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Suicide Squad, Margot Robbie è ancora Harley: "La mia eroina folle, cattiva tra i cattivi"

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'Missione suicida' è il secondo capitolo della saga all-star, regia di james Gunn, in sala dal 5 agosto e in anteprima italiana il 29 al festival di Giffoni. L'attrice ritrova il personaggio amato dai fan del fumetto: "Ormai lei ed io siamo una cosa sola"
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Sì, la stella marina gigante che minaccia il mondo, il boss Idris Elba cuor di papà con le sue armi letali, Sylvester Stallone mezzo squalo che si mangia i nemici e assaggerebbe pure i compagni di squadra, Viola Davis grande capo ambiguo, John Cena il Peacemaker pronto a far fuori tutti in nome della pace. Ma nella Suicide Squad, il mucchio selvaggio di supercattivi liberati per la missione impossibile nell’isola di Corto Maltese, la più carismatica è sempre lei, la regina di cuori Harley Quinn, l’audace e sensuale Margot Robbie, 31 anni, produttrice, attrice tre volte candidata all’Oscar, nella filmografia Tarantino e Scorsese.

Lo sa bene James Gunn, già regista di I guardiani della galassia esiliato per una serie di tweet scorretti e poi richiamato dalla Disney e nel frattempo dalla Warner, budget colossale e carta bianca per infarcire di follia, violenza e battute demenziali il nuovo capitolo, Suicide Squad: Missione suicida, in…

Sì, la stella marina gigante che minaccia il mondo, il boss Idris Elba cuor di papà con le sue armi letali, Sylvester Stallone mezzo squalo che si mangia i nemici e assaggerebbe pure i compagni di squadra, Viola Davis grande capo ambiguo, John Cena il Peacemaker pronto a far fuori tutti in nome della pace. Ma nella Suicide Squad, il mucchio selvaggio di supercattivi liberati per la missione impossibile nell’isola di Corto Maltese, la più carismatica è sempre lei, la regina di cuori Harley Quinn, l’audace e sensuale Margot Robbie, 31 anni, produttrice, attrice tre volte candidata all’Oscar, nella filmografia Tarantino e Scorsese.

Lo sa bene James Gunn, già regista di I guardiani della galassia esiliato per una serie di tweet scorretti e poi richiamato dalla Disney e nel frattempo dalla Warner, budget colossale e carta bianca per infarcire di follia, violenza e battute demenziali il nuovo capitolo, Suicide Squad: Missione suicida, in anteprima italiana al Festival di Giffoni il 29 luglio, in sala dal 5 agosto. I detenuti in azione «non sono un gruppo di amiconi, non diventano buoni. Molti restano terrificanti,metà ci lascia la pelle. Altrimenti che missione suicida è?» dice Gunn, che per questo ha ricevuto minacce social dei fan dei vari personaggi del fumetto di John Ostrander. Non è tenero neanche nei confronti di Harley Quinn, che viene torturata da un terribile dittatore, ma quando i colleghi arrivano a salvarla scoprono che ha già fatto tutto da sé.

Con il suo vestito rosso, il trucco sbavato, le battute scatologiche, il personaggio somiglia ancor di più alla versione del fumetto. «Con Gunn — ci racconta l’attice via zoom — abbiamo voluto avvicinarci all’immagine amata dai fan, usando il rosso e il nero, il trucco anni 60». Gunn ha coniato una magnifica frase per il suo giubbotto, “Live fast, die clown”. Dopo essere stata dipendente da Joker nel primo Suicide Squad ed essersi emancipata nel suo film d’assolo Birds of prey, «Harley stavolta è libera, gioiosa portatrice di caos. La porto dentro di me anche fuori dal set. Ci siamo date tanto l’una con l’altra. Harley vive il momento, non ripensa al prima o al dopo. È un atteggiamento liberatorio che ho imparato anch’io».

Il motivo per cui è così popolare? «La personalità, le battute scorrette, e una gran voglia d’azione. Per anni si immaginava che al pubblico femminile non piacessero i combattimenti, abbiamo dimostrato il contrario». L’attrice si è allenata duramente per il film e ha fatto scene complicate senza controfigura. «Il primo giorno di set mi sono ritrovata a correre su una spiaggia schivando i proiettili, tra il frastuono delle esplosioni... mi sentivo in una scena di guerra di quei film anni 70, che adoro. Abbiamo usato gli effetti al minimo». Non si sbottona sui progetti futuri «di sicuro ho voglia di fare un’altra avventura con lei, anche se ci vuole una piccola pausa, perché è meravigliosamente estenuante».

Ha qualcosa di sanguinario e clownesco anche King Shark, una sorta di minotauro con la parte superiore da squalo e la voce di Stallone (Gunn ha scritto il ruolo per lui), un omaggio al film di Spielberg che Gunn adora, «James lo ha voluto con una gamma di sentimenti ridottissima, qualcosa di infantile, naif. Non è amato, perché ha il vizio di mangiare le persone sbagliate nel momento sbagliato. Come il Gobbo di Notre-Dame si sente un reietto, ma in lui c’è una sorta di nobiltà. Vorrebbe amici e magari anche l’amore. Per fortuna non gli manca un assurdo umorismo tutto suo».