"Il mio nome è Craig... Daniel Craig"
Pare uno scherzo, ma sono quindici anni che Daniel Craig veste i panni dell'agente segreto al servizio di Sua Maestà. Come dire che è lui ad avere rappresentato Bond per più tempo di qualsiasi altro attore, Sean Connery e Roger Moore inclusi. E pensare che, all'inizio, nessuno lo voleva: troppo biondo, non abbastanza bello, poco carismatico e charmant; alle spalle una carriera eclettica ma non entusiasmante. È quanto ci ricorda tutta la prima parte di Being James Bond. The Daniel Craig Story, il documentario di Baillie Walsh che accompagna l'uscita di No time to die, quinto (e forse ultimo) dei capitoli interpretati da Craig.
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Uno 007 dal volto umano
Con Craig è nato un "altro" Bond. Anche se le dinamiche in cui è coivolto rispondono ancora al principio enunciato a suo tempo da Umberto Eco (quello della "geometria variabile", dove gli episodi sono sempre i medesimi ma assemblati in combinazioni diverse) quel che varia, con lui, è proprio l'eroe. Il prototipo del nuovo corso, Casino Royale, propone-impone un Bond più giovane, più umano e più vulnerabile. Dotato perfino di un "passato": il che non sarebbe stato possibile con le declinazioni affidate agli algidi, scanzonati e praticamente invulnerabili 007 di Connery (che all'epoca Ian Fleming trovava troppo belloccio e "bambinone" per impersonare la sua creazione), Moore o Brosnan. Fin dalla scena iniziale, in bianco e nero, del primo film Craig combatte con brutalità, soffre, digrigna i denti e fatica più dei predecessori a far fuori gli avversari.
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Uno stoico al servizio di 007
Tornando al documentario Being James Bond, tutta la carriera di Daniel Craig nei servizi segreti è costellata di performance rischiose, che gli costarono dolorosi effetti collaterali ("insistevo per essere io lo stunt - ricorda l'attore - e mi facevo molto male") e perfino fratture. Allorché, al tempo di Skyfall, si ruppe una gamba ed ebbe una prognosi di nove mesi: per non interrompre le riprese, il prologo dell'inseguimento sui tetti fu girato con Craig retto da un cavo, poi cancellato in post-produzione. Perché la saga postula, comunque, dosi massicce d'azione e Daniel "è" pur sempre Bond: quando lotta, spara o guida l'auto da campione schivando una gragnuola di pallottole.
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