I Mitchell, una stramba famiglia contro la rivolta dei robot
di Gianmaria Tammaro , di Gianmaria TammaroMentre parlano di cinema e di animazione, Christopher Miller e Phil Lord - produttori, registi e sceneggiatori americani - tracciano un quadro ampio e preciso, fatto di creatività, intuizioni e ispirazione. Quando hanno visto la primissima versione de I Mitchell contro le macchine di Michael "Mike" Rianda, hanno immediatamente riconosciuto il potenziale della storia e il talento del regista e del suo team. "È piuttosto raro - dice Miller - trovare un racconto con così tanto cuore e passione, con personaggi così definiti e divertenti. La cosa più importante, qui, sono le emozioni. E in questo senso la visione di Mike è straordinaria". Quello che cercano, continua Lord, sono "storie nuove, storie mai viste prima. E cerchiamo voci diverse con cui collaborare, voci con un loro carattere e una loro forza. Voci in grado di ispirarci. Vogliamo lavorare a film innovativi, con il coraggio di sperimentare e di rischiare".
…Mentre parlano di cinema e di animazione, Christopher Miller e Phil Lord - produttori, registi e sceneggiatori americani - tracciano un quadro ampio e preciso, fatto di creatività, intuizioni e ispirazione. Quando hanno visto la primissima versione de I Mitchell contro le macchine di Michael "Mike" Rianda, hanno immediatamente riconosciuto il potenziale della storia e il talento del regista e del suo team. "È piuttosto raro - dice Miller - trovare un racconto con così tanto cuore e passione, con personaggi così definiti e divertenti. La cosa più importante, qui, sono le emozioni. E in questo senso la visione di Mike è straordinaria". Quello che cercano, continua Lord, sono "storie nuove, storie mai viste prima. E cerchiamo voci diverse con cui collaborare, voci con un loro carattere e una loro forza. Voci in grado di ispirarci. Vogliamo lavorare a film innovativi, con il coraggio di sperimentare e di rischiare".
Sotto questo punto di vista I Mitchell contro le macchine rappresenta una novità, soprattutto per il catalogo di Netflix: per le animazioni non è stata utilizzata una sola tecnica; più volte, nel corso della narrazione, compaiono immagini e fotografie reali, scattate dal vivo. C'è un andamento particolare con un crescendo piuttosto riconoscibile dall'inizio (la presentazione della famiglia protagonista, i Mitchell appunto) fino alla metà del film (la rivolta dei robot); e con un epilogo più veloce e ritmato (la famiglia torna insieme per affrontare la minaccia delle macchine). "Volevamo uno stile personale", sottolinea Mike Rianda, che nel film doppia anche il personaggio di Aaron Mitchell. "Volevamo qualcosa di unico e di riconoscibile. Anche in questo volevamo distinguerci dagli altri. Ci sono tantissime cose, tantissimi toni e spunti; e questo perché volevamo rappresentare gli esseri umani nella loro fallibilità".
Secondo Phil Lord, "è importante dare esempi positivi, mostrare strade alternative da percorrere. All'inizio di questo film i protagonisti litigano. E per il resto della storia, provano a rimanere insieme, ad ascoltare quello che gli altri hanno da dire. Io e Chris abbiamo molta fiducia negli spettatori, ma a volte servono delle piccole spinte". Nei loro lavori, dai progetti live action agli ultimi, grandi successi animati come Spider-Man: un nuovo universo, i due filmmaker hanno sempre provato a porsi una domanda specifica: è una cosa che vogliamo vedere? "Se la risposta che ci diamo è sì e soprattutto se vale anni della nostra vita, allora andiamo avanti", dice Lord.
La cosa più difficile durante lo sviluppo è stata riuscire a tenere insieme tutti gli elementi: "Anche i più piccoli", precisa Rianda. "Ed è stato difficile trovare un equilibrio. Ma l'animazione ti permette di fare questo genere di cose. Grazie a Phil Lord e Chris Miller ho imparato una lezione fondamentale: di provarci, provarci sempre, anche a costo di sbagliare". Ha lavorato a I Mitchell contro le macchine per circa sei anni. "Abbiamo finito la storia nel giro di due o tre anni; poi abbiamo incontrato alcuni produttori e abbiamo cercato di convincerli ad ascoltarci. È stata un'esperienza stupenda e allo stesso tempo spaventosa". Ma passare così tanto a contatto con un film e con i vari aspetti che lo compongono è, paradossalmente, una cosa positiva. "Perché finisci per conoscerlo fino in fondo e diventi più sicuro di te stesso. Vivi costantemente nel dubbio, e il dubbio, a modo suo, può essere un grande aiuto".
La vera svolta, aggiunge Miller, è arrivata con l'avanzamento della tecnologia. "Le persone possono rendere reali le loro fantasie. Nell'animazione non ci sono veri limiti. In un certo senso, sei libero. Puoi scegliere qualunque tipo di approccio. Non devi assomigliare a qualcun altro; puoi essere te stesso. Secondo me, siamo solo all'inizio di una nuova epoca". E in questa età d'oro dell'animazione, un ruolo importante lo stanno giocando proprio i servizi streaming come Netflix (agli Oscar 2021 If anything happens I love you, disponibile nel suo archivio, ha vinto il premio per il miglior cortometraggio d'animazione; e I lost my body ha trovato un pubblico internazionale grazie alla distribuzione online).
Questa innovazione, però, non è la fine dell'animazione tradizionale. "C'è ancora tantissimo interesse", ammette Miller. "Molti dei film di quest'anno, come Wolfwalkers, sono stati sviluppati con questa tecnica". L'industria americana, conclude Rianda, "sta vivendo il suo periodo migliore. Dieci anni fa, nessuno avrebbe prodotto il mio film. Adesso tutti sono alla ricerca di novità. Prima c'era la tendenza di copiare o di imitare i titoli di successo". Alla fine tutto quello che conta e che serve è trovare la storia giusta. "Prima di fare un film, devi farti mille domande. Devi trovare qualcosa di importante per te. Qualcosa a cui tieni veramente. E devi essere il primo a crederci".