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'Il silenzio grande' di Massimiliano Gallo: "Sul set mi porto dietro l'album di famiglia"

L'attore è al cinema con il nuovo film di Alessandro Gassmann presentato pochi giorni fa alla Mostra di Venezia. Figlio d'arte, è salito sul palco a 5 anni. "E ho imparato che si nasce attori, ma il talento non basta"
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«Il mio momento magico arriva dopo un’infinita gavetta. Con l’età il successo lo accogli con più serenità e distacco, ti godi i momenti. Sono appena stato a Venezia con due film stupendi, non ho dormito la notte malgrado fosse la mia nona volta alla Mostra. Ora sono al cinema con un film che è un carezza che mi faccio». Massimiliano Gallo, 53 anni, ha pubblicato su Twitter l’elenco delle sale che danno Il silenzio grande di Alessandro Gassmann, tratto dalla pièce di Maurizio de Giovanni, in cui interpreta uno scrittore di successo, dalla creatività “incontinente”, che assiste impotente alla decisione di moglie (Margherita Buy) e figli di vendere la villa di Posillipo comprata grazie al suo successo, sfogandosi nello studio con l’unica sua alleata, la governante Marina Confalone. 

Il cast di 'Il silenzio grande': da sini…

«Il mio momento magico arriva dopo un’infinita gavetta. Con l’età il successo lo accogli con più serenità e distacco, ti godi i momenti. Sono appena stato a Venezia con due film stupendi, non ho dormito la notte malgrado fosse la mia nona volta alla Mostra. Ora sono al cinema con un film che è un carezza che mi faccio». Massimiliano Gallo, 53 anni, ha pubblicato su Twitter l’elenco delle sale che danno Il silenzio grande di Alessandro Gassmann, tratto dalla pièce di Maurizio de Giovanni, in cui interpreta uno scrittore di successo, dalla creatività “incontinente”, che assiste impotente alla decisione di moglie (Margherita Buy) e figli di vendere la villa di Posillipo comprata grazie al suo successo, sfogandosi nello studio con l’unica sua alleata, la governante Marina Confalone. 

Il cast di 'Il silenzio grande': da sinistra Massimiliano Gallo, Marina Confalone, Margherita Buy 

Il film è sul rapporto padre e figlio. Lei e Gassmann su questo fronte avete un vissuto simile.
«Sì, tanto lavoro, il venire da due famiglie d’arte, da padri importanti, Vittorio e Nunzio. Conosciamo questo mondo e le sue logiche, siamo amici e condividiamo l’etica del lavoro. Ci piacerebbe andare avanti, regista e attore».

Lei sul palco è salito a cinque anni.
«Sì, mia madre mi ha buttato vestito da Zorro, la Z cancellata, a ballare il tango a un saggio di bambini. Poi facevo le imitazioni di Lando Buzzanca, il teatro d’estate fino alla maturità. Il debutto con Carlo Croccolo e altri registi capocomici, Aldo e Carlo Giuffrè, Salemme. Una formazione fatta sul campo: cabaret, teatro, musical, ho fatto di tutto».

Alessandro Gassmann e 'Il silenzio grande': "A Venezia con il mio terzo film, quello che amo di più"

Il momento più difficile?
«All’inizio sei giovane e scalpiti, guardi gli altri salire su treni, non sai che col tempo li ritroverai fermi alla prima stazione. La carriera si misura in una vita, penso a Morandi, icona per cinque, sei generazioni. Sul set di Paolo Sorrentino, È stata la mano di Dio, nei messaggi a Toni Servillo, l’ho chiamato “maestro”. Lui si imbarazzava, ma per me il maestro è l’esempio, e lui lo è stato sul set, il primo ad arrivare la mattina, a mettersi di quinta per darti il controcampo».

Sorrentino ha detto che da tempo voleva lavorare con lei.
«Quando mi ha chiamato ho detto sì prima ancora di leggere il ruolo».

Attori si nasce o si diventa?
«Bisogna stare attenti a quelle scuole che ti prendono in giro per anni, senza dirti la cosa principale: se non hai talento questo lavoro non lo puoi fare. Si nasce attori, ma non basta, ci devi aggiungere un lavoro infinito».

Il film di Gassmann parla dei piccoli silenzi che si accumulano nelle famiglie creando grandi muri.
«Sono cresciuto nella confusione, a casa mia eravamo mamma, papà, quattro fratelli, le balie, i cani. Ma ricordo che papà era di quella generazione a cui per dire le cose bastava uno sguardo. Alcuni silenzi li ho elaborati solo quando sono diventato grande. Facendo analisi ho capito che da adulto ero arrabbiato con mio padre, non giustificavo che fosse invecchiato, che cadesse il mito che avevo costruito su di lui».

Il rapporto con i suoi fratelli?
«Ero il più piccolo, il cocco di casa. Ho il ricordo di una famiglia unita, mio padre cercava di compensare la quantità delle assenze con la qualità di quando c’era, nelle estati passate a Ischia. Io cerco di fare lo stesso con mia figlia».

L’insegnamento di suo padre?
«Non si è mai preso sul serio. Era l’unico diplomato al conservatorio e non si faceva chiamare maestro. A ottant’anni aveva l’entusiasmo del primo giorno di scuola».

Ha lavorato con Totò, Anna Magnani, Eduardo De Filippo.
«Totò lo portò al Musichiere per fare la sua controfigura canora, lui cantò tutte le sue canzoni. Quando andava a casa di Totò quello prendeva malloppi di banconote e dava soldi a tutti, anche per strada, ha fatto cose straordinarie di beneficenza. In rivista con la Magnani papà e Carlo Giuffrè, fidanzati con due ballerine, rubarono i tutù e si presentarono al loro posto in scena con la Magnani, parlando come Stanlio e Ollio, lei dovette chiudere il sipario per le risate. Con Eduardo, Nunzio ha fatto l’ultima regia, Bene mio e core mio. Era l’83, lo chiama a casa, papà si preparava per il provino, ma Eduardo non sa se farglielo. Lui chiama papà maestro, papà lo chiama commendatore. Si siedono, parlano solo di canzoni, arriva il caffè e Eduardo lo porge a papà con una battuta della pièce, e così papà risponde. Alla fine papà chiede del provino e lui “lo avete già fatto”».

Teatro, cinema, ma la popolarità le è arrivata con la tv.
«Sirene è stata molto vista, ma con I bastardi di Pizzofalcone c’è stato un cambio di popolarità. La prendo con tranquillità, perché venendo da una famiglia di artisti so bene che dopo un anno giù non ti fermano più».

Dal 20 su Rai 1 la terza stagione.
«Sono curioso di vederla, perché ho la sensazione che questa potrebbe essere la più bella. Esce tutta la fragilità dei personaggi, la loro vulnerabilità all’interno di condizioni straordinarie. C’è tutto uno sviluppo il mio personaggio: dopo l’esplosione che porta fuori tutte le sue fragilità, Palma si troverà anche in situazioni particolari. Fin dai primi episodi poliziotti e dirigenti mi hanno chiamato per dirmi che si sono riconosciuti profondamente in lui».