“Non sono cattiva, è che mi disegnano così,” diceva Jessica Rabbit all’investigatore privato Eddie Valiant, il quale, sorpreso a torso nudo nel suo appartamento, rimaneva a bocca aperta per la sua esuberante carica erotica e i continui ammiccamenti sessuali. Il private eye lo interpretava da Bob Hoskins, la donna fatale era un fumetto con i lineamenti e le curve di Rita Hayworth e, in originale, la voce roca e sensuale di Kathleen Turner.
La battuta, riuscitissima, entrò immediatamente nella storia del cinema e introduceva un personaggio indimenticabile, che tuttavia nel film non era l’unico a fare riferimenti espliciti al sesso; in un’altra scena, la cameriera di un pub diceva a Valiant: “Hai un coniglio nascosto nella tasca o sei felice di vedermi?”. Il bello della sequenza è che l’investigatore nascondeva realmente un coniglio all’interno del suo impermeabile, ma l’allusione a una sua erezione …
“Non sono cattiva, è che mi disegnano così,” diceva Jessica Rabbit all’investigatore privato Eddie Valiant, il quale, sorpreso a torso nudo nel suo appartamento, rimaneva a bocca aperta per la sua esuberante carica erotica e i continui ammiccamenti sessuali. Il private eye lo interpretava da Bob Hoskins, la donna fatale era un fumetto con i lineamenti e le curve di Rita Hayworth e, in originale, la voce roca e sensuale di Kathleen Turner.
La battuta, riuscitissima, entrò immediatamente nella storia del cinema e introduceva un personaggio indimenticabile, che tuttavia nel film non era l’unico a fare riferimenti espliciti al sesso; in un’altra scena, la cameriera di un pub diceva a Valiant: “Hai un coniglio nascosto nella tasca o sei felice di vedermi?”. Il bello della sequenza è che l’investigatore nascondeva realmente un coniglio all’interno del suo impermeabile, ma l’allusione a una sua erezione era evidente.
È interessante notare che la regia di quel film geniale e visionario era di Robert Zemeckis e la produzione di Steven Spielberg, due pilastri della Hollywood liberal, i quali avevano ottenuto i finanziamenti dalla Disney, studio con un passato di altro colore, che tuttavia negli anni ha stemperato ogni possibile coinvolgimento politico e oggi propone prodotti di diverso segno, adeguandosi con cautela all’umore dei tempi. È di queste ore la notizia che nel grande parco giochi di Anaheim, Jessica Rabbit non sarà più raffigurata come una donna dalla sessualità esplicita e prorompente, e soprattutto non sarà più dipinta come una vittima: sino ad oggi una delle attrazioni del parco era infatti un tour lungo il quale i visitatori potevano seguire ogni tappa del film sino a trovare Jessica imprigionata nel bagagliaio di una macchina.
Da oggi, al suo posto, ci saranno invece i barili di acido con cui il perfido giudice Morton scioglieva i personaggi animati. A questo punto è necessario fare una riflessione: alcune scelte odierne cancellano imbarazzanti operazioni del passato come ad esempio I racconti dello Zio Tom, il film con tecnica mista del 1946 nel quale la descrizione dei neri era legata a stereotipi che sconfinavano nel razzismo, e non c’è dubbio che molte delle istanze che portano a scelte di questo tipo nascano da motivazioni encomiabili a tutela dei più deboli e delle minoranze discriminate, ma la sensazione sempre più netta e che si sia scatenata un’ondata che travolge tutto e tutti, giusto ingiusto, corretto e scorretto, sacrosanto e inopportuno, innocente e colpevole. E questo ennesimo cambiamento segna un altro passo nella direzione anestetica nella quale si sta muovendo l’arte e in particolare il cinema.
Se Hollywood ne rappresenta certamente il capofila, l’ondata sta raggiungendo ogni parte del mondo, con risoluzioni di autocensura che assumono ripetutamente contorni grotteschi: persino quel genio del cinema di Steven Spielberg nella riedizione di E.T. ha scelto di doppiare la parola “alieno” per evitare qualunque possibile riferimento al dramma degli immigrati. Nel caso di Jessica Rabbit, l’elemento che suscitava preoccupazione è che fosse nello stesso tempo sexy, vulnerabile e salvata da un uomo: ora dal ruolo di non protagonista diventerà il centro di ogni film o attrazione dei parchi di divertimento che la riguarda, e sarà vestita in modo da coprire ogni propria forma. Tuttavia l’avanzamento sembra andare di pari passo con la desessualizzazione, e la scelta del costume è caduta su un impermeabile, tipico indumento degli investigatori privati, che la renderà anche in questo allo stesso livello di Eddie Valiant.
Nel frattempo, il parco giochi Splash Mountain, ispirato da I racconti dello Zio Tom, è stato completamente ridisegnato, in modo da annullare qualunque possibile riferimento al film d’animazione, mentre da tempo è stata ritirata dal mercato ogni riproduzione del film. Questo caso di cancel culture applicato all’animazione è andata di pari passo con una proposta in chiave opposta: I racconti dello Zio Tom sarà sostituito da un gioco ispirato a La principessa e il ranocchio, il primo film Disney con una principessa nera.
Già nel 2017 lo stesso approccio aveva portato a rimuovere da un episodio dei I pirati dei Caraibi una scena in cui una donna veniva venduta all’asta, e a luglio, nello stesso parco giochi, è stata ridisegnata la Jungle cruise, stando bene attenti a non inserire alcun personaggio indigeno che fosse violento o considerato culturalmente inferiore. Queste scelte hanno generato violente reazioni sui social media da parte di molti fan che si sentono traditi, ma la riflessione necessaria in questo momento è che queste scelte, legittime e persino nobili nella sostanza, sconfinano nel campo artistico, che dovrebbe essere estraneo a questo tipo di problemi. E viene da pensare che nella nuova versione Jessica Rabbit finisca per presentarsi dicendo: “Sono scialba, ma mi disegnano così”.