Il tempo vola, e a Shyamalan fa tanta paura
di Lorenzo Ormando , di Lorenzo OrmandoDa oltre 20 anni M. Night Shyamalan si diverte a mettere a disagio il pubblico. Che si tratti di una storia di fantasmi (Il sesto senso), di due fratelli che vanno a trovare i nonni e scoprono un orribile segreto (The Visit) o di un uomo affetto da disturbo dissociativo dell’identità che rapisce ragazze a caso (Split), il 50enne indiano naturalizzato statunitense ci ha abituati a thriller psicologici pieni di colpi di scena che entrano nel campo del paranormale. «Sono sempre in cerca di un cattivo fuori dal comune» afferma il regista. Nell’avvincente Old, il nuovo film in sala da mercoledì 21 luglio, ne ha trovato uno più singolare del solito: il tempo.
Ispirato alla graphic novel Castello di sabbia di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters, ruota at…
Da oltre 20 anni M. Night Shyamalan si diverte a mettere a disagio il pubblico. Che si tratti di una storia di fantasmi (Il sesto senso), di due fratelli che vanno a trovare i nonni e scoprono un orribile segreto (The Visit) o di un uomo affetto da disturbo dissociativo dell’identità che rapisce ragazze a caso (Split), il 50enne indiano naturalizzato statunitense ci ha abituati a thriller psicologici pieni di colpi di scena che entrano nel campo del paranormale. «Sono sempre in cerca di un cattivo fuori dal comune» afferma il regista. Nell’avvincente Old, il nuovo film in sala da mercoledì 21 luglio, ne ha trovato uno più singolare del solito: il tempo.
Ispirato alla graphic novel Castello di sabbia di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters, ruota attorno a una famiglia in vacanza su un’isola tropicale: Guy (Gael García Bernal) e la moglie Prisca (Vicky Krieps) stanno per divorziare ma non vogliono dirlo ai figli. Potrebbero essere costretti a farlo prima del previsto, dato che sulla spiaggia dove sono stati condotti le lancette corrono più velocemente del normale. I bambini diventano adolescenti sotto lo sguardo sconcertato dei genitori, che a loro volta invecchiano a vista d’occhio. «All’inizio mi sono chiesto se una cosa esistenziale come il tempo potesse spaventare quanto un mostro o un killer, finché ho capito che è un pensiero che molti trovano orribile perché legato alla paura della morte» dice, spiegando che c’è una cosa universale che accomuna ognuno di noi. «Guardiamo i figli crescere o i nostri genitori diventare fragili e ci sembra che il tempo sia volato. Com’è possibile che quelle davanti a noi non siano più le persone che conoscevamo? Dov’è finita la loro forza?».
È una domanda dolorosa che lui stesso si è posto di recente visto che il padre soffre di demenza senile: «Lui, che ha lasciato l’India per Philadelphia, scriveva nei suoi diari di voler avere successo negli Usa. Gli mostro i poster di Old e dico: “Papà, là c’è il tuo cognome”, ma non sono certo che si renda conto. È emozionante pensare che io e le mie figlie (una regista, l’altra musicista, ndr) realizziamo i suoi sogni». Pur di riunire questo cast, che include anche Rufus Sewell e Alex Wolff, ha girato in piena pandemia nella Repubblica Dominicana durante la stagione degli uragani. Non è tipo che si lascia intimorire dai limiti: «Faccio piccoli film, che finanzio e giro in una sola location, senza grandi nomi o molte comparse. Old era esattamente il tipo di film che potevamo realizzare durante la pandemia perché è ambientato in esterni». La scelta di attori con background diversi è legata al bisogno di maggiore rappresentazione. «Qualche giorno fa ho chiesto a Gael: “Quando è stata l’ultima volta che hai visto un attore messicano al centro di un blockbuster estivo?”. Nessuno ha un ruolo legato all’etnia, interpretano un padre, una moglie, un marito. Il mondo è pronto a sentire altri accenti e a vedere sullo schermo persone di provenienze diverse.