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Matilda De Angelis, un'ottima annata: "Ma io mi sento sempre come se avessi sedici anni"

Fresca vincitrice del David di Donatello (dopo Sanremo, la serie The Undoing e la fiction su Leonardo) si racconta dal set triestino di un kolossal bellico targato Netflix
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Forte dei suoi 25 anni, Matilda De Angelis si è fatta senza batter ciglio il tragitto in auto Trieste-Roma-Trieste per andare alla cerimonia dei David di Donatello, dove lei e il suo compagno di viaggio, Pietro Castellitto, 29 anni, sono stati premiati entrambi: migliore non protagonista per L'incredibile storia dell’isola delle Rose e migliore esordiente con I predatori. «Stiamo girando un film insieme e così siamo partiti il giorno prima, arrivati a Roma alle 4 del mattino, “ciao Pie’, ciao Ma’”, e ci siamo rivisti alla cerimonia», racconta Matilda in una delle pause dalle riprese del kolossal Netflix Robbing Mussolini.
 
Com’è stato il ritorno?
«Un lunghissimo viaggio fino a Trieste, con un tratto di autostrada chiuso: ci abbiamo messo centomila anni. Dopo la cerimonia non c’è stato modo di fare nulla a causa del Covid, eravamo tornati mesti alle case. Avevamo voglia di festeggiare: …
Forte dei suoi 25 anni, Matilda De Angelis si è fatta senza batter ciglio il tragitto in auto Trieste-Roma-Trieste per andare alla cerimonia dei David di Donatello, dove lei e il suo compagno di viaggio, Pietro Castellitto, 29 anni, sono stati premiati entrambi: migliore non protagonista per L'incredibile storia dell’isola delle Rose e migliore esordiente con I predatori. «Stiamo girando un film insieme e così siamo partiti il giorno prima, arrivati a Roma alle 4 del mattino, “ciao Pie’, ciao Ma’”, e ci siamo rivisti alla cerimonia», racconta Matilda in una delle pause dalle riprese del kolossal Netflix Robbing Mussolini.
 
Com’è stato il ritorno?
«Un lunghissimo viaggio fino a Trieste, con un tratto di autostrada chiuso: ci abbiamo messo centomila anni. Dopo la cerimonia non c’è stato modo di fare nulla a causa del Covid, eravamo tornati mesti alle case. Avevamo voglia di festeggiare: all’arrivo a Trieste abbiamo cenato e festeggiato con i colleghi. Il set è tosto, ancora tre settimane, con molta azione, riprese notturne e poche parole».
 
Lei Castellitto siete il simbolo di una nuova generazione del cinema. 
«Mi è piaciuto I predatori. Mi piace tutto di Pietro. È una persona libera, ha un’intelligenza fuori dal comune e una bellissima timidezza che lo rende un amico perfetto. In questo film interpreto la sua fidanzata. Lui corre, spara, salta tra le esplosioni. Io ho una parte più strategica e mentale. Alla fine della Seconda guerra mondiale, una banda di pazzi decide di rubare tutto l’oro di Mussolini, il famoso tesoro che avrebbe portato in Svizzera prima della fine della guerra». 
 
Matilda De Angelis ai David di Donatello 
 
Una produzione grande. 
«Stiamo cercando di fare un kolossal oggi è anche complicato perché ormai siamo disabituati e disincantanti verso questo genere, americani, giapponesi, coreani, cinesi lo fanno all’ordine del giorno, è bello poter tornare a farlo in Italia, una volta eravamo i maestri del genere. Netflix ci sta investendo tanto e noi ce la mettiamo tutta».
 
