The dreamers. Al via la Festa di Roma sotto il segno di Re Gigi
di Arianna Finos e Chiara Ugolini , di Arianna Finos e Chiara UgoliniCare lettrici e cari lettori,
la Festa è iniziata, all'Auditorium di Roma, in tanti altri luoghi della città, in quelle sale che da lunedì saranno di nuovo a capienza piena, ritornando quel luogo di condivisione che erano prima della pandemia. Ci sono titoli che stanno facendo ottimi risultati in termini di presenze e incassi. Saldo tra i primi posti in classifica c'è ancora il fantascientifico d'autore Dune: 6 milioni e mezzo di spettatori (questa settimana vi proponiamo l'incontro con le sue star carismatiche e impegnate Zendaya e Timothée Chalamet), molto bene anche Bond: 5 milioni e mezzo di spettatori (a cui abbiamo dedicato un'intera newsletter due settimane fa) con il suo No Time to die e buon piazzamento anche per La scuola cattolica nonostante l'antistorico divieto ai minori di 18 anni. Intanto il Ministro Dario Franceschini, a margine della presentazione della 7/a edizione del Mia…
Care lettrici e cari lettori,
la Festa è iniziata, all'Auditorium di Roma, in tanti altri luoghi della città, in quelle sale che da lunedì saranno di nuovo a capienza piena, ritornando quel luogo di condivisione che erano prima della pandemia. Ci sono titoli che stanno facendo ottimi risultati in termini di presenze e incassi. Saldo tra i primi posti in classifica c'è ancora il fantascientifico d'autore Dune: 6 milioni e mezzo di spettatori (questa settimana vi proponiamo l'incontro con le sue star carismatiche e impegnate Zendaya e Timothée Chalamet), molto bene anche Bond: 5 milioni e mezzo di spettatori (a cui abbiamo dedicato un'intera newsletter due settimane fa) con il suo No Time to die e buon piazzamento anche per La scuola cattolica nonostante l'antistorico divieto ai minori di 18 anni. Intanto il Ministro Dario Franceschini, a margine della presentazione della 7/a edizione del Mia, il Mercato Internazionale dell'audiovisivo, ha detto "Le nuove misure sul Tax Credit, il grande investimento su Cinecittà, le nuove risorse hanno moltiplicato l'attrattività italiana. Investire nel cinema non è più solo un fattore culturale, importantissimo, ma anche una grande opportunità economica. Credo che il cinema sarà uno dei settori trainanti della crescita economica italiana dei prossimi anni". E noi ci contiamo.
Arianna Finos e Chiara Ugolini
Edoardo Leo e il ritratto di Gigi Proietti, un uomo che non è mai stato una maschera
La carriera artistica di Gigi Proietti è iniziata a tre anni, con la recita di una poesia sui gradini di un altare, la notte del 24 dicembre 1944. La chiesa piena applaudì, lui prese coraggio e iniziò a ringraziare. Quella carriera così lunga e ricca si è chiusa in un'altra vigilia, inserita questa volta nel film che ne consegna l'ultima interpretazione: Io sono Babbo Natale. È stata la pre-apertura, ieri, della Festa di Roma. L'ultimo saluto cinematografico di Luigi Proietti, in questa rassegna che è una straordinaria occasione per ricordarlo, lo si ritrova nell'appassionato documentario che Edoardo Leo gli ha dedicato: Luigi Proietti detto Gigi. Tre anni di lavorazione, una lunga intervista realizzata al Globe, il teatro che ha creato, materiali antichi di repertorio e personali. Gli inizi da chitarrista, il manifesto di un veglione da cantante "dalla voce più melodica e moderna", il duetto televisivo con Arnoldo Foà genuinamente travolto dal quel ventenne che è già un mostro, le sperimentazioni in teatro e in tv, il passaggio al Sistina, le folle che ogni sera attendono di farsi ipnotizzare, A me gli occhi, please. E poi i racconti della sorella Anna e delle figlie Carlotta e Susanna, di vecchi amici e di colleghi come Alessandro Gassmann e Marco Giallini, Paola Cortellesi e Fiorello. Il film è prodotto dallo stesso Edoardo Leo, con Fulvio e Paola Lucisano e Paola Ferrari: "Tutti conoscono Gigi, spero di far conoscere un pezzetto in più di Luigi", racconta il regista in una pausa dal set nella provincia romana.
