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L'estate di Claudio Bisio: "Torno sul set e voglio poter ridere di tutto"

A breve sul set di un nuovo film, poi nella nuova stagione della serie Sky 'Cops', l'anniversario di Zelig tutto da celebrare e il ritorno in teatro. "Nel nostro lavoro vince il linguaggio forte, l'importante è che il pubblico non sia mai bacchettone"
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Claudio Bisio trascorrerà il resto dell'estate a Roma: «Tra tre settimane inizio a girare un film diretto da Paolo Costella: sarà l'adattamento di Sentimental, un film spagnolo molto strano, tratto da un testo teatrale. È la storia di due coppie: quella interpretata da me e Vittoria Puccini invita per un aperitivo i vicini del piano di sopra, che saranno Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini. Giriamo in un vero appartamento a Trastevere, vicino all'Orto Botanico» anticipa quando lo incontriamo al Forte Village (Cagliari) dove è in corso la quarta edizione del Filming Italy Sardegna Festival. Fa una pausa, si porta una mano alla testa: «Mamma mia, tutto agosto a Roma... » si lamenta, ma con ironia.

Claudio Bisio al Filming Italy Sardegna Festival 

In realtà l'attore, conduttore, cabarettista e doppiatore piemontese …

Claudio Bisio trascorrerà il resto dell'estate a Roma: «Tra tre settimane inizio a girare un film diretto da Paolo Costella: sarà l'adattamento di Sentimental, un film spagnolo molto strano, tratto da un testo teatrale. È la storia di due coppie: quella interpretata da me e Vittoria Puccini invita per un aperitivo i vicini del piano di sopra, che saranno Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini. Giriamo in un vero appartamento a Trastevere, vicino all'Orto Botanico» anticipa quando lo incontriamo al Forte Village (Cagliari) dove è in corso la quarta edizione del Filming Italy Sardegna Festival. Fa una pausa, si porta una mano alla testa: «Mamma mia, tutto agosto a Roma... » si lamenta, ma con ironia.

Claudio Bisio al Filming Italy Sardegna Festival 

In realtà l'attore, conduttore, cabarettista e doppiatore piemontese è più che grato di poter tornare a lavorare, specialmente dopo un anno e mezzo di stop forzato a causa della pandemia. «E del Covid, che ho avuto, perché non ci facciamo mancare niente». Rilassato e in forma, ha appena completato le riprese di Cops 2 - Una banda di poliziotti, due nuove storie targate Sky in cui tornerà a vestire i panni del Commissario Cinardi: il quale, di fronte alla possibilità che il proprio commissariato venga dismesso per mancanza di furti, si è inventato una serie di reati insieme ai colleghi, con conseguenze catastrofiche (torna lo stesso cast, di cui fanno parte anche Francesco Mandelli, Dino Abbrescia, Pietro Sermonti e Giulia Bevilacqua). «La regia è di Luca Miniero, con cui avevo già lavorato in Benvenuti al Sud: sta montando i nuovi episodi, che dovrebbero debuttare in autunno. La prima stagione era andata benissimo, ma visto che le storie gialle non erano molto a fuoco è stato ingaggiato come sceneggiatore Sandrone Dazieri». La differenza si vede, garantisce Bisio, la cui strada si era già intrecciata con quella dello scrittore cremonese nel 2006, con l'adattamento cinematografico de La cura del gorilla.

Una scena della serie 'Cops' 

La seconda parte dell'anno è ricchissima di novità: oltre a doppiare nuovamente il Conte Dracula nel quarto capitolo di Hotel Transylvania, Bisio è particolarmente emozionato per il ritorno di Zelig. Tre le puntate previste, che debutteranno a novembre su Canale 5. Il pretesto è il 25esimo anniversario dalla prima puntata, andata in onda nell'ottobre 1996, quando il titolo era ancora Facciamo Cabaret. «Dovremmo anche ricordare che quest'anno ricorre il 35esimo anniversario dalla nascita dello Zelig, a Milano» dice, spiegando che oltre ad ospitare nuovi talenti gli piacerebbe invitare i grandi comici delle edizioni passate, anche solo per un saluto dal palco. «Checco Zalone è nato con noi a Zelig, se accettasse di tornare sarei felicissimo».

