A Sandra Milo il David alla carriera: "Un premio alla rinascita, aspettando un film con Garrone"
di Arianna Finos , di Arianna FinosSquilla il telefono ed è Sandra Milo, che richiama qualche istante dopo aver ricevuto il messaggio con la richiesta di un colloquio. “Eccomi qui”. Il tono di voce è inconfondibile, come pure l’entusiasmo genuino per il David di Donatello alla carriera che riceverà nel corso della cerimonia dei premi del cinema italiano, l’11 maggio (in prima serata su Rai 1, conduce Carlo Conti). A 88 anni – memoria saldissima ed eloquio inarrestabile - l’attrice è la felicità fatta persona: “Del David alla carriera ho saputo da mia figlia. E’ stata una grande emozione. Il primo pensiero è stato per i grandi registi con cui ho lavorato, Fellini, Pietrangeli, Rossellini, a loro devo questo premio”.
A 88 anni un riconoscimento importante, in un momento storico particolare come quello che viviamo.
“Sì. Mi fa davvero piacere riceverlo quest’anno, in una edizione che ha il sapore…
Squilla il telefono ed è Sandra Milo, che richiama qualche istante dopo aver ricevuto il messaggio con la richiesta di un colloquio. “Eccomi qui”. Il tono di voce è inconfondibile, come pure l’entusiasmo genuino per il David di Donatello alla carriera che riceverà nel corso della cerimonia dei premi del cinema italiano, l’11 maggio (in prima serata su Rai 1, conduce Carlo Conti). A 88 anni – memoria saldissima ed eloquio inarrestabile - l’attrice è la felicità fatta persona: “Del David alla carriera ho saputo da mia figlia. E’ stata una grande emozione. Il primo pensiero è stato per i grandi registi con cui ho lavorato, Fellini, Pietrangeli, Rossellini, a loro devo questo premio”.
A 88 anni un riconoscimento importante, in un momento storico particolare come quello che viviamo.
“Sì. Mi fa davvero piacere riceverlo quest’anno, in una edizione che ha il sapore della ripartenza del cinema, del Paese. E anche mia. Un momento di rinascita collettivo. E mi fa piacere riceverlo perché ho avuto pochi premi nella carriera. Due Nastri d’argento, un Globo d’oro. Li sono andati a cercare nello scatolone ma sono scomparsi, chissà dove sono finiti. Mi è tornato in mente quando sono stata vicina alla Coppa Volpi alla Mostra di Venezia con Adua e le compagne. Votarono 10 giurati, cinque per me e cinque per Shirley MacLaine, alla seconda votazione prevalse lei”.
Sarà un'edizione che guarda al futuro e ai giovani, cosa sente di dire loro?
"Di resistere, di non perdere il coraggio anche se è dura, il coraggio e l’allegria di vivere la vita. E di non vedere gli altri come nemici. Anche da giovanissima quando andavo ai provini non ho mai visto le altre attrici come rivali, ho sempre evitato le conflittualità e ho sempre avuto rispetto per il lavoro degli altri. All’inizio è stato molto difficile ma poi ho trovato la mia strada".
In questo periodo di emergenza lei si è spesa molto per i suoi colleghi dello spettacolo.
“Ho cercato di essere in prima linea, ho fatto uno sciopero della fame, sono andata alle manifestazioni. Non ho molto, ma mi ritengo nelle difficoltà molto fortunata rispetto a colleghi lavoratori che sono in condizioni estreme. Padri di famiglia sull’orlo della povertà. Non puoi essere felice se i tuoi colleghi soffrono”.
Il suo primo pensiero, ha detto, è stato per i registi con cui ha lavorato: quali in particolare?
