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Cillian Murphy: "Volevo essere Batman ma ora amo il silenzio"

L’attore irlandese, star della serie cult 'Peaky Blinders' è il protagonista del film 'A quiet place 2'
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Voleva indossare il costume di Batman e Nolan gli consegnò un cappuccio da Spaventapasseri. Ha girato quaranta film e il successo da protagonista lo deve a una serie: Peaky Blinders. È cresciuto con le cuffie piene di musica e sul set di A quiet place 2 ha scoperto il valore del silenzio. L’irlandese Cillian Murphy, 45 anni, non è tagliato per i percorsi lineari, riempie poche delle caselle canoniche dell’attore. Anche per quanto concerne l’aspetto fisico: gli occhi sgranati e la bocca carnosa da eterno adolescente contrastano con i lineamenti spigolosi gli conferiscono una ambiguità versatile. L’attore si concede una pausa dal set della sesta stagione della serie Netflix, di cui è anche produttore esecutivo, per parlare del film di John Krasinski, A quiet place 2 è stato il primo film post pandemia a superare i cento milioni di dollari d’incasso negli Stati Uniti. Da noi sarà in sala il 24 giugno con Eagle…

Voleva indossare il costume di Batman e Nolan gli consegnò un cappuccio da Spaventapasseri. Ha girato quaranta film e il successo da protagonista lo deve a una serie: Peaky Blinders. È cresciuto con le cuffie piene di musica e sul set di A quiet place 2 ha scoperto il valore del silenzio. L’irlandese Cillian Murphy, 45 anni, non è tagliato per i percorsi lineari, riempie poche delle caselle canoniche dell’attore. Anche per quanto concerne l’aspetto fisico: gli occhi sgranati e la bocca carnosa da eterno adolescente contrastano con i lineamenti spigolosi gli conferiscono una ambiguità versatile. L’attore si concede una pausa dal set della sesta stagione della serie Netflix, di cui è anche produttore esecutivo, per parlare del film di John Krasinski, A quiet place 2 è stato il primo film post pandemia a superare i cento milioni di dollari d’incasso negli Stati Uniti. Da noi sarà in sala il 24 giugno con Eagle.

Murphy si è innamorato del primo film «dopo averlo visto ho scritto una mail per John per dirgli che era il mio film preferito degli ultimi ventotto anni. Ma ero così imbarazzato che alle fine l’ho lasciata nelle bozze. Un anno dopo ho ricevuto la chiamata di John e mi è sembrata una coincidenza strana». Entrare nella realtà distopica in cui gli umani sopravvissuti vivono nel silenzio per non finire divorati da una specie aliena cieca, ma dall’udito finissimo, è stato «fantastico. John ed Emily (Blunt, la protagonista e moglie di Krasinski) hanno immaginato ogni dettaglio, interpreto un superstite che entra con contatto con madre e figli sopravvissuti al primo film. Il set è stato intenso, impegnativo, fisico». L’idea di un’umanità disgregata condannata all’isolamento oggi sembra ancora più attuale, «certo si parla di comunità, resilienza famiglia. Ma in fondo il mondo è sempre sull’orlo di una catastrofe, c’è sempre qualcosa di terribile che può accadere. I film apocalittici sono popolari perché le persone sono in ansia per la sicurezza propria e dei figli».

Cillian Murphy è cresciuto con la musica nelle cuffie, è stato leader della band rock Sons of Mr Green Genes, «Mi considero un musicista fallito, era questo il mio progetto di vita e alla musica torno sempre, è una compagna di vita. Su questo set è cambiato il mio rapporto con il silenzio, che da giovane non sopportavo, perché non volevo ascoltare me stesso. Adesso sono capace di apprezzare la solitudine, la quiete». Si è rivelato un importante compagno di strada nel cinema Christopher Nolan, che incontrò al provino per fare Batman: Murphy entrò vestito da supereroe e uscì che era il cattivo Spaventapasseri. «Chris era il mio mito dai tempi di Memento. Subito tra noi c’è stata sintonia, ho girato molti suoi film, lo considero un privilegio. Sarà una grande avventura lavorare con lui nei prossimi anni».

Refrattario ai riflettori, Murphy vive lontano da Hollywood, a Dublino, con la famiglia e un ristretto gruppo di amici di lunga data: «Come molti irlandesi sono andato a lavorare e vivere a Londra e poi a Los Angeles. Hollywood non è un luogo vero, solo un mito costruito dalla gente. Sono tornato perché sono irlandese e amo gli irlandesi. Sono sul set a Manchester da cinque mesi, mi mancano». La sesta stagione di Peaky Blinders riparte da una sospensione drammatica: «Sono passati 10 anni dal primo ciak, mai avremmo pensato a un tale seguito. È successo lentamente, ma tutto torna perché la scrittura è potente, originale. Mi sento molto legato a Tommy Shelby, non c’è nessuno più diverso da me eppure mi pare di comprenderlo fino in fondo».