Tilda Swinton omaggia Pasolini: "Basta un suo abito per capire il genio"
di Alberto Anile , di Alberto AnileGrosso modo un paio d'anni fa, durante un ricevimento, lo storico di moda Olivier Saillard raccontò di una performance ispirata a Pasolini a cui lavorava da tempo con la sua amica Tilda Swinton. "Adorerei vedere i costumi dei suoi film", si lasciò maliziosamente scappare Saillard. Clara Tosi Pamphili, storica della moda pure lei, lo mise subito in contatto con l'atelier di Danilo Donati, e nel gennaio 2020 Saillard e Tilda Swinton erano a Roma ad accarezzare stoffe e vestiti, molti dei quali chiusi in scatola dall'epoca delle riprese. La presentazione era prevista a Parigi; bloccata dall'epidemia, debutta stasera a Roma, negli spazi industriali del Mattatoio. Il titolo è Embodying Pasolini; la organizza Zétema per Romaison, a cura della stessa Pamphili, dal vivo solo per pochi prenotati (ma c'è anche lo streaming, dalle 18 alle 22 su www.romaison.it, visibile fino al 27 giugno). Per due ore l'attrice si muoverà…
Grosso modo un paio d'anni fa, durante un ricevimento, lo storico di moda Olivier Saillard raccontò di una performance ispirata a Pasolini a cui lavorava da tempo con la sua amica Tilda Swinton. "Adorerei vedere i costumi dei suoi film", si lasciò maliziosamente scappare Saillard. Clara Tosi Pamphili, storica della moda pure lei, lo mise subito in contatto con l'atelier di Danilo Donati, e nel gennaio 2020 Saillard e Tilda Swinton erano a Roma ad accarezzare stoffe e vestiti, molti dei quali chiusi in scatola dall'epoca delle riprese. La presentazione era prevista a Parigi; bloccata dall'epidemia, debutta stasera a Roma, negli spazi industriali del Mattatoio. Il titolo è Embodying Pasolini; la organizza Zétema per Romaison, a cura della stessa Pamphili, dal vivo solo per pochi prenotati (ma c'è anche lo streaming, dalle 18 alle 22 su www.romaison.it, visibile fino al 27 giugno). Per due ore l'attrice si muoverà dentro e fuori quei costumi, e quindi dentro e fuori il ricordo di quei film; dovrebbe iniziare (col condizionale, essendoci molto spazio per l'improvvisazione) con le stoffe preziose del Decameron e finire col vestitino di Totò in Uccellacci e uccellini.
Ieratica e insondabile sulla scena, nel backstage la Swinton è il relax personificato, costantemente illuminata dall'intelligenza e dall'humour. "Come Olivier, ho conosciuto Pasolini prima di tutto come poeta, quando ero studente", racconta. "Il primo suo film che ho visto è Comizi d'amore: lo trovai estremamente romantico ma anche punk; d'altra parte, secondo me, grattando il punk viene sempre fuori il romantico. Fu poi Derek Jarman a farmi vedere Il vangelo secondo Matteo. Giravo con lui Caravaggio, il mio primo film; quando ci chiedevamo se era possibile tenere un primo piano molto a lungo, ricordavamo Pasolini e concludevamo di sì; in quell'occasione Pasolini è stato un santo patrono, un'influenza fondamentale". In scena, Tilda Swinton tirerà fuori da scatole gli antichi costumi, li presenterà, li indosserà, in un certo senso ridarà loro vita, senza rifare o reinterpretare brani dei film. "Al massimo ci sarà un gesto, un piccolo riferimento a una scena", spiega. "I costumi del cinema hanno già avuto una vita nei frame della pellicola ma hanno conservato un carisma travolgente. Toccare il vestito indossato da Pasolini nei Racconti di Canterbury ti fa vibrare, e sfido chiunque a non provare qualcosa di elettrico e pericoloso davanti ai costumi di Salò". Il suo film di Pasolini preferito? "Una domanda impossibile! Direi Uccellacci e uccellini, che trovo molto "puro". Tutti i film di Pasolini sono puri ma lì la polemica, la poesia e lo humour convergono in un modo particolare".
Tilda Swinton è abituata agli azzardi. È stata un essere senza età e senza tempo in Orlando, due gemelle in Ave, Cesare!, perfino una sorta di doppio di David Bowie nel video di The Stars (are out tonight); ora, in un certo, impersona Pasolini. "Per me è un onore, mai una competizione. Il mio tentativo è di riproporre qualcuno in un modo che loro stesso amerebbero, soprattutto nel caso di Bowie che conoscevo personalmente. Lo spirito che mi guida è più quello di una collaborazione. Non un duello: una sorta di fratellanza". Ma definirla attrice non è esatto. "Io mi definisco soprattutto una performer. Il mio lavoro fin dall'inizio è stato improvvisare, usando il mio istinto, anche come autrice. Sono in grado di recitare, certo, ma ciò a cui sono interessata da sempre è la performance. Poi penso sempre che altri attori a un certo punto dicano che io non sono una vera attrice, allora preferisco dirlo subito io", sorride.
La passione per i costumi nasce comunque ben prima del progetto pasoliniano. "Il costume è un codice che permette allo spettatore di capire subito tante cose. Per me stessa è un grande nutrimento". Collabora spesso con i registi ai costumi? "Diciamo che scelgo registi che mi permettono di collaborare con loro su questo", ride. "Alcuni, come Jim Jarmusch, vanno per esclusione: io propongo qualcosa, e lui: questo no, questo no, questo sì!".
Al cinema la vedremo prossimamente in Three Thousand Years of Longing, il nuovo film di George Miller, le cui riprese si sono appena concluse in Australia. "Interpreto un'accademica che va a Istanbul per una conferenza su storie e miti. Un giorno in un suk prende una bottiglietta, la strofina e ne esce un enorme genio, interpretato da Idris Elba, che mi chiede di esprimere tre desideri. Io rispondo che ho già tutto ciò di cui ho bisogno, e di lì parte una lunga conversazione sul desiderio...". La performance di stasera è un evento unico, il Covid ha bloccato molti progetti: dopo Roma, si vedrà. "Come per molte altre cose", dice la Swinton, "in questo momento è saggio fare un passo per volta".