“Innanzitutto Antonio Pietrangeli, è stato un grandissimo artista, forse l'unico che abbia saputo veramente raccontare la donna, in genere i film sono al maschile, la donna è l’antagonista. Elio aveva grande sensibilità e grande intuizione, ha saputo raccontare l'animo femminile come nessuno, penso a Io la conoscevo bene e altri film meravigliosi. La visita, che ho fatto con lui, lo considero il mio film più bello, in cui racconta con grande tenerezza l’animo, la vita di questa zitella che non smette di credere nell’amore e di cercarlo, è bellissimo. E poi Federico Fellini, il genio assoluto che seduceva tutti per come parlava, aveva una luce dentro che illuminava. La sua dolcezza e la durezza, l’amore per rappresentare quel che lui sentiva, per raccontare la gente. Col tempo ho capito che non è vero che era indifferente agli altri. In realtà era un uomo che amava moltissimo la gente, si capisce da come la raccontava, per la tenerezza che ha sempre avuto verso le debolezze umane. Era fantastico”.
Il momento più bello, divertente o struggente che le viene in mente con lui?
“Ci siamo divertiti molto insieme, ma la cosa più emozionante che io ricordi è quando ci incontravamo. Aveva il suo appartamento al secondo piano in via Sistina, io non riuscivo mai a prendere l’ascensore perché avevo una tale agitazione... E dovevo fare le scale di corsa e arrivavo su, e la porta era aperta e lui era dietro la porta e ci abbracciavamo, e a tutti e due tremavano le ginocchia, un’emozione pazzesca, da svenire, un reggersi l’una all’altro. E’ stato il più grande, rappresenta qualunque forma di bellezza che possa esistere sulla terra e oltre. Questo il ricordo più bello che ho di lui”.
Quali sono stati gli incontri importanti per la sua formazione?
“Sono cresciuta in una famiglia fascista, erano tutti fascisti e finita la guerra piangevano tutti, i morti, i beni perduti. Ma io ero piccola, volevo capire in cosa avessero sbagliato. A Viareggio ho conosciuto un gruppo di anarchici e li stavo a sentire. Loro parlavano di Marx, del socialismo, ho iniziato a leggere Marx, Engels, Proudhon, Lenin e a scoprire che era importante avere un ideale sociale. Mi piaceva molto che la gente combattesse non dico per una uguaglianza assoluta ma almeno per una migliore suddivisione delle ricchezze. I giovani si battevano, anche Gesù diceva le stesse cose, ci dava un senso e uno scopo che non era solo personale ma di tutti. Ho avuto una giovinezza piena di ideali. Ho conosciuto Pietro Nenni che era una persona meravigliosa, un uomo di un'umanità straordinaria che i politici di oggi non hanno più. Me lo ha ricordato Draghi, ultimamente, quando parlava mi pareva avesse un'umanità, che fosse davvero interessato al nostro paese, lavorando per il nostro futuro. Non lo conosco, lo dico da quel che vedo e che leggo”.
A proposito di uomini politici, tra i film candidati ai David c’è “Hammamet” di Amelio sull'ultimo periodo della vita di Craxi, cosa ne pensa?
“Non l’ho visto e non lo voglio vedere perché lo voglio ricordare quand'era forte e si batteva per la sua idea di Italia. Non ho voluto vedere il suo declino. Voglio ricordarlo quando si batteva per Sigonella”.
Nella motivazione del premio Piera Detassis, presidente dell’Accademia dei David di Donatello, afferma: '"Milo è la donna che i sogni degli uomini hanno immaginato, ma che l’attrice, con la sua astuzia, ha saputo mettere all’angolo".
“All’epoca consideravano solo le qualità estetiche. Io ero una ragazza molto bella, un po’ diversa dai colori e dal canone della bellezza italiana. Ma io non mi scoraggiavo. Sono fortunata di aver un bel fisico e poi dimostrerò di avere altre qualità. Co hi messo molto più tempo. Quando eri bella non volevano sapere altro. Ma poi mi sono guadagnata la stima, i ruoli importanti e soprattutto l’amore della gente. Non ero solo una persona con ambizioni di bellezza e anche per questo la mia carriera è durata tanto. A 88 anni faccio tante cose, come ne avessi trenta, e la gente mi ama, non mi dice 'perché non te ne stai a casa'”.
