'Eiffel', la fantastica avventura dell'ingegnere che creò la Dame de fer
di Marco Cicala , di Marco CicalaPer gli inglesi la "Signora di ferro" è Margaret Thatcher, per i parigini è invece la Torre Eiffel. La costruzione del più famoso tra i monumenti della capitale fu, come noto, un'impresa romanzesca, un'epopea che si prestava perfettamente al racconto cinematografico. Et voila: i francesi ne hanno ricavato il kolossal più atteso dell'anno. Costato 24 milioni di euro, Eiffel uscirà in patria a ottobre (in Italia sarà distribuito da Eagle Pictures), ma girovagando per Parigi puoi già avvistarne qualche manifesto qua e là.
Il film, diretto da Martin Bourboulon, ha avuto una gestazione macchinosa. Iniziate nel gennaio 2020, le riprese sono state interrotte dal lockdown per poi concludersi l'estate scorsa. "Non è un biopic né un affresco storico, ma una storia romantica" spiegava qualche giorno fa in un'interv…
Per gli inglesi la "Signora di ferro" è Margaret Thatcher, per i parigini è invece la Torre Eiffel. La costruzione del più famoso tra i monumenti della capitale fu, come noto, un'impresa romanzesca, un'epopea che si prestava perfettamente al racconto cinematografico. Et voila: i francesi ne hanno ricavato il kolossal più atteso dell'anno. Costato 24 milioni di euro, Eiffel uscirà in patria a ottobre (in Italia sarà distribuito da Eagle Pictures), ma girovagando per Parigi puoi già avvistarne qualche manifesto qua e là.
Il film, diretto da Martin Bourboulon, ha avuto una gestazione macchinosa. Iniziate nel gennaio 2020, le riprese sono state interrotte dal lockdown per poi concludersi l'estate scorsa. "Non è un biopic né un affresco storico, ma una storia romantica" spiegava qualche giorno fa in un'intervista Romain Duris, che dopo aver vestito i panni di Arsenio Lupin, di Molière e del moschettiere Aramis, porta adesso al cinema un altro eroe francese, Gustave Eiffel, considerato un "archistar" dell'Ottocento, benché in realtà fosse ingegnere.
Duris, classe 1974, si è calato nel personaggio concedendosi più di una licenza: "Per capire che uomo fosse" ha detto, "ho cercato molti documenti sulla sua vita privata. Ma le biografie erano avare di dettagli intimi. Perciò ho dovuto inventare il suo carattere, facendone un artista appassionato e un ardente innamorato". Romanzando parecchio, il film immagina che, durante i lavori della Tour, riaffiori nella vita dell'ormai affermato e coniugato Eiffel tale Adrienne Bourgès (interpretata da Emma Mackley), antico quanto infelice amore di gioventù. Sconvolto nei sentimenti da quel galeotto ritorno di fiamma, l'ingegnere progetterà il suo capolavoro a forma di "A" - A come Adrienne - in omaggio alla donna.
Peccato però che la struttura ad "A" fosse assai comune nelle torri metalliche ottocentesche. E peccato che il vero Eiffel tutto sia stato fuorché il focoso visionario dipinto dal film. Bassetto (1 metro e 65), sportivo (nuoto, scherma), Monsieur Gustave era nato "bene", da un padre ex militare di origini tedesche e una madre imprenditrice (legno, carbone). Cercando moglie, il rampollo confessava in una lettera: "Mi basterebbe una ragazza dalla dote mediocre, ma buona d'animo, senza sbalzi d'umore, di gusti semplici... una brava casalinga che non mi facesse troppo arrabbiare, che mi tradisse il meno possibile e mi desse dei bei figli". Con Marie Gaudelet - impalmata nel 1862 - ne avrebbero fatti cinque. Eiffel fu un padre e un nonno amorevole. In famiglia nessuno lo vide mai perdere il self-control. Genio assolutamente moderno, non aveva nulla dell'individualista romantico: grande animatore di squadre, lavorò sempre in équipe. Borghese pragmatico, apolitico ma ben ammanigliato con i poteri che gli commissionavano le grandi opere, "l'ingénieur" divenne un marchio globalizzato: da Budapest, di cui firmò la stazione ferroviaria, a Porto, dove congegnò lo splendido ponte sul fiume Douro, a New York: sua l'armatura di ferro che sostiene all'interno la Statua della Libertà.
La Tour in riva alla Senna fu inaugurata nella primavera del 1889, per l'Expo universale organizzata nel centenario della Grande Révolution. Altezza: 312 metri (ma oggi sono diventati 324), peso: 10.100 tonnellate. In un paio d'anni - tra proteste e scioperi per l'aumento dei salari, ma nessun morto nei cantieri - l'avevano tirata su duecento operai lavorando 13 ore al giorno. Da occhiuto affarista qual era, Eiffel avrebbe percepito una percentuale sugli incassi al botteghino (quasi 1 milione e 700 mila i visitatori durante l'Esposizione), e dentro la sua creatura si ritagliò un lussuoso appartamento privato con vista, di 100 metri quadrati.
La "Dame de Fer" era un emblema ciclopico di progresso, euforia industriale e ritrovata gloria per una Francia che, uscita malconcia dalle guerre del secondo Ottocento, riaffermava a suon di metallo e bulloni ("rivetti" in gergo tecnico) il suo primato europeo davanti all'Inghilterra imperiale e all'aggressiva Germania dei Kaiser.
Come ogni novità, anche la Torre Eiffel scatenò polemiche rissose. Scrittori del rango di Guy de Maupassant, Émile Zola o Alexandre Dumas jr. la giudicarono un abominio. Ma alle accuse, Gustave rispondeva così: "Pensate forse che noi ingegneri non si abbia a cuore la bellezza, l'eleganza? Ciò che è colossale ha un'attrattiva, un fascino ai quali le ordinarie teorie dell'arte non sono applicabili. Dopotutto, che cosa sono le piramidi egizie se non delle montagnole artificiali? Eppure non c'è visitatore che non ne rimanga incantato".
La Tour era stata concepita come struttura effimera, da smantellare una volta terminata l'Expo. Ma, difendendone la pubblica utilità in materia di esperimenti scientifici (aerodinamica, meteorologia, telegrafia), Eiffel duellò affinché restasse in piedi. È ancora lì.
Da allora l'hanno riprodotta fino alla nausea, fino a trasformarla in un oggetto kitsch. Ma - in bassa stagione o in giornate spopolate dal Covid come queste - basta farsi un giretto sopra o sotto, dentro o fuori la Tour Eiffel per scoprire che, 122 anni dopo, lo spettacolo continua.