Tadzio e Visconti, la maledizione della bellezza
di Natalia Aspesi , di Natalia AspesiUn vecchio, un vecchio inquietante, un guru, un barbone, molto alto, molto magro, con i gesti lenti, la pazienza di chi è altrove: ha 66 anni, l'età in cui i suoi coetanei fanno ancora i rubacuori: ma se lega in una treccia la massa dei capelli bianchi lunghi oltre le spalle che gli nascondono il viso, se lo si immagina senza la maschera della barba e dei baffoni pure bianchi, sotto quelle rughe, si scorgono lineamenti delicati e perfetti, la luce degli occhi grigi. È un vecchio in realtà bellissimo, ciò che resta e resiste oggi di chi a 15 anni era stato marchiato, e perduto, da una maledizione, quella di essere diventato "il più bel ragazzo del mondo": l'indimenticabile per sempre Tadzio, il fanciullo che sulla sabbia malata del Lido di Venezia dell'inizio Novecento, ossessiona il vecchio morente scrittore Gustav von Aschenbach del romanzo di Thomas Mann, Morte a Venezia che nel sontuoso, ambiguo, incantevole film di Lu…
Un vecchio, un vecchio inquietante, un guru, un barbone, molto alto, molto magro, con i gesti lenti, la pazienza di chi è altrove: ha 66 anni, l'età in cui i suoi coetanei fanno ancora i rubacuori: ma se lega in una treccia la massa dei capelli bianchi lunghi oltre le spalle che gli nascondono il viso, se lo si immagina senza la maschera della barba e dei baffoni pure bianchi, sotto quelle rughe, si scorgono lineamenti delicati e perfetti, la luce degli occhi grigi. È un vecchio in realtà bellissimo, ciò che resta e resiste oggi di chi a 15 anni era stato marchiato, e perduto, da una maledizione, quella di essere diventato "il più bel ragazzo del mondo": l'indimenticabile per sempre Tadzio, il fanciullo che sulla sabbia malata del Lido di Venezia dell'inizio Novecento, ossessiona il vecchio morente scrittore Gustav von Aschenbach del romanzo di Thomas Mann, Morte a Venezia che nel sontuoso, ambiguo, incantevole film di Luchino Visconti del 1971, è un musicista con il volto stanco di Dirk Bogarde che si incanta per quell'adolescente vestito da marinaretto.
Björn Andrésen, il "bellissimo" Tadzio di 'Morte a Venezia' di Visconti - trailer
Due registi svedesi, Kristina Lindström e Kristian Petri, in omaggio ai 50 anni del film, in cinque anni hanno realizzato un documentario su una vita di meraviglia e di dolore, di sogni irrealizzati e di tragedie inevitabili, la vita di Björn Andrésen, il più bel ragazzo del mondo oggi questo signore dentro uno svolazzante cappotto nero lungo sino a terra che nel suo minicucinino a Stoccolma si muove regalmente tra sporcizia e ruggine, scarafaggi e immondizie. Quando Luchino Visconti va in Svezia per trovare il suo Tadzio, vede decine di ragazzini biondi e belli, poi come una rivelazione, nella saletta dove l'osannato regista svillaneggia con nobile eleganza il suo seguito atterrito, si affaccia un alto e sottile fanciullo di tale serena grazia androgina, con i ricciuti capelli chiari, i lineamenti perfetti e quegli occhi grigi raccontati da Mann, che Visconti ne resta folgorato.
Morte a Venezia fu accolto con poco entusiasmo dalla critica, che lo trovò ridondante rispetto anche al capolavoro di Mann: non ricordo allora, ma oggi sui dizionari di cinema non si accenna al contenuto omosessuale che è anche nel romanzo, non solo nel film. Non era un mistero allora che Luchino fosse gay, né che vivesse con quel bellissimo giovane, Helmut Berger, un Tazdio cattivo, ma allora non importava a nessuno, forse eravamo più liberi, più intelligenti, meno disperati. Una mostra a Washington con sei grandi capolavori di Tiziano sta sollevando brontolii e addirittura un "allarme rosso" soprattutto il Ratto d'Europa a causa della stessa molestata, e non va bene. Per fortuna il documentario svedese non ha svegliato alcun Torquemada; e speriamo che col tempo nessuno ne pretenda il rogo assieme a tutti i film di Visconti e alla memoria del regista stesso, il nostro Kevin Spacey di più inestimabile valore.