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Io sto con i critici anche se non sono un critico

L'intervento di Natalia Aspesi è al centro della newsletter di cinema The dreamers di questa settimana che arricchisce il dibattito sulla critica con le opinioni di moltissimi critici italiani. Per iscriversi a questa e alle altre newsletter di Repubblica: newsletter.repubblica.it
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L'intervento di Natalia Aspesi è al centro della newsletter The dreamers di questa settimana che arricchisce il dibattito sulla critica e la funzione della critica innescato da una lettera di una lettrice di Repubblica a Francesco Merlo con le opinioni di moltissimi critici. Pedro Armocida, Paola Casella, Valerio Caprara, Alberto Crespi, Silvio Danese, Alessandra De Luca, Fabio Ferzetti, Bruno Fornara, Marzia Gandolfi, Mauro Gervasini, Oscar Iarussi, Alessandra Levantesi Kezich, Paolo Mereghetti, Franco Montini, Emiliano Morreale, Roberto Nepoti, Cristiana Paternò, Gianluca Pisacane, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco, Marina Sanna, Marco Spagnoli, Per iscriversi a questa e alle altre newsletter di Repubblica: newsletter.repubblica.it

Io sto coi critici anche se non sono un critico e anzi, ne…

L'intervento di Natalia Aspesi è al centro della newsletter The dreamers di questa settimana che arricchisce il dibattito sulla critica e la funzione della critica innescato da una lettera di una lettrice di Repubblica a Francesco Merlo con le opinioni di moltissimi critici. Pedro Armocida, Paola Casella, Valerio Caprara, Alberto Crespi, Silvio Danese, Alessandra De Luca, Fabio Ferzetti, Bruno Fornara, Marzia Gandolfi, Mauro Gervasini, Oscar Iarussi, Alessandra Levantesi Kezich, Paolo Mereghetti, Franco Montini, Emiliano Morreale, Roberto Nepoti, Cristiana Paternò, Gianluca Pisacane, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco, Marina Sanna, Marco Spagnoli, Per iscriversi a questa e alle altre newsletter di Repubblica: newsletter.repubblica.it

Io sto coi critici anche se non sono un critico e anzi, nessuna associazione di critici o giornalisti cinematografici mi vuole, addirittura una critica (si sa, la famosa solidarietà tra donne) ha preteso che l’invito a partecipare alla scelta dei film per un festival di Torino mi fosse revocato in quanto indegna. Mah, mi sono ovviamente ritirata fregandomi le mani dalla contentezza, avendo altro da fare. Ma io amo la critica, da quando leggevo Tullio Kezich, colto e divertente, e soprattutto Lietta Tornabuoni, meravigliosa giornalista e critica molto invidiata e dimenticata. Odiando la polemica che ormai avvilisce ogni pensiero, mi permetto di stupirmi che si dicano di quel mestiere vecchie amenità e si facciano insulse accuse.

I critici fanno un mestiere che per essere onesto non deve tener conto del favore di chi lo leggerà: troppo facile, e anche inutile. Questa abitudine a vedere sempre il marcio in tutto ci amareggia la vita e ci fa dire stupidaggini. Non torno su Nomadland né sulla totale menzogna che i critici abbiano soggezione dei premi perché tutto ha già detto benissimo Arianna. Come sempre prima di parlare bisognerebbe sapere, e quante se ne sono dette nel tempo su certi riconoscimenti, dati da giurie, come quella degli Oscar di migliaia di votanti del mestiere (non critici): e che molto spesso andavano a film non eccelsi ma appunto corrivi col pubblico. Io sto parlando dei critici dei quotidiani, del nostro e di altri, tra cui, se vogliamo continuare a rompere le scatole con l’eccellenza femminile, almeno un paio di ragazze bravissime. Non seguo per mancanza di tempo che dedico a preparare la tarte tatin o la guacamole, la stampa specializzata o i siti di cinefili, che possono raccontarsela come vogliono tra di loro. I critici onesti e io non ne conosco uno che non lo sia, scrivono il loro personale giudizio che si forma da una cultura specifica e da studi universitari, ed è loro dovere attenersi a questa loro sapienza. Tanto tra le righe un buon lettore capisce benissimo se quel film fa per lui oppure no: infatti io Nomadland l'ho saltato subito, mentre ho amato The Father (esce tra qualche giorno), premio Oscar all’attore e alla sceneggiatura; e mi permetto di suggerire alla signora Acciarito che ha scritto alla rubrica del da me amato Merlo, di leggere tra le righe dei critici e capire subito che non fa per lei e soprattutto per il suo babbo, raccontando di Alzheimer, il che lo rende come dice lei "deprimente" e come oso pensare io commovente ed emozionante (certo non come uno strappalacrime o un thriller). 

A me pare che non esistano due categorie contrapposte, i Critici e il Pubblico: a parte che ormai è il Pubblico, cioè Acciarito and Co. a fare il Critico, intasando i social di una sarabanda di inconciliabili giudizi, e quindi azzerando l'eventuale critica e impedendoci ogni riflessione. Io per esempio sono tra quella parte di pubblico molto anziano che ha trovato incantevole, memorabile, La corazzata Potemkin e la vedrebbe ancora appassionatamente; mentre quando il Pubblico degli anni 70, proprio la Folla che allora stipava i cinema correva entusiasta a vedere L'anno scorso a Marienbad a me venne il mal di testa e se oggi lo riprogrammassero, il Pubblico non più Folla, sradicherebbe le poltrone.

Mi dimenticavo, tanto per darmi delle arie, che pur non essendo un critico, Gian Luigi Rondi grandissimo critico che noi ragazzacce di sinistra, Tornabuoni ed io, combattevamo in quando democristiano (come li rimpiangiamo quei politici che facevano la comunione ogni mattina ma, dico ma, erano sapienti), allora presidente dei premi David di Donatello, nel 2016 mi assegnò stoltamente il premio De Sica alla critica.