Timothy Spall: "Se fai il cattivo e il pubblico ti odia allora hai fatto un buon lavoro"
di Alessandra De Tommasi , di Alessandra De TommasiTimothy Spall si alza in piedi in un impeccabile doppiopetto blu navy per accogliere chi ha di fronte con quello che chiama "il buffo rituale del saluto con il gomito" e poi aggiunge: "O preferisci il ginocchio?". È questa l'unica parentesi scherzosa dell'incontro al Festival di Zurigo, dove l'artista londinese presenta il nuovo progetto, The last bus. Per il resto è serissimo, fa brevi pause prima di rispondere e articola sempre il pensiero con pensieri lunghi ed elaborati. Affabulatore nato, non inizia senza chiedere qualcosa all'altro, snocciolando buone maniere a cui ormai si è poco abituati. "Lei è italiana? Benissimo, sono in partenza per Bari, prossima tappa per raccontare il film. E poi vado a Roma, anzi ad Ostia, per essere proprio preciso". Conserva ancora la meraviglia e lo stupore di questo mestiere, nonostante la fatica emotiva di alcune storie sullo schermo. In questo caso il suo personaggio, Tom, …
Timothy Spall si alza in piedi in un impeccabile doppiopetto blu navy per accogliere chi ha di fronte con quello che chiama "il buffo rituale del saluto con il gomito" e poi aggiunge: "O preferisci il ginocchio?". È questa l'unica parentesi scherzosa dell'incontro al Festival di Zurigo, dove l'artista londinese presenta il nuovo progetto, The last bus. Per il resto è serissimo, fa brevi pause prima di rispondere e articola sempre il pensiero con pensieri lunghi ed elaborati. Affabulatore nato, non inizia senza chiedere qualcosa all'altro, snocciolando buone maniere a cui ormai si è poco abituati. "Lei è italiana? Benissimo, sono in partenza per Bari, prossima tappa per raccontare il film. E poi vado a Roma, anzi ad Ostia, per essere proprio preciso". Conserva ancora la meraviglia e lo stupore di questo mestiere, nonostante la fatica emotiva di alcune storie sullo schermo. In questo caso il suo personaggio, Tom, è un vedovo che compie un viaggio sul viale dei ricordi per onorare la moglie scomparsa. Al cinema, poi, lo vedremo come "nemesi" di Lady Diana nel biopic Spencer, già presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia: il suo maggiore Alister Gregory, tra rigidi protocolli di corte e compiti severi, "sorveglia" la moglie del Principe Carlo durante uno dei momenti più delicati del loro matrimonio. Al grande pubblico, invece, il suo volto suona familiare in maniera un po' sinistra per il ruolo più pop della carriera, nella saga di Harry Potter, dove interpreta l'infido Peter Minus, che diventa il roditore Codaliscia (animaletto domestico di casa Weasley, in realtà al servizio di Lord Voldemort).
Lei è sposato da 40 anni e conosce bene le relazioni longeve. È questo che l'ha attratta verso lo struggente ruolo in The last bus?
"L'avrei scelto anche se fossi stato sposato da cinque minuti, perché un copione buono resta buono a prescindere dalla tua esperienza personale. E questo è davvero sublime".
Tom deve far pace con i ricordi. In che rapporti è lei con il passato?
"Un anonimo ha chiesto in una famosa preghiera 'il coraggio di accettare le cose che non si possono cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscerne la differenza'. In questo caso mi sembra appropriato perché in effetti Tom sa di avere un margine d'azione, ignora che il suo viaggio venga filmato ma per poter lasciare andare in pace la moglie ha bisogno di una chiusura. Solo così potrà dirle addio in modo degno e così andare avanti".
Quale scena di The last bus le ha spezzato il cuore?
"Quando Tom alla fermata del bus vede una ragazza in lacrime e non sa se toccarla perché di questi tempi basta poco per essere accusato (di molestie, ndr), allora le si avvicina sulla panchina e le posa il braccio sulla spalla appoggiandosi a lei con il viso. Non è sentimentalismo come si potrebbe pensare, ma il simbolo di una connessione umana necessaria".
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Cosa l'ha ispirata?
"Un giorno sulla metro a Londra ho visto un signore che sbraitava e imprecava contro tutti. Una signora accanto a lui a un certo punto, senza dire una parola, gli ha solo sfiorato il braccio con la mano. L'uomo ha iniziato ad abbassare la voce fino a calmarsi del tutto, per poi scoppiare a piangere ininterrottamente. In quell'immagine secondo me è racchiuso tutto il senso dell'umanità".
I ruoli da antagonista dell'eroe senza macchia, da Spencer a Harry Potter, le procurano qualche grana con chi confonde persona e personaggio?
