✕

James Bond, la leggenda del Martini cocktail: agitato non mescolato

Il personaggio creato nel 1952 da Ian Fleming arriva con il venticinquesimo film della saga, l'ultimo per Daniel Craig alla fine di un viaggio. Fatto di inseguimenti, sparatorie, scazzottate, piani di criminali da sventare ma anche tanti, tanti alcolici
4 minuti di lettura

Dopo 'Bond, James Bond' è la battuta più famosa della saga: 'Agitato non mescolato'. Lo 007 di Sean Connery della sua richiesta per il vodka Martini aveva fatto una sorta di biglietto da visita. In 007 - Licenza di uccidere il Dottor No glielo presentava come da sua ricetta e anche in Si vive solo due volte la sua miscela lo precedeva, in Goldfinger era lui a dare istruzioni alla cameriera sul treno a scanso di equivoci. Anche Roger Moore ne La spia che mi amava e in Moonraker – Operazione spazio continuava ad avere gli stessi gusti, tradizione portata avanti anche Timothy Dalton in Vendetta privata e Pierce Brosnan in Golden Eye e Il mondo non basta. Arriverà poi Daniel Craig, che oggi gli dice addio, con un approccio più disincantato. In Casino Royale, il primo dei suoi cinque film, Bond si avvicina al bar della sala da gioco, dopo aver discusso con Vesper, alla domanda del barman: "Agitato o mescolato?", l'agente visib…

Dopo 'Bond, James Bond' è la battuta più famosa della saga: 'Agitato non mescolato'. Lo 007 di Sean Connery della sua richiesta per il vodka Martini aveva fatto una sorta di biglietto da visita. In 007 - Licenza di uccidere il Dottor No glielo presentava come da sua ricetta e anche in Si vive solo due volte la sua miscela lo precedeva, in Goldfinger era lui a dare istruzioni alla cameriera sul treno a scanso di equivoci. Anche Roger Moore ne La spia che mi amava e in Moonraker – Operazione spazio continuava ad avere gli stessi gusti, tradizione portata avanti anche Timothy Dalton in Vendetta privata e Pierce Brosnan in Golden Eye e Il mondo non basta. Arriverà poi Daniel Craig, che oggi gli dice addio, con un approccio più disincantato. In Casino Royale, il primo dei suoi cinque film, Bond si avvicina al bar della sala da gioco, dopo aver discusso con Vesper, alla domanda del barman: "Agitato o mescolato?", l'agente visibilmente turbato risponde “cosa vuole che me ne freghi”. Il rituale però viene confermato in Quantum of solace e Spectre, dimostrazione che quel menefreghismo era frutto di una crepa sentimentale nell'atteggiamento distaccato della spia.  

Daniel Craig in Quantum of Solace (2008) 

Naturalmente il cocktail Martini non poteva mancare in questo gran finale che ritrova tutti gli elementi bondiani e li celebra: No Time to die da domani in più di 750 sale. Come da tradizione il film è una giostra che porta lo spettatore in moltissimi posti diversi della terra, compresa la Giamaica, omaggio al creatore di Bond, lo scrittore inglese Ian Fleming. Ma è a Cuba che il Bond di Craig fa la sua immancabile richiesta. Ha una missione delicata: introdursi in una festa segreta e pericolosa organizzata dalla Spectre, il suo contatto a Santiago è l’agente cubana Paloma, bellissima ma apparentemente un po' impacciata (l’interpreta Ana De Armas, già vista in Blade Runner 2049 e Cena con delitto). Paloma è nervosa, dimentica la parola d'ordine, è emozionata. Bond le propone di farsi un drink al bar prima dell’azione e scatta la frase – biglietto da visita. Sarà quella quantità di alcol che toglie l'impaccio o forse un po' più delle tre settimane di addestramento che Paloma dichiara ma l'agente cubana sarà una valida alleata.

'No time to die' il 25esimo film di James Bond - trailer

Agitato non mescolato, i barman spiegano che l’indicazione per gli appassionati di alcolici ha un doppio significato: shakerare potrebbe diluire il livello di alcol e renderlo più torbido. D’altronde era stato lo stesso Ian Fleming, a decidere che così l’agente di sua maestà avrebbe bevuto il cocktail di sua invenzione nel romanzo Una cascata di diamanti. E se lo scrittore aspettò fino al 1965 per dare le istruzioni diventate celebri, il cocktail Vesper, dal nome della donna dal corpo sensuale che lo farà innamorare per sempre, era apparso già nel primo romanzo, quello del ’52. Tre parti di Gordon's, una di vodka e mezza di Kina Lillet, una grossa ma sottile fetta di limone. Al barman entusiasta spiega: "È un cocktail di mia invenzione. Quando gli troverò un bel nome, lo brevetterò". E il nome lo trova nei begli occhi verdi di Vesper a cui dice: "Vesper… il suono è perfetto e si adatta benissimo all'ora vespertina in cui da questo momento il mio cocktail sarà bevuto in tutto il mondo. Me lo concede?". Molto romantico e molto letterario, troppo per il cinema che opta per un dialogo più ammiccante. "Sai credo che questo cocktail lo chiamerò Vesper" dice Bond. "Per il retrogusto amaro?" chiede lei. “No, perché una volta che lo hai assaggiato non puoi più bere altro”.