Quando vi siete conosciuti?
"Nel '97, sul set dello sceneggiato Avvocato Porta di Franco Giraldi. L'incontro con lui è stato determinante nella mia vita. I miei mi hanno ostacolato a inizio carriera, ma quando ho detto che lavoravo con Proietti hanno pensato che facevo per davvero".
Come fu quel primo incontro?
"Io ero intimorito, una forma di riverenza che ho conservato fino alla fine, non sono mai riuscito ad avere un rapporto confidenziale. La prima volta che recitai una scena con lui, avevo una specie di monologo, lui era sdraiato sul letto. Alla fine aprì un occhio e disse "a ragazzi', sei bravo". Mi ha diretto a 28 anni in Dramma della gelosia ed è stato incredibile. Non esser stato suo amico, né aver fatto il suo laboratorio mi è sembrata la condizione privilegiata per non fare un santino, un'apologia. Nel doc parlo anche delle sue cadute, mi sembrava giusto. Volevo raccontare qualcosa di profondo, che ha a che fare con le sue radici. Per questo iniziammo un documentario su A me gli occhi please, che ha cambiato la storia del teatro italiano. Quando glielo proposi, Gigi pensava di non meritare un documentario sulla sua vita. Eppure non conosco collega che, guardandolo, non diventava subito spettatore". Leggete l'integrale.
Festa di Roma, 'Io sono Babbo Natale': l'ultimo ruolo di Gigi Proietti
Marco Giallini: "Orgoglioso di averlo fatto ridere"
Jessica Chastain apre la Festa con la sua telepredicatrice: "Il cinema deve provocare"
C’è una ragazzina dalla faccia impertinente che sbircia dalla finestra dentro una piccola chiesa pentecostale del Minnesota. Siamo nel 1952. Dentro la madre suona, c’è anche il resto della famiglia. Tammy no, perché è figlia di un precedente matrimonio e ricorderebbe alla comunità che la madre è divorziata. Qualche giorno dopo la ragazzina entra nella chiesa, davanti al crocefisso, bevuto dal calice, Tammy viene presa da un raptus spirituale violento che esalta la comunità, finalmente in grado di accettarla. Inizia così la parabola raccontata in Gli occhi di Tammy Faye, quella bimba da adulta ha il volto di Jessica Chastain che con la prontezza di spirito e la consapevolezza di quanto sia gradito dai fedeli un po' esibizionismo, diventerà una delle più famose predicatrici degli Stati Uniti, poi protagonista di un clamoroso scandalo.
Una storia, vera, di tele evangelismo degli anni Settanta e Ottanta è raccontata nel film che apre la Festa di Roma, accompagnato dalla protagonista. Tammy Fave, insieme al marito Jim Bakker (Andrew Garfield), costruirà un impero dell’intrattenimento cristiano e un business multimilionario che collasserà dopo la rivelazione di molti scandali sessuali e finanziari del predicatore. Malgrado le truffe del marito, e i suoi taciti silenzi, Tammy è capace di conservare negli anni una parte di sincerità, almeno questa la tesi del film di Michael Showalter. Jessica Chastain, che sfoggia una voce da Betty Boop è sempre più coperta da strati di trucco, ciglia finte, sopracciglia e labbra tatuate, prostetica negli anni in cui è sempre più appesantita, anche psicologicamente, da dolori e farmaci, mentre il marito la trascura e la tradisce, costruisce parchi tematici e un canale da 20 milioni di fedeli che lui chiama partners, esibisce ogni gioia e dolore famigliare in diretta per aumentare i fondi da investire. Garantendosi la ricchezza e gli agi, perché dopo tutto “Gesù non ama la povertà”.
