David Cronenberg racconta il suo ritorno al cinema: "Ma io non vado in sala da anni"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosDavid Cronenberg è tornato. Il cineasta canadese, dopo l'addio di sette anni fa, ha appena girato il suo nuovo film in Grecia e trova il tempo per venirne a parlare - insieme al Covid, al futuro dell'umanità e del cinema - al Festival di Matera, che lo celebra con una retrospettiva, la mostra omaggio di dodici fumettisti italiani La Nuova Carne e il volume, A history of Cronenberg (che lo stesso cineasta ha chiesto venga anche tradotto in inglese). Tra le vie di Matera un duello d'immagini e poster, si alternano il mondo di Cronenberg e quello di James Bond, Daniel Craig, che ha voluto dire addio al ruolo ambientando l'ultimo capitolo della saga kolossal proprio tra i Sassi.
Smilzo, criniera di capelli bianchi, pantaloni sportivi e maglietta nera, Cronenberg, 78 anni, ostenta meraviglia davanti alle bellezze dei Sassi, "è strano e meraviglioso vedere una mostra sui miei film organizzata nel contesto dei Sassi&quo…
David Cronenberg è tornato. Il cineasta canadese, dopo l'addio di sette anni fa, ha appena girato il suo nuovo film in Grecia e trova il tempo per venirne a parlare - insieme al Covid, al futuro dell'umanità e del cinema - al Festival di Matera, che lo celebra con una retrospettiva, la mostra omaggio di dodici fumettisti italiani La Nuova Carne e il volume, A history of Cronenberg (che lo stesso cineasta ha chiesto venga anche tradotto in inglese). Tra le vie di Matera un duello d'immagini e poster, si alternano il mondo di Cronenberg e quello di James Bond, Daniel Craig, che ha voluto dire addio al ruolo ambientando l'ultimo capitolo della saga kolossal proprio tra i Sassi.
Smilzo, criniera di capelli bianchi, pantaloni sportivi e maglietta nera, Cronenberg, 78 anni, ostenta meraviglia davanti alle bellezze dei Sassi, "è strano e meraviglioso vedere una mostra sui miei film organizzata nel contesto dei Sassi". Un'Italia diversa dall'immagine con cui è cresciuto, quella di La dolce vita di Fellini :"Ho sempre voluto, per quanto mi ha ispirato il suo cinema, girare un film nel vostro paese, ma pensavo a Via Veneto. Per me l'Italia era questo, un luogo diverso dal quartiere di Toronto dove sono cresciuto. Ho sempre avuto affetto e amore per la vostra cultura, la lingua, il cinema".
Nuovi crimini dal futuro
Qualche settimana fa Cronenberg ha finito di girare in Grecia una rivisitazione del suo primo film Crimes of the future, del 1970. Protagonista Viggo Mortensen, alla sua quarta collaborazione con il cineasta, Léa Seydoux, Kristen Stewart e Scott Speedman. La storia si svolge in un futuro non troppo distante, in cui l'umanità sta imparando ad adattarsi ad ambienti sintetici. L'evoluzione porta gli umani oltre il loro stato naturale e produce una metamorfosi, alterando il loro corredo biologico. Mentre alcuni accolgono le illimitate possibilità del "transumanesimo", altri tentano di fermarlo. Ma la "sindrome da evoluzione accelerata" si diffonde rapidamente. Questa la trama trapelata su Deadline: "Saul Tenser (Mortensen) è un amato artista di performance che riesce a far germogliare nuovi e inaspettati organi nel suo corpo. Insieme alla sua compagna Caprice ha trasformato il processo in uno spettacolo che i suoi fedeli seguaci ammirano in teatro in tempo reale. Ma il governo e una strana struttura nascosta lo costringono a considerare quale sarebbe la sua performance più scioccante di tutte".
"Si tratta di un film dalla struttura complessa, c'è un universo parallelo - ammette Cronenberg - ma non voglio aggiungere troppo, siamo ancora al montaggio e non vorrei togliere la sorpresa al pubblico". Posso dire che questo film segna per me il ritorno alla fantascienza, non all'horror. Un genere che avevo abbandonato perché ero interessato a usare altri generi per raccontare la condizione umana, penso a A history of violence e a La promessa dell'assassino. Sono vari gli approcci dei film attraverso cui arrivarci". Il ritorno dietro la macchina da presa, oggi, è inaspettato anche per lui: "Dopo Map of the stars, nel 2014, non pensavo avrei girato più film ma non che avrei smesso di fare l'artista. Ho scritto un romanzo e pensavo a un secondo. Poi però questo copione scritto vent'anni fa è tornato a cercarmi, Crimes of the future. Di fronte all'entusiasmo dei produttori ho deciso di girarlo. Il Covid non mi ha influenzato né sul fronte creativo né su quello pratico, a parte l'uso dei protocolli di sicurezza che hanno reso più costosa la produzione. Prima del resto avevo lavorato come attore nella serie Slasher e ho visto che un set poteva funzionare". Il suo Crimes of the future lo ha girato in Europa, un continente che ha sempre sentito culturalmente affine, "in Canada, a differenza degli Usa, abbiamo una relazione con l'Europa forte, sul fronte culturale. Fin da piccolo ho assorbito tutto questo, ho viaggiato, imparato un po' di italiano, tedesco e ora anche greco. È qualcosa di cruciale nella mia arte, per il mio modo di pensare. E per i registi il cinema di Bergman, Fellini, Antonioni, è sempre stata un'alternativa, un linguaggio diverso al servizio di chi non voleva fare film a Hollywood".