Sul palco dei David è sbottata: “Ma siete pazzi?”. Non le è bastata la reazione — divisiva — al monologo a Propaganda live o la battuta su Leonardo e la “rottura di palle” a Domenica in?
«Non so fare altrimenti. Sono sempre sfortunatamente, estremamente me stessa. Ed perciò vengo colpita più duramente. Se hai una personalità forte dividi sempre gli animi, tra chi è affascinato o infastidito. Fin da piccola sono simpatica o sto sulle scatole e questa cosa non è cambiata mai. Così vado sul palco di Propaganda Live a dire ciò che penso, consapevole che il giorno dopo mi massacreranno gli haters, ma anche difesa da un sacco di gente che magari capisce e comunque non è che capisce perché anche chi odia capisce e semplicemente condivide. Se vinci un David non puoi essere artificiale: mi esplodeva il cuore, mi tremavano le gambe, mi sembrava di morire. E se dovessi vincere cinquanta volte l’emozione sarà la stessa. Come Sophia Loren, che è stata meravigliosa nella sua emozione. Perché i David sono importanti, in sala c’erano mostri del nostro cinema, io ne sento la potenza, anche se sono una donna del cinema italiano nata sette anni fa. E in realtà avevo anche paura di vincere, perché ho 25 anni e poi la gente si aspetta delle cose da me e io ogni giorno arrivo sul set pensando di fare schifo, di essere mediocre».
 

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La prima persona che ha chiamato quando ha riacceso il cellulare?
«Mamma. Sembrava la finale dei Mondiali a casa mia, sentivo le urla sotto. Mamma è una strega, ha previsto tutto ciò che mi è successo. Un po’ mi inquieta. Già due mesi fa diceva che avrei vinto. Con Veloce come il vento non era successo». 
 
Com’era la Matilda ai David di cinque anni fa?
«Confusa. Con mia mamma facemmo subito una figuraccia scambiandoci di posto. Gli operatori s’arrabbiarono “finisce che inquadriamo tua madre al posto tuo”. Lei ha i capelli fucsia, era seduta dietro Matteo Rovere. Con 18 nomination ci inquadravano in continuazione, lei con le sue smorfie e i “vai a quel paese” a ogni premio. Più spontenea di così...». 
 
Il momento più emozionante?
«Emma sul palco. Con una forza titanica; sembrava una donna di mille anni. E allo stesso tempo era una bambina che parlava del papà che non c’era più. A fine cerimonia è venuta a chiedermi una foto, ho scoperto che è una fan. Le ho detto che la fan ero io. La cosa più vera della serata è stata lei». 
 
A distanza di mesi come archivia l’esperienza di Sanremo?
«L’ho un po’ rimossa. È stata troppo. Ma lo rifarei subito. Un’ esperienza nazional popolare enorme, non ero pronta, ero abituata nella mia nicchia comoda. Lo choc sono quelli che ti fermano per strada, i paparazzi sotto casa: mi sono spaventata. A freddo penso che mi ha dato una grande opportunità di dimostrare un altro lato di me. Imparo in fretta, se ricapiterà sarò più consapevole».
 

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È stato un anno fantastico per lei: "L’isola delle rose", la fiction su Leonardo, "The undoing" con Nicole Kidman. E poi la vedremo in “Il materiale emotivo”, figlia paraplegica di Sergio Castellitto e con Liev Schreiber in “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Solo sei anni fa era una shooting star alla Berlinale. 
«Mi sento esattamente come allora, solo più matura. Pietro mi dice “tu è come avessi 16 anni, ti posso immaginare ieri al liceo, ed è così. Al liceo ero come oggi, qualche professore non apprezzava e qualche volta l’ho pagata. Sul fronte di amici e affetti non l’ho pagata mai, Se qualche volta è successo significa che lo meritavo».
 
Il rapporto con suo fratello Tobia? Avete girato per tre anni insieme “Tutto può succedere”. 
«È cinque anni più piccolo, si sta formando, studia sceneggiatura. Invidio la sua intelligenza e sensibilità. È la mia nemesi. Ci unisce la matrice di bontà di fondo che ci arriva dall’educazione comune. Tobia mi sostiene, è l’unico che manda messaggi che mi fanno piangere, che fa breccia nel mio cuore e mi distrugge”.
 
Ha iniziato a cantare a sei anni. Quanto conta la musica?
«Tanto. In Robbing Mussolini sono una cantante di nightclub anni 50 e canto due pezzi in presa diretta, in scena. Quando nei miei ruoli, senza forzature, c’è la musica, sono felice. Dopo Sanremo e il video di Poetica di Cesare Cremonini mi hanno cercato. Ma non è facile fermarsi e per un disco ci vuole tempo e dedizione. Non è ancora il momento ma so che arriverà».