E’ possibile disdegnare un film come Titane e non sentirsi invecchiati e superati come Nanni Moretti ha temuto per sé? Si può passare una vita accogliendo il nuovo, lo sperimentale, trovando anche soltanto in questo un lato difendibile, e poi incontrare il proprio limite? L’indipendenza nel giudizio (né soggezione ai critici né forzata contrapposizione) è un vezzo o si può ancora credere nell’onestà intellettuale? La giuria di Cannes, presieduta dall’onorabile Spike Lee, può aver preso un abbaglio per via dei fari dell’auto sullo schermo? Citare Fantozzi e la Potemkin non è diventata un’altra forma di conformismo? Ma perché i pompieri imitano i Village People? Prima che tutte queste domande mi si affollassero in testa ero in un cinema della Normandia per vedere, prima che uscisse in Italia, il film di una giovane regista francese che aveva stregato e fatto discutere.
E’ possibile disdegnare un film come Titane e non sentirsi invecchiati e superati come Nanni Moretti ha temuto per sé? Si può passare una vita accogliendo il nuovo, lo sperimentale, trovando anche soltanto in questo un lato difendibile, e poi incontrare il proprio limite? L’indipendenza nel giudizio (né soggezione ai critici né forzata contrapposizione) è un vezzo o si può ancora credere nell’onestà intellettuale? La giuria di Cannes, presieduta dall’onorabile Spike Lee, può aver preso un abbaglio per via dei fari dell’auto sullo schermo? Citare Fantozzi e la Potemkin non è diventata un’altra forma di conformismo? Ma perché i pompieri imitano i Village People? Prima che tutte queste domande mi si affollassero in testa ero in un cinema della Normandia per vedere, prima che uscisse in Italia, il film di una giovane regista francese che aveva stregato e fatto discutere.
La questione va oltre Titane. Riguarda quella sensazione di fondo, la stessa che probabilmente provarono gli spettatori della prima esecuzione di 4’33’’ di John Cage vedendo (e soprattutto ascoltando) il coperchio del pianoforte alzarsi, abbassarsi e niente più, non dal palco. La musica è nelle cose, voleva dire il maestro. Ci furono risolini nervosi e, certo, qualche applauso non meno nervoso alla fine. Ma la convinzione? Era una nuova frontiera o il punto di non ritorno? “Mio fratello è figlio unico perché non ha mai criticato un film senza prima, prima vederlo”, ma dopo averlo diligentemente visto, possiamo pensare che l’avanguardismo a volte si trasformi in un ricatto? Che non trafficare su Twitch o ascoltare la trap non porti all’obsolescenza? Che i Maneskin li abbiamo avuti decenni fa, quando al cinema davano Arancia meccanica?
Allora: “No, il dibattito no”, ma neppure il tecno-horror. E comunque molti anni fa ero in coda davanti a un cinema americano per vedere il film del momento: The Blair witch project, pellicola fintamente girata da un gruppo di ragazzi preda di una strega assassina. Intorno all’edificio passava un’auto decapottabile con alcuni giovani a bordo. Uno diceva al megafono: “Non andate a vedere la strega di Blair!”. Mi sono pentito di non aver seguito quel consiglio.