Il film che avrebbe voluto fare?
“Sono convinta che il mio film migliore lo devo ancora fare. E ci sono andata vicino. Perché ho conosciuto Matteo Garrone, un ragazzo fantastico che ha il più bel sorriso del mondo. Mi aveva proposto un ruolo in un film bello che poi però ha accantonato e che stava scrivendo. Ora sta preparando altro ma spero che pensi ancora a me perché ci tengo molto. Ci vediamo ogni tanto a casa di Nunzia, la sua ex moglie, parliamo tanto”.
Che ruolo era?
"Quello di un agente cinematografico, che vive in questo mondo, un bel ritratto femminile, una persona generosa. Il film è l’intreccio di una serie di storie umane e belle che raccontano il cinema attraverso i cosiddetti ruoli minori, con bellezze, debolezza, grandezza e povertà umana. Una storia meravigliosa".
Non è detto che non lo riprenda in mano, come è successo con “Dogman”.
“Eh ma io non posso aspettare dieci anni… Mi piacerebbe anche un altro film, perché sto bene con lui anche come persona. Non sempre si sta bene con un regista, anche se è bravo. E’ come con l’amore, con alcuni vai bene, con altri così così”.
Con quale regista le è capitato un rapporto così così?
“Con Pietrangeli non ho mai avuto un gran rapporto. Nel primo film, che era Lo scapolo con Alberto Sordi, addirittura mi ha odiata. Mi chiamava Eleonora Duse, ovviamente alludendo all'opposto… Mi ricordo che ci soffrivo molto. Mi consolava sempre Franco Zeffirelli, che era il suo aiuto regista, 'ma non farci caso, vai avanti per la tua strada non lo ascoltare...'. Mi fu di grande aiuto. Era un ragazzo molto bello e molto gentile. E poi, a volte, con certi registi francesi che non capivo e che non facevano nessuno sforzo per farsi capire, mi veniva un tantino di rabbia anche se ufficialmente i rapporti erano buoni. Ma non erano rapporti meravigliosi con tutti, no”.
Il rapporto sul set più meraviglioso?
“Con Fellini, come con tutti quelli che hanno lavorato con lui. Anche solo incontrarlo una volta ti cambiava, ti arricchiva la vita. Ha insegnato qualcosa al cinema di tutto il mondo, lui e Rossellini che era un genio, ma non come Federico. E’ facile trovare la sua presenza in opere di grandi registi, era come Leonardo e Michelangelo. E’ incancellabile. I suoi film sono moderni, sembrano girati adesso. E la sua dolcezza, il suo modo di guardarti. La prima volta che l’ho conosciuto l’ho sentito entrare col suo sguardo dentro di me, frugare e trovare tutto. E poi andarsene, e ricordo il dolore che ho provato quando il suo sguardo se ne andava. Già sapeva tutto di me. Mi disse che ero una persona gentile nell’anima e saggia. Me lo disse tantissimi anni fa quando non sapevo chi ero, solo negli anni, dopo, ho capito quanto avesse intuito la verità”.
Da dove viene questa sua eccezionale vitalità?
“Penso sempre dall’amore. Amo moltissimo gli amici, anche quando sono in giro, se vedo un filo d’erba che spunta da un buchino nel cemento sento di adorarlo, mi dico 'guarda la forza della vita che trova uno spazio'. Non sono convinta che abbiamo rovinato il mondo, nel senso che sono presuntuosi gli uomini a pensarlo, perché la natura è molto più forte di noi, ci annega, ci asseta, ci scuote con i terremoti, i virus, le malattie. Noi però sbagliamo quando prendiamo alla terra e non restituiamo”.
Cosa le è mancato e cosa vuole fare dopo quest’anno di pandemia?
“Mi manca abbracciare la gente. E’ importante il contatto fisico, anche con chi conosco poco, toccare lievemente una spalla, una mano e poi magari subito ritrarsi: è come ricevere energia e trasmetterla”.