'Riders of Justice', la vendetta arriva dalla Danimarca
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiIl filone di appartenenza è il revenge-movie, quel tipo di film in cui l'eroe, colpito nei propri affetti, si vendica sanguinosamente sui colpevoli. In genere dà luogo a prodotti tra i più formattati: vedi la serie Taken con Liam Neeson, dove è difficile distinguere un episodio dall'altro. Al contrario, il regista danese Anders Thomas Jensen (Le mele di Adamo) fornisce, con Riders of Justice (disponibile su Sky Primafila), una variazione sul tema di sorprendente originalità. Già dal prologo, ispirato al famoso "effetto farfalla": per cui il battito d'ala di un lepidottero produce un uragano all'altro capo del mondo. A Tallinn, Estonia, una bambina chiede come regalo di Natale una bicicletta blu. Rubata su commissione a una adolescente danese, la bici scatena l'"effetto farfalla". Dovendo accompagnare la figlia a scuola in metropolitana, una donna è tra le vittime di un'esplosione. Tra i passeg…
Il filone di appartenenza è il revenge-movie, quel tipo di film in cui l'eroe, colpito nei propri affetti, si vendica sanguinosamente sui colpevoli. In genere dà luogo a prodotti tra i più formattati: vedi la serie Taken con Liam Neeson, dove è difficile distinguere un episodio dall'altro. Al contrario, il regista danese Anders Thomas Jensen (Le mele di Adamo) fornisce, con Riders of Justice (disponibile su Sky Primafila), una variazione sul tema di sorprendente originalità. Già dal prologo, ispirato al famoso "effetto farfalla": per cui il battito d'ala di un lepidottero produce un uragano all'altro capo del mondo. A Tallinn, Estonia, una bambina chiede come regalo di Natale una bicicletta blu. Rubata su commissione a una adolescente danese, la bici scatena l'"effetto farfalla". Dovendo accompagnare la figlia a scuola in metropolitana, una donna è tra le vittime di un'esplosione. Tra i passeggeri c'è Otto, il quale si convince che si tratti di un attentato collegato a una gang, i Riders of Justice, e persuade di ciò il marito della vittima, Markus, duro militare rientrato d'urgenza da una missione. Mentre la polizia latita, s'innesca un'inchiesta privata che si trasforma gradualmente in missione di vendetta.
Alla quinta collaborazione con Mad Mikkelsen (reduce dall'ottimo Un altro giro, il film danese premiato con l'Oscar), Jensen mette in scena un actioner diverso da tutti gli altri: con sparatorie e morti ammazzati, ma dove le situazioni sono sempre sfalsate (fino alla penultima scena, che rimescola tutte le carte in mano allo spettatore) e tinte di humour nero. Il matrimonio tra azione violenta e commedia, riuscito come di rado è dato vedere, si celebra soprattutto mediante tre personaggi di supporto, un trio di scienziati lunari, goffi e un tantino patologici: Otto, esperto di statistica appena licenziato; l'obeso Emmenthaler, specialista in riconoscimento facciale; il logorroico Lennart, che si finge psicologo nel tentativo di riconciliare con papà Markus l'adolescente Emma. A fronte di un Mikkelsen (volutamente) monolitico, giustiziere di poche parole che nasconde i sentimenti dietro un folto barbone nero, i tre compari sostengono le scene di commedia con vivacità e un affiatamento fuori del comune. Non servono solo a punteggiare gli episodi di combattimento, come avviene in tante commedie d'azione, ma spesso e volentieri diventano comprimari dell'eroe, fino a rubargli la scena.
Non è difficile intuire che, nel tratteggio di questi character ossessivi e borderline, la connivenza tra il regista e i tre interpreti sia stata fondamentale per estrarne tutto il potenziale comico. E basterebbe questo per fare di Riders of Justice un piccolo gioiello di cinema. Però c'è un di più, che invano cercheresti in un revenge movie confezionato secondo la ricetta tradizionale. Una specie di filosofia. Dalla consapevolezza di quanto sia illusorio esercitare un controllo sugli eventi umani alla persuasione che in fondo, ciascuno a suo modo, siamo tutti un po' disadattati.