tipo. E diventano un business, perché alcuni hanno un'assicurazione di prima classe e pagano un sacco di soldi anche per un breve periodo, ad esempio per un decorso post operatorio. E se la gran parte degli operatori sanitari sono persone perbene, non mancano tuttavia quelli che ne approfittano. Il film punta l'indice soprattutto contro alcune persone che si "liberano" dei genitori lasciandoli nelle mani di sconosciuti e sentono di avere la coscienza a posto dicendo 'abbiamo offerto loro la soluzione migliore'. Un tema che è sempre di attualità".
Anche il personaggio di Marie Curie, che ha interpretato in Radioactive, è di grande attualità.
"Un segno del destino che questo film sia uscito in un momento in cui il ruolo della scienza è fondamentale. E parlo della scienza con la S maiuscola. È il momento giusto per parlare del contributo alla scienza dato da Marie Curie e spero che il pubblico risponda nel modo giusto, ora che purtroppo c'è un'aumentata consapevolezza nei confronti della ricerca scientifica".
La pandemia ci fa porre domande sul nostro futuro. In che modo essere diventata madre ha mutato, se l'ha mutata, la sua prospettiva?
"Nella vita ci sono tanti riti di passaggio e la maternità è uno di questi. Ti cambia, diventi madre agli occhi della tua stessa madre. È naturale che tutto cambi, e crescere dei bambini durante la pandemia, e insegnare loro che le cose che danno per certe forse non lo sono, che il mondo è in continua evoluzione, è una sfida non da poco".
Ora sta girando una serie, The Wheel of Time, che è stata già paragonata a Il signore degli anelli. Una bella sfida anche questa...
"I romanzi da cui la serie è tratta sono stati un grande successo per l'autore, Robert Jordan, e hanno una fan base gigantesca. Quindi le aspettative sono enormi, tanto per chi ha letto i libri quanto per chi scoprirà questo universo attraverso la nostra serie. Quando crei un mondo, una mitologia, navighi sempre in acque turbolente, territori non ancora scoperti, e i rischi, così come le soddisfazioni, possono essere colossali. C'è il Vietnam, c'è l'idea della vita oltre la vita, ci sono principi della filosofia orientale che confluiscono nella cultura occidentale e viceversa... Un intreccio affascinante che spero possa affascinare gli spettatori".