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Raffaello, la mostra alle Scuderie del Quirinale in un doc

Il film diretto da Phil Grabsky racconta la preparazione e il successo dell'esposizione dello scorso anno a Roma. In sala dal 13 al 15 settembre
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Non poteva che diventare un film la mostra kolossal di Raffaello dello scorso anno a Roma. E infatti Phil Grabsky, il regista britannico che ormai è un'autorità nel documentario d'arte (da Matisse Live a Il giovane Picasso e Leonardo: le opere), non si è fatto sfuggire l'occasione. Ma Raffaello alle Scuderie del Quirinale (Raphael Revealed), che sarà distribuito nelle sale italiane da Adler Entertainment il 13, 14 e 15 settembre, non è semplicemente la registrazione di un'esposizione eccezionale: oltre 200 capolavori prestati da tutto il mondo per una cifra assicurativa da record. Si tratta della ricostruzione di una vita. Un biopic in piena regola, che mette insieme i tasselli di un'esistenza unica. Quella di un pittore che il 6 aprile 1520 moriva a 37 anni, lasciando la città dei papi sgomenta.

Non poteva che diventare un film la mostra kolossal di Raffaello dello scorso anno a Roma. E infatti Phil Grabsky, il regista britannico che ormai è un'autorità nel documentario d'arte (da Matisse Live a Il giovane Picasso e Leonardo: le opere), non si è fatto sfuggire l'occasione. Ma Raffaello alle Scuderie del Quirinale (Raphael Revealed), che sarà distribuito nelle sale italiane da Adler Entertainment il 13, 14 e 15 settembre, non è semplicemente la registrazione di un'esposizione eccezionale: oltre 200 capolavori prestati da tutto il mondo per una cifra assicurativa da record. Si tratta della ricostruzione di una vita. Un biopic in piena regola, che mette insieme i tasselli di un'esistenza unica. Quella di un pittore che il 6 aprile 1520 moriva a 37 anni, lasciando la città dei papi sgomenta.

Il racconto parte da qui: da una triste alba romana, con le campane che suonano a lutto e la macchina da presa che vola tra Castel Sant'Angelo e piazza San Pietro. I funerali sono da popstar: con un corteo di ricchi e famosi dell'epoca e un cordoglio popolare che scorta il feretro fino alla sepoltura al Pantheon. L'epigrafe sulla lapide non usa tanti giri di parole: "Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d'essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire". Insomma, un mito come i contemporanei Leonardo e Michelangelo. "Ma la sua opera risulta più complessa e sorprendente - spiega Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale e curatore della mostra - Aveva la capacità di progettare e organizzare, sapeva rappresentare l'autorità, come è evidente nel Ritratto di Leone X degli Uffizi, attorno al quale è stato costruito il percorso espositivo". Per non dire che lui, a differenza dei "rivali", non lasciava alcun lavoro incompiuto.

Il film raccoglie le testimonianze intorno al "Cittadino Raffaello", lasciando intervenire chi lo ha conosciuto bene, almeno attraverso i dipinti e i documenti, come l'ex direttore della National Gallery di Londra Nicholas Penny, gli storici Tom Henry, Patricia Rubin Arnold Nesselrath e il presidente delle Scuderie del Quirinale Mario De Simoni.

Le immagini di Grabsky si soffermano sul backstage della mostra: l'arrivo delle opere e l'allestimento in progress, le sale vuote e tirate a lucido. Ma poi il set si sposta, inseguendo a ritroso l'origine e le tappe del genio. Ecco allora Urbino e il Palazzo Ducale nella cui orbita era inserito Giovanni Santi, padre di Raffaello e pittore anche lui. Poi Perugia, Città di Castello, Siena e Firenze, fino alle chiese romane e, ovviamente, le Stanze vaticane. Ovunque il ragazzo prodigio lascia capolavori. Come in ogni film che si rispetti, non manca l'amore. Ci fu di certo per Margherita Luti, figlia di un panetterie di Trastevere, che l'artista ritrae più volte, legandola per sempre a sé con la firma lasciata sul bracciale dove indugia la macchina da presa: per tutti lei sarà sempre la Fornarina.

I disegni esposti alla mostra di Roma sono il colpo di scena finale. Non si sono mai visti così. È da questi che appare chiaro, come spiega la studiosa Sylvia Ferino Pagden, quanto lo scopo principale di Raffaello fosse uno solo: portare la bellezza nel mondo e renderlo un posto migliore.