✕

Viggo Mortensen: "La demenza senile fa paura, ma ho imparato a conoscerla"

L'attore diventa regista per 'Falling - Storia di un padre', film ispirato in parte anche ai veri casi di alzheimer nella sua famiglia
4 minuti di lettura

Viggo Mortensen, attore eclettico, fotografo di paesaggi e ora anche regista, possiede una invidiabile calma interiore. Negli anni lo abbiamo visto in Oceano di fuoco, Il signore degli anelli, La promessa dell'assassino e gli altri film del sodale David Cronenberg (con cui girerà il distopico Crimes of the future), fino a Captain Fantastic e Green book. Nel tempo non è cambiato il suo aspetto da giovane eterno e sono intatte le sue passioni, compresa quella calcistica. Stavolta ad accompagnare la conversazione non c'è la tazza di mati ma uno sfondo pieno di oggetti e armadi in legno e tante foto di famiglia. "Sono nel mio ufficio. Un posto che può essere disordinato e i libri possono essere dappertutto. Questa è mia madre, la donna più anziana è nonna, questo è un autoritratto della mia prozia, un dipinto, era un'artista". A 62 anni l'artista, nato in Danimarca, cittadino del mondo che oggi si divide tra…

Viggo Mortensen, attore eclettico, fotografo di paesaggi e ora anche regista, possiede una invidiabile calma interiore. Negli anni lo abbiamo visto in Oceano di fuoco, Il signore degli anelli, La promessa dell'assassino e gli altri film del sodale David Cronenberg (con cui girerà il distopico Crimes of the future), fino a Captain Fantastic e Green book. Nel tempo non è cambiato il suo aspetto da giovane eterno e sono intatte le sue passioni, compresa quella calcistica. Stavolta ad accompagnare la conversazione non c'è la tazza di mati ma uno sfondo pieno di oggetti e armadi in legno e tante foto di famiglia. "Sono nel mio ufficio. Un posto che può essere disordinato e i libri possono essere dappertutto. Questa è mia madre, la donna più anziana è nonna, questo è un autoritratto della mia prozia, un dipinto, era un'artista". A 62 anni l'artista, nato in Danimarca, cittadino del mondo che oggi si divide tra la California e l'Argentina, passando per Madrid, ha scelto di debuttare alla regia con un film personalissimo, Falling - Storia di un padre, che esce in sala con Bim dal 26 agosto. Al centro del dramma il rapporto tra un dispotico genitore, anaffettivo, conservatore e razzista (Lance Henricksen) e il figlio omosessuale, interpretato dallo stesso Mortensen che decide di accoglierlo nella casa in cui vive con marito e figlia quando l'uomo mostra i segni di demenza senile.

Viggo Mortensen debutta regista, 'Falling - storia di un padre' - Il trailer in anteprima

È un film che lei ha pensato tempo fa, ma che sembra particolarmente rilevante oggi.

"Sì, e lo è più di quanto mi aspettassi, in termini di problemi di comunicazione, conflitto e polarizzazione all'interno delle famiglie, ma anche nella società".

Il viaggio di questo film per lei è iniziato in aereo.

"Sì, durante una notte in cui stavo volando. Un lungo volo la notte dopo il funerale di mia madre, e a mia madre tenevo molto. Aveva sofferto di demenza per alcuni anni, prima di morire, e ho portato al funerale mio padre che non vedeva mia madre da diversi anni. Hanno divorziato quando avevo 11 anni. Ma lui voleva andare al funerale, cosa di cui sono rimasto sorpreso e felice. Così l'ho assistito, ma stava già iniziando ad avere la demenza anche lui. Quindi è stato un giorno complicato, ho dovuto poi riportarlo a casa. Anche se ero stanco, non riuscivo a dormire perché stavo pensando a molte cose che avevo sentito al funerale e ai giorni prima del funerale. Anche le storie su mia madre, le cose che ha detto, la sua immagine, le sue foto, tutti i ricordi che avevo. Come succede quando muore una persona a cui tieni, per te è molto immediato il rivivere sacco di sensazioni. E volevo scrivere queste cose per ricordarle, dato che non riuscivo a dormire. Così ho fatto. E quando ho guardato queste note, era come se appartenessero a periodi di tempo diversi. Storie simili e forse storie sugli stessi eventi a seconda della prospettiva di chi me le raccontava al funerale. Ho pensato: è interessante. È una bella storia. Così ho iniziato a scriverla come una storia, un racconto, L'ho scritto tutto durante il volo, per tutto il tempo, e poi quando sono tornato a casa, sono tornato a fare quello a cui stavo lavorando prima di andare al funerale, un film da un'altra sceneggiatura, stavo raccogliendo i finanziamenti. Pochi giorni dopo essere tornato a casa ho deciso di guardare questa cosa che avevo scritto sull'aereo e ho pensato, probabilmente non è così bello. È come quando hai un blocco note vicino al letto e ti svegli nel cuore della notte e pensi a un'idea e la scrivi, o una poesia o una frase o qualcosa di un sogno. Poi il giorno dopo, quando vai a rileggerlo di solito non è brillante o originale come pensavi. Invece di questa storia che avevo scritto sull'aereo, mi piaceva la struttura e l'ho trovata visivamente davvero stimolante. Specialmente i ricordi e le scene di flashback. Dato che era tutto così visivo, ho capito che invece di un libro dovevo farne un film. Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, ma ci sono voluti diversi anni per realizzarla, per trovare i finanziamenti. E quando abbiamo iniziato a girare non li avevo ancora ottenuti tutti. Sono stato solo per anni con questa storia, pensando alla musica, pensando ai luoghi, a tutto".

