Spettacoli

'Yes Day', il sogno dei bambini: un giorno senza regole. "Così si salvano anche i genitori"

Il film di Miguel Arteta con Jennifer Garner dal 12 marzo su Netflix
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Quanti "no" sono toccati ai bambini e ai ragazzi durante la clausura da pandemia. No alla socialità, agli abbracci, al gioco, allo sport. E quanto è liberatoria e divertente, anche per questo, la commedia Yes Day, di Miguel Arteta su Netflix da venerdì 12 marzo. Dopo aver scoperto dagli insegnanti che i figli la dipingono come una dittatrice, una madre decide di abbracciare, con il marito, quello che chiamano "Yes day", un giorno all'anno in cui sono i ragazzi a stabilire le regole e fare progetti. Sì a scorpacciate di gelato, a viaggi sgangherati, battaglie con fucili sparapalle, montagne russe mozzafiato, carwash a finestrini aperti. Il film è prodotto e interpretato da Jennifer Garner, che ha cresciuto, spesso da sola, i tre figli avuti dall'ex marito Ben Affleck: Violet, 15 anni, Seraphina, 12 e Samuel 9. Al suo fianco c'è Edgar Ramìrez, attore venezuelano, il detective Joe Mendoza in The Undoing, ma anche il Gianni Versace di American Crime Story.


Gli attori si affacciano, dalle rispettive case, su Zoom. "Ho letto il libro di Amy Krouse Rosenthal con la mia secondogenita Seraphina, che si è innamorata dell'idea. Aveva tre anni, ora ne ha dodici. Significa che facciamo uno "Yes Day" ormai da nove anni. All'epoca la maggiore Violet era ostile con me, peggio della sua omologa del libro. Direi che il film è in gran parte venuto fuori dalla mia vita", ride Garner. Ramìrez non ha figli "ma molti nipoti, quando ho saputo del film mi sono "esercitato" con loro". Garner ha deciso di fare il film "perché c'è stato un momento, due anni fa, in cui volevo la gioia nella mia vita e nel mondo. Un film divertente e privo di cinismo". Il messaggio, dopo la pandemia, si è amplificato. "È stato un anno difficile per le mamme. Li abbiamo visti perdere tante cose, isolati, non vediamo l'ora di poter dire loro dei sì". In Yes Day si raccontano anche le dinamiche familiari non sempre facili, la richiesta di attenzione e cura da parte dei figli, lo squilibrio dei compiti: spesso è la madre che si ritrova a dover fare "il cattivo". Su sollecitazione di Ramìrez, rispetto al libro si è messa al centro anche la storia d'amore dei genitori, che nelle nuove situazioni si riscoprono: "Mi piace molto che la nostra famiglia sia a doppia cultura e doppia lingua, inglese e spagnola. Mi sono trasferito in California da tre anni e vedo ogni giorno intorno a me nuclei familiari multietici".


I due attori hanno fatto molte scene senza controfigura, Garner: "Ricordavo alla coordinatrice che non sono più quella dei tempi di Alias, ma niente da fare", Ramirez: "Ho fatto sempre film drammatici, non sospettavo che su un set ci si potesse divertire così. Mangiare gelato senza limiti è il mio sogno fin da bambino, quando vidi un famoso spot di un gelato, in Venezuela". Garner: "Se avessi avuto uno "Yes Day" da bambina mi sarei buttata sul cibo spazzatura, che i miei vietavano rigorosamente". E per gli "Yes Day" da mamma, "ogni anno i miei figli diventano più sadici nei miei confronti. La disavventura peggiore fu quando, durante un viaggio il piccolo finì su un formicaio e fu riempito di pizzichi. Mancavano 5 ore all'arrivo, mi buttai in un resort di lusso lì vicino e affittai l'ultima camera, c'era una piscinetta in cui mettemmo a mollo le sue gambette rosse".