Muoiono e allora ce ne ricordiamo; noi che eravamo giovani negli anni 60 e amavamo il cinema nuovo, la Nouvelle Vague francese che rivoluzionava il modo di fare e guardare i film, non l’abbiamo dimenticato, Jean-Paul Belmondo, morto ieri a 88 anni. Non so cosa possa dire ai giovani questa scomparsa, un attore, un divo, una persona molto legata al suo tempo e, escludendo i cinefili incalliti anche fanciulli, mi piacerebbe sapere cosa penserebbe la generazione Avengers di quel capolavoro per sempre che è stato Sino all’ultimo respiro: 1960, primo film di Jean-Luc Godard, con un Belmondo 27enne e una meravigliosa Jean Seberg, 22 anni, una testina implume mai vista allora al cinema né altrove, che inventava una nuova bellezza, una femminilità senza orpelli, accecante. Ma in quegli anni il pubblico era molto più curioso e partecipe, capace di correre a vedere Hiroshima mon amour e L’anno scorso a Marienbad ambedue del venerato Alain Resnais, ch…
Muoiono e allora ce ne ricordiamo; noi che eravamo giovani negli anni 60 e amavamo il cinema nuovo, la Nouvelle Vague francese che rivoluzionava il modo di fare e guardare i film, non l’abbiamo dimenticato, Jean-Paul Belmondo, morto ieri a 88 anni. Non so cosa possa dire ai giovani questa scomparsa, un attore, un divo, una persona molto legata al suo tempo e, escludendo i cinefili incalliti anche fanciulli, mi piacerebbe sapere cosa penserebbe la generazione Avengers di quel capolavoro per sempre che è stato Sino all’ultimo respiro: 1960, primo film di Jean-Luc Godard, con un Belmondo 27enne e una meravigliosa Jean Seberg, 22 anni, una testina implume mai vista allora al cinema né altrove, che inventava una nuova bellezza, una femminilità senza orpelli, accecante. Ma in quegli anni il pubblico era molto più curioso e partecipe, capace di correre a vedere Hiroshima mon amour e L’anno scorso a Marienbad ambedue del venerato Alain Resnais, che visti oggi anche dai fan di allora, metterebbe tutti in fuga.
Belmondo era un bruttone nasone e questa era la sua fortuna, perché mentre i belli come Alain Delon dovevano fare i cattivi, a lui si adattavano i ruoli di poliziotto (e anche gangster forse, non ricordo) simpaticone o come veniva definito allora dai giornali, “scanzonato e brillante”, “duro dal cuore tenero”, “aitante e spericolato”. Proprio con Delon aveva girato nel 1970 uno dei film di massimo successo, divertente e movimentato, Borsalino. Era il classico personaggio che piace soprattutto agli spettatori maschi, appunto per il suo fisico così così, per il sigaro sempre tra le labbra e perché alla fine era un ottimo attore, versatile, geniale, interprete di 93 film, anche italiani come La ciociara di De Sica: e perché superata la Nouvelle Vague pericolosamente radical chic (già allora!) il cinema virò verso un popolo più impaziente del quale lui divenne una star.
Giusto vent’anni fa fu colpito da una ischemia cerebrale e forse anche per quello stavamo per dimenticarcene; ritorno per un solo film, l’ultimo nel 2008, Un uomo e il suo cane di cui nulla so. Se sullo schermo divertiva le signore ma nulla più, nella vita le ammaliava, un paio non famose le ha sposate e lo hanno fatto padre, due famose le ha amate e piantate: Ursula Andress che in Agente 007-Licenza di uccidere divenne il corpo più fonte di peccato degli anni 60. E poi la carinissima Laura Antonelli che come camerierina in Malizia di Samperi turbò milioni di spettatori: si erano conosciuti sul set di Trappola per un lupo di Chabrol, il loro amore durò 8 anni, dal 1972 al 1980, e finì malamente. Ursula Andress ha 85 anni e a suo tempo avrà diritto alla inevitabile celebrazione, causa quel suo casto due pezzi che coprendo monacalmente le natiche, oggi non si troverebbe neppure sulle bancarelle vintage. Laura Antonelli purtroppo il commosso ricordo l‘ha già avuto, infelice e sola, a 74 anni nel novembre del 2015.