Sono trascorsi quasi 10 anni dall'ultima volta che ha condotto il programma, ma non ha mai smesso di occuparsi di comicità: «Frequento i locali milanesi, che in questi ultimi tempi si sono ripopolati, come La Santeria e Ghe Pensi Mi: luoghi il cui centro artistico è lo stand-up all'americana. Da quando ho smesso di fare Zelig ho notato un calo di interesse da parte del pubblico rispetto alla comicità e una minore ricerca di novità. Forse avevo smesso di fare il programma anche per via di una certa stanchezza e ripetitività, ero stufo dei soliti tormentoni» ammette. Tuttavia vede una generazione di giovani e giovanissimi che sta creando nuovi contenuti. «Adoro Valerio Lundini: è molto di nicchia e non fa ridere tutti, certo, ma mi diverte molto».

Come crede che sia cambiata la comicità rispetto a dieci anni fa? Ci sono cose che oggi non ci divertono più, argomenti e temi off limits? Ci pensa su: «Credo che si possa ridere di qualunque cosa, non porrei limiti di alcun tipo. Per questo, anche a coloro che non mi piacciono, riconosco la libertà di dire tutto. Io ho un'etica, una mia morale: ho 40 anni di attività alle spalle, sapete le cose che ho detto e quelle che non ho detto. Mi auguro che il pubblico sia aperto e non bacchettone». Potrà verificarlo di persona, visto che a ottobre organizzeranno dei laboratori in due locali di Milano, lo Zelig e l'Apollo, per fare casting e sperimentare un po'. «Voglio capire cosa piace o meno alla gente. Andate a rivedervi gli sketch di Checco Zalone, è sempre stato dissacrante: io fingevo di riprenderlo, ma ero complice e felice che facesse quelle battute. Spero che quel tipo di commedia continui: il linguaggio deve essere sempre molto forte, anche se non so quanto sia adatto alla prima serata di Canale 5. Tuttavia non sarebbe giusto edulcorare».

Trent'anni fa usciva Mediterraneo, vincitore dell'Oscar come miglior film straniero: si trattava del suo quarto film insieme a Gabriele Salvatores, con il quale aveva debuttato sul grande schermo nel 1983 con Sogno di una notte d'estate. «Di Mediterraneo ho ricordi bellissimi, è stato Gabriele a buttare me, Antonio Catania e Gigio Alberti nel rutilante mondo del cinema. Uscì nel 1991 e alcuni critici non ne parlarono bene, attaccandolo sul piano della storicità. Forse avevano pure ragione, il film era storicamente scorretto, ma viva, viva, viva! » esclama, allargando le braccia. « È grazie alla sua vitalità se c'è ancora gente che continua a parlarne dopo 30 anni».

Nel corso della carriera ha recitato in 43 film, dividendosi tra commedie d'autore e popolari, pellicole intimiste e drammi, ottenendo 3 candidature al David di Donatello e 2 ai Nastri d'Argento. «Si può fare (ispirato alle storie vere delle cooperative sociali nate per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi dopo la Legge Basaglia, ndr) resta un progetto del cuore, una storia che tocca un tema importante come la malattia mentale attraverso la commedia. Mi è capitato di rivederlo spesso con il pubblico e ogni volta la gente ride tanto, molto più di altre pellicole che ho girato e che erano esplicitamente delle commedie. Oggi vorrei prendere parte a film in grado di trattare argomenti profondi con leggerezza». Da gennaio a marzo tornerà al Teatro Stabile di Genova con lo spettacolo La mia vita raccontata male, un monologo diretto da Giorgio Gallione e tratto da tutti i romanzi di Francesco Piccolo. « l titolo è ispirato a quello di una graphic novel di Gipi (La mia vita disegnata male, ndr), non cominciate a dire che abbiamo copiato» ride. Avrebbero dovuto debuttare lo scorso gennaio, ma le restrizioni gliel'hanno impedito: «A dicembre 2020 abbiamo fatto le prove: avevo quasi memorizzato tutto il testo, ma è stata una fatica inutile perché alla fine non abbiamo potuto portarlo in scena».

Il teatro è stato, prosegue, uno dei mondi più colpiti dal Covid: « Qualche giorno fa sono andato a vedere lo spettacolo Nel guscio, tratto da Ian McEwan: una fila in platea era occupata e una no, mentre accanto ad ogni persona seduta c'erano due posti vuoti. Come mai, in aereo, siamo tutti attaccati?» si interroga, polemico. È favorevole al Green pass e ammette di aver discusso ultimamente con alcuni colleghi che non sono convinti: «Do per scontato che chi è in contatto col pubblico e decide di non vaccinarsi resti a casa. Non volete il vaccino? Siete liberi di scegliere. Ciò significa però che non andrete a teatro, al cinema o in discoteca, oppure che lo farete solo con tampone negativo. Sono un sostenitore del Green pass: è un fatto sociale, solo così potremo ricominciare a vivere».