Spettacoli

'Per Lucio': l'omaggio a Dalla di Pietro Marcello, il poeta che ha raccontato l'Italia

Oggi al Festival di Berlino è il giorno del documentario d'autore sull'artista bolognese, che domani sarà ricordato a Sanremo per l'anniversario dalla nascita
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Lucio Dalla, il 4 marzo tra Berlino e Sanremo. Al festival tedesco il direttore Carlo Chatrian ha voluto alla sezione Berlinale Special Per Lucio, documentario d’autore firmato da Pietro Marcello che racconta – attraverso due persone che lo hanno conosciuto bene, il manager Tobia (Umberto Righi) e l’amico d’infanzia Stefano Bonaga  - un Dalla giovane e pensoso, curioso e irriverente come un bambino, sincero e bugiardo, un musicista che si trasforma in poeta, che mette al centro l’uomo e guarda la società cercando il punto di vista degli ultimi e dei diversi, un artista con una visione politica lucida”.  Lucio Dalla se ne andava il primo marzo del 2012.

Berlino, 'Per Lucio'. Dalla rivive nel doc - omaggio di Pietro Marcello

Prodotto dalla Ibc di Beppe Caschetto con Rai Cinema e Avventurosa, il documentario lungo un’ora e un quarto è un viaggio sonoro e visivo che utilizza sapientamente materiali d'archivio con lo stile unico a cui ci ha abituato il regista di La bocca del lupo, Bella e perduta, Martin Eden.

Tra le canzoni non può mancare 4 marzo 1943, data di nascita di Lucio e capolavoro che ha cantato a Sanremo, appuntamento per lui importante, nel 1971. La canzone, scritta per Lucio da Paola Pallottino fu censurata nel testo per poter essere trasmessa. Il Festival di Sanremo domani sera ricorda Dalla attraverso l’omaggio dei Negramaro.

Pietro Marcello parte da quel palco, ma racconta anche l’Italia del Dopoguerra, il ritorno dei soldati dal fronte russo, come più avanti la sua Bologna e la strage del 2 agosto, il passaggio dalla cultura della terra a quella dell’industria “amo raccontare la storia del mio Paese, perché amo il mio paese”. Scherza sulla partecipazione alla Berlinale “abbiamo lavorato intensamente, mancano ancora dei dettagli ma siamo riusciti ad essere pronti”, scherza ricordando “a Berlino Dalla c’era stato con Bonetti, un personaggio che è esistito per davvero”.

“Dalla è per me un mito fin da quando ero piccolo, ancora Marcello -  a otto anni sapevo a memoria tutte le sue canzoni. Le sue canzoni sono visionaria, altamente cinematografiche”. Nel film si sposano biografia e storia, realtà e immaginario, dando vita a un ritratto che attinge dall’infinito bacino dei repertori pubblici e privati, storici e amatoriali. Il regista fa scorrere con la vicenda del cantautore anche la storia del nostro paese. “Dalla – spiega Marcello -  è sempre stato tra la gente. Con le sue canzoni ha raccontato la trasformazione del Paese, ha cantato l’Italia. Era anche un artista anarchico con l’ostinazione a diventare poeta e per questo è fondamentale la figura di Roberto Roversi, che con i testi delle canzoni lo ha accompagnato in una parte della carriera. Ho scelto di raccontare soprattutto le fatiche degli inizi. Mancano tante canzoni, ma la Millemiglia per me resta il canto del Paese, racconta la formazione di Lucio. Saranno altri a raccontarlo in biopic, sottolineandone la carriera, le canzoni, il suo viaggio”,

Tobia e Bonaga, seduti a pranzo, la tovaglia a quadretti bianchi e rossi, il piacere di un piatto di pasta e di parlare di un amico che, spiega Bonaga “non se ne è mai davvero andato e non solo per le sue canzoni. Per noi amici è come se fosse ancora qui”. Dalla ripercorre gli inizi della carriera in una trasmissione tv, Raf Vallone ne sottolinea il retaggio da jazzista e il cantautore racconta di quando suonava il clarinetto e dormiva a volte per le strade, perché non riusciva a mantenersi, e di come abbia cercato una strada per arrivare al pubblico, senza rinunciare alla sua natura, “non faceva mai quello che ci aspettava da lui”, ricorda Bonaga.

 

Pietro Marcello custodisce il ricordo del loro incontro, in occasione della presentazione de La bocca del lupo a Bologna “fu una gioia averlo con me alla presentazione, gli era piaciuto il mio film precedente. Ho una foto che mi resta, e il grande onore di aver condiviso quel momento. Già prima della sua morte mi ero ripromesso di realizzare un film”, scritto a quattro mani con Marcello Anselmo.

Soprattutto Marcello e Anselmo si concentra sul sodalizio tra Dalla e Roversi. Marcello: “Ho sempre nutrito una profonda ammirazione per Roversi, intellettuale rigoroso e originalissimo, figura di riferimento imprescindibile nel panorama culturale italiano”, a partire da Pasolini, con cui tra il 1955 e il 1959 dirige la rivista letteraria Officina, pilastro della cultura italiana del secondo dopoguerra. “L’incontro con Dalla ha offerto al grande poeta bolognese la possibilità di comunicare e portare la propria poesia a un pubblico più ampio e popolare, smarcandosi dalle regole della grande industria culturale. Grazie a Roversi, Dalla scopre una nuova profondità nell’utilizzo della parola, soddisfa il proprio bisogno di stare dentro alle cose della politica e del mondo e canta per la prima volta di emigrazione, di inquinamento, di guerra”.

Il frutto del loro incontro è la trilogia  composta da Il giorno aveva cinque teste, 1973, Anidride Solforosa, 1975, Automobili, 1976. Tre album che contengono brani come L’operaio Gerolamo, Nuvolari, Mille Miglia, istantanee di un Paese diviso, sconfitto, da ricostruire. Un’ambivalenza che porterà poi Lucio ad un’altra trilogia, composta da Come è profondo il mare, 1977, di Lucio Dalla, 1979, di Dalla,1980, dove è autore dei testi di tutti gli album. Marcello: “Qui il suo modo di scrivere si definisce una volta per tutte.  Non è un cantautore nel senso più puro e pedante del termine. In Come è profondo il mare, Il parco della Luna, Anna e Marco, Futura oltrepassa regole e convenzioni, costruendo immagini e suggestioni che devono molto al cinema, al sogno o alla pura immaginazione. È come se le parole si trasfigurassero in fotogrammi e i suoni attingessero dal pop per andare chissà dove. Da questi album parte la storia più popolare e visibile di Lucio, fatta di continue incursioni televisive, di brani pop magari meno memorabili ma famosissimi, di riservatezza e favoleggiati eccessi, fino alla fine, come direbbe lui, “proprio come le star””.