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'Gloria Mundi', Guédiguian e i suoi precari in lotta per la sopravvivenza

Il regista riporta alla ribalta la sua Marsiglia con i suoi tre attori feticcio, Ariane Ascaride, Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin
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Nell'edizione francese il titolo del nuovo film di Robert Guédiguian, Gloria Mundi, è preceduto dalle parole "sic transit": così passa. E malgrado la prima scena ci mostri una nascita, è davvero un mondo senza pietà quello in cui il regista marsigliese ambienta la storia, affidata come sempre ai suoi tre attori-feticcio: la grande Ariane Ascaride (Coppa Volpi a Venezia 2019 per il film), Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin.

La triade incarna i personaggi anziani del film: Sylvie, che sgobba di notte per un'impresa di pulizie; suo marito Richard, autista di autobus; il suo ex Daniel, padre di una delle figlie della donna, appena rilasciato dal carcere dove ha scontato una lunga pena. Questi viene invitato a fare la conoscenza di Gloria, la neonata nipotina, i genitori della quale si barcamenano tra precarietà lavorativa e penuria economica: lei comme…

Nell'edizione francese il titolo del nuovo film di Robert Guédiguian, Gloria Mundi, è preceduto dalle parole "sic transit": così passa. E malgrado la prima scena ci mostri una nascita, è davvero un mondo senza pietà quello in cui il regista marsigliese ambienta la storia, affidata come sempre ai suoi tre attori-feticcio: la grande Ariane Ascaride (Coppa Volpi a Venezia 2019 per il film), Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin.

La triade incarna i personaggi anziani del film: Sylvie, che sgobba di notte per un'impresa di pulizie; suo marito Richard, autista di autobus; il suo ex Daniel, padre di una delle figlie della donna, appena rilasciato dal carcere dove ha scontato una lunga pena. Questi viene invitato a fare la conoscenza di Gloria, la neonata nipotina, i genitori della quale si barcamenano tra precarietà lavorativa e penuria economica: lei commessa in prova, lui che s'illude di emanciparsi con Uber. L'altra figlia di Sylvie invece, egoista e volgare, sta assieme a un giovane che fa strozzinaggio con i poveri e tiene al nero il personale, accumulando una quantità di soldi.

La presa di posizione del regista è (fin troppo) netta: i più giovani sono prede di illusioni di benessere e squallidi giochi sessuali; i vecchi conoscono ancora il significato della parola 'solidarietà'; anche se Sylvie non ha il coraggio di aderire a uno sciopero per paura di perdere i magri guadagni (la lotta di classe è finita: resta solo la lotta per la sopravvivenza). Il nuovo mondo, epifenomeno del neoliberismo, è osservato attraverso gli occhi di Daniel, che dopo tanti anni di prigione ritrova la sua Marsiglia degradata e incanaglita, con le strade piene di gente che non vive, ma sopravvive. Una città senz'anima, percorsa dai soldati in armi dell'operazione Sentinelle e dai dannati della terra, i nuovi schiavi asserviti alla dittatura dei soldi.

A occuparsi di loro, nel cinema europeo, sono rimasti due registi: Ken Loach e Guédiguian. Se l'uno ha compiuto un tragitto verso il radicale pessimismo delle ultime opere (Io, Daniel Blake; Sorry, We Missed You, che l'autista di Gloria Mundi ricorda per l'illusione di un lavoro senza padroni), l'altro non è da meno. Diversamente dai suoi film di un tempo, Marsiglia non è più la città assolata che guarda il mare, ma un non-luogo diviso tra palazzi hi-tech, casermoni-dormitorio e bidonville, rappresentazione plastica delle siderali distanze sociali degli abitanti. Il che non significa che il regista rinunci al suo modo inconfondibile di riprendere la città, come se lui stesso e la sua cinepresa ne fossero parte a pieno titolo. Troppo intelligente per cadere nelle trappole del miserabilismo, Guédiguian non cerca di commuoverci con immagini patetiche; però la sua condanna di un presente spietato e votato all'individualismo più abietto è senza appello.

Un eccesso lo si può trovare, semmai, nella storia (come accade anche in Loach): quando le sfighe si abbattono a ripetizione sui personaggi, letteralmente perseguitati dalla jella. Coprodotto dal nostro Angelo Barbagallo e scritto dal regista assieme a Serge Valletti, Gloria Mundi non offre consolazioni e si pone al polo opposto dei "film per stare bene" che accarezzano lo spettatore nel verso del pelo. Però è un'opera bella e necessaria, un po' come lo sono quelle del grande collega d'Oltremanica Ken Loach. E disegna tre personaggi indimenticabili, recitati tutti in finezza da grandi attori: Daniel, sorta di Jean Valjean melanconico che scrive aiku, il sommesso ma non meno stoico Richard e Sylvie, madre coraggio più vera del vero.

Voto: OOOO