Ryan Reynolds è 'Free Guy' al cinema: un uomo solo per salvare il mondo
di Arianna Finos , di Arianna FinosRyan Reynolds, attore piacente dotato di autoironia, ha costruito la carriera grazie alle commedie e ai supereroi, dal dimenticabile Lanterna Verde al gloriosamente demenziale Deadpool. Dieci anni fa il divo canadese era il più bello del mondo secondo People, oggi, a 44 anni, è marito della collega Blake Lively e padre di tre figli dai due ai sette anni. È protagonista e produttore di Free Guy — Eroe per gioco, commedia fantasy di Shawn Levy, al Festival di Locarno il 10 agosto e in sala con Disney il giorno dopo. Reynolds è un “Npc”, un personaggio minore controllato da algoritmi ai margini dell’azione nel videogame Free City. Ma l’incontro con l’hacker/avatar Molotov Girl (Jodie Comer, la serial killer di Killing Eve) gli regala consapevolezza e la forza di salvare il suo mondo da chi progetta di spegnerlo.
“Free Guy” è il riscatto di chi fa una vita da non protagonista.
«È un personaggi…
Ryan Reynolds, attore piacente dotato di autoironia, ha costruito la carriera grazie alle commedie e ai supereroi, dal dimenticabile Lanterna Verde al gloriosamente demenziale Deadpool. Dieci anni fa il divo canadese era il più bello del mondo secondo People, oggi, a 44 anni, è marito della collega Blake Lively e padre di tre figli dai due ai sette anni. È protagonista e produttore di Free Guy — Eroe per gioco, commedia fantasy di Shawn Levy, al Festival di Locarno il 10 agosto e in sala con Disney il giorno dopo. Reynolds è un “Npc”, un personaggio minore controllato da algoritmi ai margini dell’azione nel videogame Free City. Ma l’incontro con l’hacker/avatar Molotov Girl (Jodie Comer, la serial killer di Killing Eve) gli regala consapevolezza e la forza di salvare il suo mondo da chi progetta di spegnerlo.
“Free Guy” è il riscatto di chi fa una vita da non protagonista.
«È un personaggio che si stacca dallo sfondo per diventare una persona nuova. Mi ricorda il Peter Sellers di Oltre il giardino, ha l’innocenza di un bimbo e mi ha fatto guardare al mondo con occhi nuovi. A staccarlo dalla routine è l’incontro con Molotov Girl, con lei la sua interiorità cresce e diventa più dinamica».
Il film è zeppo di riferimenti.
«Da Elf a Ritorno al futuro, E.T. e The Truman show. Penso ai film prodotti da Amblin negli anni Ottanta e Novanta: parlavano di desideri da realizzare e ti facevano uscire dalla sala con un sorriso sognante. Gli ultimi anni sono stati difficili per molti, volevamo un film che fosse un concentrato di gioia».
Chris Evans e tanti divi ospiti.
«Su Hollywood e l’industria cinematografica si sono scritte cose terribili, in parte vere. Ma c’è anche una comunità di persone meravigliose. Chris era a Boston, mi ha risposto “arrivo in cinque minuti” senza neanche chiedere per cosa fosse. E così Hugh Jackman, Dwayne Johnson, John Krasinski e gli altri».
C’è anche lei in versione “Pro”, muscoloso e mesciato.
«Trovo più divertente l’avatar che mi propone la collega Jodie, il coniglio rosa gigante del film. La versione “Pro” non è il tipo di corpo che desidero. È stato bizzarro vedermi come un Hulk da 400 chili con i capelli a punta. Parlando seriamente, mi preoccupa una società in cui guardiamo troppo a noi stessi, senza curiosità per gli altri. Vorrei si tornasse a osservare senza per forza valutare, magari sui social».
Il suo antieroe vive sempre lo stesso giorno. Il suo quale sarebbe?
«Ho tre figli piccoli, la mia vita è un po’ un loop: svegliati, preparali per la scuola, dagli da mangiare, accompagnali, torna a casa, prova ad andare in palestra... Tipo “risciacqua e ripeti”. Anni fa ho fatto un viaggio in Australia cercando di arrivare da Sydney a Perth in moto, cosa che ho scoperto a metà strada essere un’idea stupida. Ma ricordo che alcuni di quei momenti avrei potuto ripeterli per tutta la vita, sentire musica nel casco attraversando le Blue Mountains».
Il momento e la persona che hanno cambiato la sua vita?
«A 19 anni mi sono trasferito in California per unirmi a un gruppo comico di improvvisazione. La parte canadese di me si assicurava che tutti nello show stessero sotto ai riflettori, stavo un passo indietro. Un giorno il regista mi convoca: “Ryan, prenditi quel fottuto palco, vai là fuori e sii aggressivo. Non significa sminuire o togliere spazio ad altri, devi avere il tuo momento”. Da allora ho smesso di scusarmi per il mio lavoro, sono salito sul palco e questo ha aiutato gli altri e me a essere più forti»
La scommessa di “Free Guy”?
«Oggi è raro avere il via libera a un blockbuster non basato su un fumetto o un sequel. Devi fare film migliori, se non hai una base di fan su cui contare».