A corpo morto
Da quella serie Slasher, in cui interpretava un ricco uomo d'affari (Cronenberg ha sempre affiancato a quella di regista una carriera d'attore) che veniva duplicato, si è fatto prestare dai produttori il suo corpo e viso in silicone che era stato realizzato e lo ha messo a disposizione della figlia fotografa, Caitlin, che lo ha diretto in un corto - messo all'asta in criptovaluta e acquistato per 25ETH, circa 72 mila dollari - in cui mette in scena la sua morte: "L'ho adagiato sul letto della vecchia cameretta di mia figlia e tutto il resto è venuto naturale".
Il Covid e gli altri virus che mutano la società
Ragiona sulla trasformazione che la pandemia ha imposto al mondo: "Ho 78 anni e quando ero bambino ci fu una epidemia di poliomenite, noi ragazzini eravamo terrorizzati, in molti si ammalarono, alcuni morirono, altri restarono paralizzati, finché anche allora non fu scoperto il vaccino. Il Covid mi ha riportato a una condizione che non avevo mai più vissuto, è stato sorprendente. È ridicolo dirlo ma tutto il mondo ha vissuto questa avventura globale, restando unito. Sul fronte personale è stato terribile vedere il mio quartiere a Toronto deserto. È stata un'esperienza, per tutti, senza precedenti". Il maestro del "body horror" ragiona sulle teorie che vogliono vaccino e green pass tecniche per il controllo dei corpi. "Il controllo è sempre un controllo del corpo, basti pensare alle donne nell'Occidente. È comprensibile. Ogni dittatura capisce che ciò che è controllato è il corpo umano. Quel che è interessante della pandemia è che da una parte il vaccino ci ha liberato dall'attacco al corpo umano rappresentato dal virus, consentendoci di tornare alla vita che facevamo prima del lockdown, dall'altra lo ha liberato attraverso il controllo". Respinge su tutta la linea le posizioni no vax: "Ho fatto due dosi di vaccino, tutti dovrebbero. Internet è una forza che non esisteva prima, anche di disinformazione. Ma i no vax ci sono sempre stati, quelli contro i vaccini, che hanno paura dei processi medici. In paesi come gli Stati Uniti ad esempio c'è molta sfiducia verso tutto ciò che è governativo, e questo è colpa anche delle autorità che non hanno saputo ispirare fiducia. Ma penso a chi dice che Bill Gates vuole metterci un chip col vaccino per controllarci: non abbiamo tutti in tasca uno smartphone? Non c'è bisogno di un chip".
RepTv News, Cronenberg: "I miei film nascono in una conchiglia"
Ducournau è il futuro ma niente autorità
Ha visto Titane, il film di Julia Ducournau vincitore della Palma d'oro a Cannes: la regista ha dichiarato di essere stata influenzata dal suo cinema, in particolare da Crash. "Avevo incontrato Julia già a Toronto dopo la proiezione del film Raw, avevamo parlato, mi piace, è una regista ottima, ha una sua sensibilità e non mi ha sorpreso che il suo secondo film abbia avuto un tale impatto. Titane è molto interessante". Non la considera la sua erede, anche se "ha una personalità forte e trasgressiva". Parlando di provocazioni, si tratta di due modi di fare cinema diversi. Anche se Titane è stato influenzato da Crash, uno in sala suscita anche risate, l'altro "proiettato tempo fa a Venezia, non faceva ridere nessuno. Perché si tratta di due stili completamente diversi". A proposito di comparazioni, l'unica volta in cui Cronenberg si altera è quando lo accostano a Carpenter sul fronte horror e politica. "Non ci assomigliamo in alcun modo. Né il mio è un cinema politico se non in senso lato, filosofico, in relazione a chi sono, alla mia storia, alla mia cultura".
Innesti del corpo in mutazione
Nel suo cinema ha raccontato il corpo in mutazione, oggi lo vediamo cambiare con la chirurgia estetica e con l'invecchiamento che ci si sforza di contrastare. "Prima di tutto la cultura umana ha sempre resistito alle modifiche del corpo, con cicatrici, mutilazioni, tatuaggi, pitture. Abbiamo sempre cambiato il nostro corpo, non esiste nella storia dell'umanità un corpo lasciato nella sua naturalità. Quel che succede oggi è l'incorporazione di tecnologie sofisticate nel corpo". Tira fuori, con un gesto teatrale, un apparecchio acustico bianco "senza questo, che contiene un computer mille volte più sofisticato di quello che mandò Apollo in missione sulla luna, non sarei qui. Non potrei ascoltarvi, non potrei fare film. Senza questa tecnologia le mie orecchie non funzionerebbero. Posso collegare l'apparecchio all'iphone col bluetooth e questa è una cosa positiva. Poi ce ne sono altri meno positivi, come la plastica di cui abbiamo infestato i mari che è stata assorbita del nostro corpo".
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Il cinema è morto, il digitale avanza e la pellicola non era granché
Interrogato sul futuro del cinema Cronenberg sentenzia: "È quasi del tutto sparito. La sala è destinata a diventare nicchia, i festival resisteranno solo perché resteranno tra i pochi luoghi in cui vedere i film sul grande schermo". Ma Cronenberg non lo rimpiange: "Da anni non vado in sala, troppo freddo, distanza, rumore, gente che parla, fatica a trovare parcheggio. Vedo i film a casa, magari con amici, la qualità dei televisori oggi è eccezionale. I giovani continuano ad andare in sala, ma molti vedono i film nei salotti, insieme". Liquida con umorismo i rimpianti di Spielberg e gli autori che celebrano i bei tempi andati della pellicola: "Era un disastro, riprese e montaggio erano complicati, i risultati brutti. Il digitale è un grandissimo passo in avanti. Mi piace la macchina da scrivere, ma la mente umana somiglia al processo del computer, abbiamo bisogno di tornare indietro, modificare, riscrivere in continuazione".