"Se fai il cattivo e la gente ti odia allora hai fatto un buon lavoro. Per me, però, c'è molto altro in questa definizione. Prendi Spencer, ad esempio: Alister a un certo punto si siede accanto a Lady Diana e le spiega le ragioni del suo comportamento, al servizio di questa realtà mistica rappresentata dalla famiglia reale. La monarchia incarna il concetto stesso di essere british, è un ideale per cui lui crede valga la pena sacrificarsi".
Si segue l'esempio della Regina, giusto?
"La Regina non si lamenta mai, non dice mai cosa pensa né cosa prova: la sua è un'esistenza di monastica devozione alla corona e, secondo lui, l'identità individuale può essere immolata per preservare l'istituzione".
Vale anche per la saga di J.K. Rowling, che proprio in questo periodo festeggia i 20 anni dall'uscita al cinema del primo film dell'universo magico di Hogwarts?
"Innanzitutto ci tengo a dire che la scrittura di questa storia è meravigliosa ed è riuscita in una sorta di miracolo: portare i miei figli (e molti altri bambini nel mondo) a leggere volumi che avessero anche parole e non solo immagini. Questa per me è una grande vittoria. Io ho accettato la parte su coercizione della figlia minore. Non che ci abbia messo tanto a convincermi: i miei compagni 'Malandrini' sarebbero stati interpretati da Gary Oldman e David Thewlis (interpreti di Sirius Black e Remus Lupin, ndr) e avrei diviso la scena con Alan Rickman (Severus Piton, ndr) in un film diretto da Alfonso Cuaròn (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, ndr). Insomma... avevo tutte le ragioni per dire di sì. Comunque dopo aver rifiutato un ruolo nella pellicola sulle Spice Girls se avessi rinunciato pure stavolta me l'avrebbe fatta pagare, non avevo scelta.
Cosa diceva prima a proposito dei villain che lei considera da altri punti di vista?
"Mi sono ispirato alla scena finale de L'uomo perduto di Peter Lorre: abbiamo davanti a noi questo serial killer che però ti appare disperato e reietto. Ecco, Peter Minus è il frutto di tante situazioni messe insieme: il senso di compromesso, la paura e il desiderio di vendetta per essere stato sempre bullizzato. È un mago ma anche un servitore del Signore Oscuro, perché considerato sempre come un paria, isolato e codardo. A me è questa stratificazione umana che interessa, non quella degli eroi".
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Perché?
"L'uomo è affamato di storie ma noi siamo per il 99,9% tutt'altro che eroi, quindi prestare il volto a chi non è attraente né potente mi permette di raccontare qualcosa che riguarda la maggioranza della razza umana invece di mostrare ciò che vorremmo essere".
Da cittadino britannico, cosa pensa della Monarchia?
"È un'entità strana, un bizzarro miscuglio di tradizione anacronistica e democrazia. Qualunque sia il tuo partito politico, è peculiare e stupefacente il fatto che la Regina rappresenti un riferimento all'interno e una specie di strumento promozionale della nazione all'esterno. Se pensi che il Principe di Galles inaugura anche supermercati, il che non ha nulla a che vedere con la politica, ti fai un'idea di come i tempi siano cambiati e come la famiglia reale si adatti utilizzando i social media".
Lei non ha sangue blu nelle vene eppure si è sempre detto fortunato per la sua condizione. Di cosa in particolare è grato alla vita?
"Non avrei potuto iscrivermi alla scuola d'arte se il governo non avesse stanziato i fondi per la borsa di studio, cosa che ora non credo succeda più. In questo mi sento un privilegiato: ho vissuto in un posto sperduto eppure ho visitato luoghi incredibili come Hollywood. Mi si è aperto un mondo di possibilità".
In tempi di pandemia si considera un ottimista?
"Cerco di filtrare le informazioni che ricevo e non abbandonarmi al catastrofismo promosso dai media. Penso che nel mondo ci siano meno mostruosità di quanto ci dicono. È vero, esistono le guerre e c'è chi si trova a combatterle, ma al di là di queste situazioni specifiche il resto del mondo vuole solo un'esistenza dignitosa e in pace. C'è molta più bontà e gentilezza di quanto non ci dicano i giornali. E durante la pandemia in tanti hanno bussato alla porta del vicino per sapere se servisse una mano, di certo di più di quelli che hanno mandato al diavolo il prossimo. Non dico di dover essere Pollyanna, ma nemmeno disfattisti. Mi sembra che ci si senta oltraggiati troppo spesso e per delle situazioni stupide e patetiche. Ci serve una scala di proporzioni".