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Indiana Jones, i 40 anni dell'antieroe pop che ha rivoluzionato i generi

Avventure esotiche, film bellico, romanzo sentimentale, horror: grazie all'archeologo con la frusta, Spieberg ha mescolato i generi creando una nuova forma di kolossal che ha conquistato il pubblico di ogni età
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Nei primi tre minuti dei Predatori dell'Arca perduta lo si vede, con mirabile effetto ritardato, soltanto di spalle: giacca di pelle, cappello fedora, frusta appesa al fianco. Poi, minacciato da una pistola, fa scoccare la frusta e avanza alla luce, fino al primo piano del viso di Harrison Ford. Mai entrata in scena fu più efficace: un mito era nato. Né varrà a demolirlo la strampalata accusa di pedofilia (fonte huffpost.com del 9 giugno), basata su una frase del personaggio di Marian e da qualcuno presa alla lettera con scarso senso del ridicolo: "Ero una bambina! Ero innamorata! Era sbagliato e tu lo sapevi".

Uscito negli Stati Uniti il 12 giugno 1981, il prototipo installò da subito Indy nell'immaginario collettivo, dove è rimasto stabilmente fino a oggi (…

Nei primi tre minuti dei Predatori dell'Arca perduta lo si vede, con mirabile effetto ritardato, soltanto di spalle: giacca di pelle, cappello fedora, frusta appesa al fianco. Poi, minacciato da una pistola, fa scoccare la frusta e avanza alla luce, fino al primo piano del viso di Harrison Ford. Mai entrata in scena fu più efficace: un mito era nato. Né varrà a demolirlo la strampalata accusa di pedofilia (fonte huffpost.com del 9 giugno), basata su una frase del personaggio di Marian e da qualcuno presa alla lettera con scarso senso del ridicolo: "Ero una bambina! Ero innamorata! Era sbagliato e tu lo sapevi".

Uscito negli Stati Uniti il 12 giugno 1981, il prototipo installò da subito Indy nell'immaginario collettivo, dove è rimasto stabilmente fino a oggi (quante persone conoscete che hanno adottato la sigla dei Predatori come suoneria del telefonino)? Poi sono venute altre tre puntate, senza contare la serie televisiva in trentatrè episodi Il giovane Indiana Jones; e proprio ora è in preparazione Indiana Jones 5 con un Ford quasi settantanovenne affiancato da Mad Mikkelsen. Per celebrare il quarantennale, Paramount ha editato i quattro film per il grande schermo in dvd 4K ultra HD.

L'aneddotica sui Predatori dell'Arca perduta è sterminata. A partire da quella relativa all'episodio in cui l'eroe, fronteggiato da un colosso con la scimitarra, lo abbatte con un colpo di pistola (doveva esserci una lotta, ma quel giorno Harrison soffriva per la dissenteria e preferì risolvere la scena in modo più sbrigativo). Ci pare più interessante, però, soffermarci su quel che il film di Steven Spielberg ha rappresentato non solo per la cultura pop, ma per il cinema intero dagli anni 80 in poi. Senza esagerare, un'autentica rivoluzione. Intanto il film codifica un nuovo tipo di "blockbuster", specialità di Steven Spielberg e modello per una legione di suoi emuli: un format di cinema ad alto budget, basato sull'intrattenimento e destinato a schermi di grandi dimensioni. Non che, prima di allora, Hollywood non avesse già prodotto film in formato kolossal, ovviamente; però I predatori era il primo in piena sintonia con l'estetica del post-moderno, che avrebbe condizionato a lungo il cinema americano.

Prima di esso i kolossal appartenevano ancora a un "genere" ed erano destinati a pubblici differenziati secondo l'età. Indy, invece, teneva incollato un mix di generi diversi: dalle avventure esotiche, incluse quelle disegnate da Carl Barks per Paperino, al film di guerra (l'archeologo con la frusta è nemico acerrimo dei nazisti), dal romanzo sentimentale all'horror (gli episodi con i ragni letali, gli ossari, le cripte, le mummie...). Discorso analogo per il tono narrativo, che alterna disinvoltamente dramma, suspense e humour come mai era successo prima. Insomma Steven Spielberg, sagace uomo d'affari oltreché ottimo regista, mira ad acchiappare quanti più pubblici sia possibile: e ci riesce. La saga di Indiana Jones si propone come trasversale alle età degli spettatori, facendo contenti (magari con qualche piccolo brivido per i più giovani) un po' tutti. L'altra fondamentale innovazione sono gli effetti speciali che - piacciano o meno - diventano la garanzia di spettacolarità conclamata per i decenni a venire. Anche quelli esistevano già, come è ovvio; a partire dalle Guerre stellari di George Lucas, amico e sodale di Spielberg e vero ispiratore, produttore e sceneggiatore della saga di Indy, di cui lasciò la regia a Steven.

Però l'epilogo dei Predatori, con l'apertura dell'Arca dell'Alleanza da cui si sprigiona tutta la furia divina, è una celebrazione bella e buona dei Digital Visual Effects, dell'effetto-Dio che marcherà un'intera stagione di cinema, suscitando lo stupore e l'ammirazione del pubblico come alle origini della settima arte. E poi c'è il protagonista, senza il quale tutto ciò non avrebbe funzionato altrettanto bene. Così come avrebbe funzionato meno - saremmo pronti a scommetterlo - se invece di Harrison ci fosse stato Tom Selleck, che rifiutò la parte a favore del televisivo Magnum P.I. Eroe coraggioso e goffo, romantico e timido, testardo, indisciplinato, beffardo. E parecchie altre cose, ma pedofilo... beh, questo proprio no.