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'Non mi uccidere', quando le buone intenzioni si fermano a un esercizio di stile

Tornano, in versione lungometraggio, le atmosfere gotiche della trilogia di romanzi di Chiara Palazzolo. Ma il secondo film diretto da Andrea De Sica, dopo 'I figli della notte' e la serie 'Baby', rimane nel limbo
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Non sarà una mancanza di rispetto per Chiara Palazzolo, prematuramente scomparsa nel 2012, osservare che la sua trilogia di romanzi gotici valeva più per la qualità di scrittura che per l’originalità della mitologia su cui poggiava. Quella di un teen-drama dark di amore-oltre-la-morte, che ora il film di Andrea De Sica (disponibile su Amazon Prime, Chili e altre piattaforme) si è preso il compito di tradurre in immagini.

La diciannovenne Mirta e il suo Robin si amano alla follia. Quando muoiono per overdose, il ragazzo le promette che torneranno: e così è. Uscita dal loculo mortuario la ragazza (Mirta-morta) scopre di sé parecchie cose. Che ha una forza mostruosa; che, per evitare di decomporsi, deve nutrirsi di carne umana; e che non è l’unica della sua specie, i Sopramorti (sopravvissuti-Sopramorti), perseguitata da una setta di sadici detti …

Non sarà una mancanza di rispetto per Chiara Palazzolo, prematuramente scomparsa nel 2012, osservare che la sua trilogia di romanzi gotici valeva più per la qualità di scrittura che per l’originalità della mitologia su cui poggiava. Quella di un teen-drama dark di amore-oltre-la-morte, che ora il film di Andrea De Sica (disponibile su Amazon Prime, Chili e altre piattaforme) si è preso il compito di tradurre in immagini.

La diciannovenne Mirta e il suo Robin si amano alla follia. Quando muoiono per overdose, il ragazzo le promette che torneranno: e così è. Uscita dal loculo mortuario la ragazza (Mirta-morta) scopre di sé parecchie cose. Che ha una forza mostruosa; che, per evitare di decomporsi, deve nutrirsi di carne umana; e che non è l’unica della sua specie, i Sopramorti (sopravvissuti-Sopramorti), perseguitata da una setta di sadici detti Beneandanti. Intorno a lei gravitano alcuni character di vario rilievo: la madre (Anita Caprioli, che qualche anno fa sarebbe stata una eccezionale Mirta), destinata a uscire presto di scena; l’odioso beneandante Luca Bertozzi, delegato a ribaltare il rapporto buoni/cattivi; e soprattutto Sara, formatrice di Mirta (ma ora si chiama Luna) nel destino di sopramorta, che con la frase finale “dovrai imparare a non farti trovare e a scegliere bene le tue vittime” mette un’opzione su possibili prossime puntate, traibili dagli altri due volumi della trilogia.

Siamo dalle parti di una subcultura molto visitata (nel recente passato, oggi un po’ meno), punto d’incrocio tra il repertorio dei morti-viventi, vampiri ecc. e l’iper-romanticismo adolescenziale che ha fatto la fortuna di Twilight. Più che la premiata saga hollywoodiana, però, Non mi uccidere evoca il bel vampire-movie minorile Lasciami entrare del 2008 (e il relativo remake Blood Story), meno piacioni di quella ma molto più malinconici, lirici e struggenti.

Purtroppo il paragone con il film svedese va a discapito di quello di De Sica, suggestivo nell’impostazione visiva quanto prevedibile – e deludente – negli sviluppi narrativi. Come il nipote d’arte Andrea aveva già dimostrato col primo lungometraggio, I figli della notte, le sue competenze nel linguaggio cinematografico sono di livello più che buono. Viaggiando nel tempo, prima e dopo la morte della protagonista, il film alterna immagini chiare con altre oscure, toni luminosi e toni lividi; deforma gli interni col gradandangolo e realizza un combattimento in uno spazio angusto tra l’eroina e i suoi nemici non indegno di quello – memorabile – visto in Old Boy di Park Chan-wook.

Belle le scenografie, ora spettrali ora bucoliche, bella la fotografia di Francesco Di Giacomo, per come raffredda il calore delle immagini ante-mortem in livide inquadrature cimiteriali. Tutto questo, però, appare soprattutto un esercizio di stile. Mentre il potenziale metaforico della storia (l’estraneità dei giovanissimi all’universo degli adulti, la parabola mondo dei vivi vs. mondo dei morti: qual è l’uno, quale l’altro?...) si ferma al livello delle buone intenzioni.