Eva Green (Vesper Lynd) e Daniel Craig in Casino Royale (2006) 

Se il cocktail rimane il suo biglietto da visita più famoso, bisogna ricordare che non ci sono solo superalcolici nella dieta dell’agente segreto più famoso al mondo. D'altronde 007 è nato dopo colazione: un breakfast giamaicano nel terzo martedì di gennaio del 1952: pane tostato integrale, un uovo bollito (due minuti e mezzo) e caffè nero. Ian Fleming ha creato quello che sarebbe diventato uno dei personaggi letterari e cinematografici più iconici dopo una buona colazione e da buongustaio, bevitore appassionato e accanito fumatore (una bottiglia di gin al giorno e settanta sigarette in media) ha trasmesso tutti i suoi vizi e le sue predilezioni gastronomiche al suo James Bond. E così nel suo primo romanzo, il Casino Royale del '52 Ian Fleming ci aveva consegnato un agente segreto che ama fare colazioni abbondanti. Dopo una notte di gioco al casino, di quell'odore di fumo e sudore nauseanti con cui si apre la storia di Bond, la sua colazione è composta da un quarto di succo d’arancia ghiacciato, tre uova strapazzate con bacon e doppia razione di caffè amaro. A cui segue la prima sigaretta della giornata, una miscela di tabacchi balcanici e turchi espressamente preparata per lui da Morlands di Grosnevor Street.

Se il primo James Bond, quello degli anni Cinquanta, della guerra fredda e del mondo diviso in due blocchi, è un agente impegnato, spesso sotto tiro, quello del 2006 il primo Daniel Craig, è un uomo che non ha tempo per nulla, neppure per far colazione. Il mondo è sotto minacce più serie ancora degli agenti sovietici: il terrorismo. Nel primo romanzo, nonostante le partite a carte (nella versione letteraria è baccarà, nel film poker), gli inseguimenti, il rischio di esser ucciso in ogni momento, Bond si gusta dei pasti prelibati. Anche da solo quando, dopo esser sfuggito ad una bomba, si consola con un pranzo a base di paté di fois gras e aragosta fredda, il tutto bagnato con whisky on the rocks. O ancor più con Vesper Lynd. Quando lei ordina caviale, rognon de veau (rognone di vitello) alla griglia e fraises de bois (fragole di bosco) con molta crema, lui non si dimostra da meno: caviale anche per lui e a seguire tournedos (filetto arrosto a fette) con sauce béarnaise (salsa del Bearn, regione francese sull’Atlantico a base di scalogno, burro, uova e dragoncello) e un coeur d’artichaut (cuore di carciofo), più mezzo avocado condito alla francese per dessert. Ad un menù così raffinato segue spiegazione: "Devo scusarmi. Ricavo un ridicolo piacere da quello che mangio e bevo. Dipende in parte dal fatto che sono scapolo, ma soprattutto dal vizio di curare esasperatamente i particolari. Sono pedanterie degne di una vecchia zitella ma in genere quando lavoro devo mangiare da solo, e fare caso a tutto rende la cosa più interessante".

Sean Connery in '007 - Licenza di uccidere' del 1962, il primo capitolo della saga da 25 film 

Nel primo film quello del '62 con Sean Connery e l’indimenticabile Ursula Andress (007 - Licenza di uccidere) c’era il modo persino di pranzare con il nemico, il Dottor No, che dopo aver rapito Bond e compagna in bikini e averli segregati in una prigione dorata, offriva loro un pranzo delizioso sul quale riuscivano anche a discutere sulla migliore annata di champagne. "Quello è un Dom Perignon del '55. Sarebbe un peccato sprecarlo" dice il Dottor No a Bond che ha impugnato una bottiglia di champagne come arma. "Personalmente preferisco il '53" ribatte sarcastico l’agente. Con Casino Royale del 2006 un dialogo intorno ad una tavola imbandita lo si può scordare. Si intuisce che Bond è un uomo che ama mangiare e soprattutto bere bene, ma qualcosa accade sempre prima che riesca ad afferrare il boccone. Riesce appena ad addentare una tartina al caviale che gli rubano la donna, è seduto nel vagone ristorante del treno che porta lui e Vesper in Montenegro, ma il battibecco con la sensuale collega del Ministero del Tesoro sembra aver la meglio sulla degustazione: "L’agnello com’era?" chiede lei. "Allo spiedo" le risponde lui. "Sensazione sgradevole".

In questo venticinquesimo capitolo il tempo di mangiare non c’è. L’azione è adrenalinica, il tempo è poco, se non è tempo per morire figuratevi per gozzovigliare, al netto del Vesper cocktail che non può mancare per tutto il film Craig non fa altro che buttare giù scotch. Che sarà protagonista anche del finale, che naturalmente non vi riveliamo perché #NoTimeForSpoilers.