Ha avuto diversi familiari affetti dalla demenza, che esperienza è stata?

"Beh, è una cosa complicata da affrontare. Come in ogni relazione, devi capire l'altra persona nel miglior modo possibile, non devi giudicare, devi essere flessibile, bisogna evolvere insieme e far funzionare i rapporti. Una delle cose che impari - ed è difficile perché significa sacrificare i tuoi desideri e in un certo senso il tuo ego - è che devi essere al servizio dell'altro. È molto comune che qualcuno affetto da demenza ti racconti 'l'altro giorno sono stato a pranzo con l'amica Agnese', che forse è morta da trent'anni. Non devi dire loro 'no, non è così, è successo trent'anni fa'. Perché per loro è scioccante. Devi invece assecondare, chiedere 'cosa avete mangiato a pranzo?'. Quindi devi sacrificare ciò che pensi sia reale per te, ciò che vuoi che siano. Devi invece seguirli, parlare con loro, farli raccontare li rende felici. Un'altra cosa che ho imparato da loro è che, a differenza dei film su demenza e l'Alzheimer che li mostrano confusi, in realtà non lo sono. Semplicemente vivono qualcosa del passato come fosse il presente. Se tu li correggi lo fai per te stesso, a loro non serve. Questo è uno degli aspetti che abbiamo cercato di trasmettere e una rappresentazione più realistica basata sulla mia esperienza personale. E lo abbiamo fatto con le immagini, con il suono, ma anche perché abbiamo avuto il vantaggio di avere un grande attore, Lance Henriksen. Le sue piccole reazioni, il suo modo di vedere e sentire, il passaggio da uno stato mentale all'altro. Non sempre sai cosa sta pensando, ma sai che sta succedendo qualcosa".

Ha paura per se stesso?

"Sì, sono preoccupato, ma come per tutto il resto. Come per l'idea della morte. Quando ero un ragazzino, quando ho capito per la prima volta che le persone muoiono, non ho avuto paura. Mi ha fatto arrabbiare e mi ha fatto pensare che è importante godere di quel che si ha. La pandemia ha prosciugato il tuo conto in banca, ma sei vivo, hai un tetto sopra la testa e hai del cibo in cucina. Apprezzo di essere vivo. Quanto alla demenza, ne parlavo con un mio amico, gli raccontavo di quante persone nella mia famiglia l'abbiano avuta, in entrambi i rami. Gli ho spiegato che c'è un esame del sangue che puoi fare, che può dirti se hai una predisposizione genetica ad avere la demenza, l'Alzheimer.  Prima ho pensato che non volevo sapere, poi sono andato e ho fatto questo test. Il dottore ha detto che non sembra che io abbia alcuna predisposizione. Certo, non si sa mai fino in fondo. Ma questo è quello che mi hanno detto. Quindi sì, ci penso. Ed è proprio come la morte stessa, l'idea che potresti avere la demenza e dimenticare le cose. Prima o poi ti dimenticherai e prima o poi le persone si dimenticheranno di te. Quindi sto cercando di ricordare ora nel presente, sto cercando di vedere e ascoltare cosa sta succedendo. Per questo mi piace raccontare storie".

Viggo Mortensen con il coprotagonista Lance Henriksen 

Com'era il suo vero padre?

"Era creativo e avventuroso, uno che non ha finito la scuola, è scappato di casa quando aveva 14 anni, eppure ha finito per prendere una laurea e viaggiare per il mondo e incontrare molte persone e avere un sacco di esperienze di vita. La sua filosofia era 'non tirarti indietro dal fare una cosa solo perché le persone normalmente non lo fanno. Provalo'. La nostra relazione non era così conflittuale come quella del film, ma avevamo forti differenze di opinioni sulle cose, sulla politica e sulla giustizia. E apparteneva a una generazione di padri poco presenti, che non cambiano i pannolini. Ma abbiamo iniziato presto a parlare di tutto, a confrontarci malgrado la diversità di opinioni".