'Lo sciame', cavallette assassine nel fanta-horror francese
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiIn un'intervista di qualche anno fa, realizzata per il programma televisivo Fuori orario, Francis Coppola diceva di apprezzare solo i film che riuscivano a sorprenderlo. Cosa sempre più rara, visto che anche i migliori scontano una dose di prevedibilità nel timore di distogliere lo spettatore dalla sua zona di comfort. Non è così per Lo sciame, produzione francese in origine destinata alla Settimana della Critica di Cannes 2020, stoppata dalla pandemia poi riparata in vari festival del cinema fantastico (tra cui Sitges, che le ha assegnato il premio della giuria e quello per l'interpretazione femminile) e da pochi giorni disponibile su Netflix, dove è attualmente il film più visto.
In un'intervista di qualche anno fa, realizzata per il programma televisivo Fuori orario, Francis Coppola diceva di apprezzare solo i film che riuscivano a sorprenderlo. Cosa sempre più rara, visto che anche i migliori scontano una dose di prevedibilità nel timore di distogliere lo spettatore dalla sua zona di comfort. Non è così per Lo sciame, produzione francese in origine destinata alla Settimana della Critica di Cannes 2020, stoppata dalla pandemia poi riparata in vari festival del cinema fantastico (tra cui Sitges, che le ha assegnato il premio della giuria e quello per l'interpretazione femminile) e da pochi giorni disponibile su Netflix, dove è attualmente il film più visto.
Mentre instaura un'atmosfera efficacemente ansiogena, che ti mette a disagio scena dopo scena, Lo sciame rivela di possedere altre qualità. Intanto disegna la psicologia della protagonista (ottimamente interpretata dall'attrice della Comédie Fançaise Suliane Brahim) e la sua crescente ossessione come effetti di una logica della produttività tra le più spietate. Dove la campagna, ben lontana dal luogo idilliaco di tanti film, diventa l'inferno dei piccoli produttori che spremono sudore e sangue, stritolati dalla crisi dell'agricoltura e dalle leggi del mercato capitalista.
Fin dalle prime scene il regista Just Philippot (al suo primo lungometraggio) stabilisce un'atmosfera sospesa. La fattoria di Virginie è un luogo a parte, con uno strano laboratorio dove le cavallette sono rinchiuse in sacchi simili a quelli per l'allenamento da boxe. Si sente soprattutto il rumore che producono ("zillare", è il termine onomatopeico), più inquietante della loro stessa visione. Prima che si rivelino una minaccia, diventando cannibali a causa degli esperimenti della donna, gli insetti sono ripresi singolarmente, con macrofotografia realistica e un dosaggio discreto di effetti speciali, come in un documentario di etologia. Solo dopo la moltiplicazione nella nube dello sciame daranno luogo ad alcune scene da repertorio orrorifico. Tra tutti i film di flagello animale, però (dal capolavoro Gli uccelli a Frogs, da Aracnofobia agli infiniti titoli sugli squali), Lo sciame è quello che "colpevolizza" di meno le calunniate creature, ponendosi più vicino al piano della parabola ecologica che al livello - strumentale - del film di paura.