Festa di Roma, 'The eyes of Tammy Faye' - Il trailer
Una prova riuscita per l'attrice, 44 anni, già candidata due volte volte all’Oscar e vincitrice del Golden Globe come miglior attrice nel film Zero Dark Thirty. Che è anche produttrice del film, come racconta nell'incontro all'Auditorium, raggiante in un abito azzurro che mette in risalto l'incarnato pallido e il rosso dei capelli sciolti. "Conoscevo la storia di Tammy solo attraverso il racconto dei media, negli anni, le copertine dei tabloid. Poi nello stesso anno in cui giravo Zero dark thirty con Kathryn Bigelow, ho visto il documentario su di lei, ho chiamato il mio agente e ho chiesto di comprare i diritti. È stato un viaggio lunghissimo poter raccontare la storia di questa donna. Volevo andare oltre la superficie, oltre la maschera di ironia e scherno che le avevano dato i media". Per questo si è messa in contatto con i figli della coppia, un maschio e una femmina. "Non è stato facile conquistare la loro fiducia, hanno avuto tante cicatrici nell'essere esposti fin da giovanissimi alle critiche dell'opinione pubblica. Ho spiegato loro che non avevo intenzione di fare un altro che film, come spesso fa il cinema hollywoodiano, prende in giro la religione". Anche perchè l'attrice crede nella fede di Tammy, scomparsa nel 2007, "Lei era convinta che la sua vicenda fosse un disegno di Dio, creceva in qualcosa di più grande, quando chiudeva gli occhi pregando pensava di sentire lo spirito. Io non sono in grado di giudicarla, credo che fosse sincera nella fede, sentisse una connessione forte. La sua ossessione era che tutti sentissero quello che per lei era amore". Per questo è importante, nel film, la scena iniziale nella chiesa. Lei era l'incarnazione della vergogna, del divorzio della madre. Con la sua esternazione viene accettata, non so se perchè sente di essere scelta dallo spirito o per la gioia di essere accettata. Conosceva la solitudine e voleva che tutti sentissero l'incarnazione dell'amore. Sul set a volte l'ho amata, altre odiata, non l'ho mai giudicata". Non è stato facile diventare Tammy, "ho visto moltissimi video, sono partita dal suo aspetto esteriore, il trucco, il modo di muoversi, quella voce da Betty Boop, per capire cosa provava in quei momenti, per arrivare al suo interno, trovare un punto di connessione, che è quel che faccio con tutti i personaggi". Non ha incontrato il marito della donna, "perchè volevo che il punto di vista fosse quello di Tammy e non dell'uomo che l'aveva schiacciata con la sua personalità".
Festa di Roma, 'Ghostbusters: Legacy' Alice apre con il ritorno degli Acchiappafantasmi
Alice apre con i nuovi Acchiappafantasmi. Jason Reitman: "Di nuovo a caccia di fantasmi, fluttuanti e anche metaforici"
La storia prende il via quando Egon Spengler (interpretato originariamente dal compianto Harold Ramis) muore nella piccola città di Summerville, da solo e in misteriose circostanze soprannaturali. La sua proprietà fatiscente è stata lasciata in eredità alla figlia mai vista prima, Callie (Carrie Coon), una madre single che alleva un adolescente dispensatore di sarcasmo di nome Trevor (Finn Wolfhard, "Stranger Things) e un giovane genio scientifico di nome Phoebe (Mckenna Grace, Malignant) che ha preso tutto dal nonno mai conosciuto. Leggete l'integrale.
Duelli medievali e il coraggio di una donna
Tra le uscite di questa settimana vi proponiamo titoli che più diversi non potrebbero essere e rispondono a gusti e pubblici diversissimi, ognuno troverà il suo.
Iniziamo con The Last Duel di Ridley Scott, kolossal medievale femminista. Scritto 23 anni dopo l'Oscar per Will Hunting - Genio ribelle da Ben Affleck e Matt Damon. Ambientato nella Francia del Trecento, il film racconta un fatto vero da tre punti di vista: Jean de Carrouges (Damon) e Jacques Le Gris (Adam Driver) sono due ex amici, compagni di battaglie, e ora nemici per rivalità di potere e di possedimenti, si trovano a fronteggiarsi per l'onore di una donna. La storia però è lontana da quel mondo di dame e cavalieri della letteratura picaresca, qui al centro di tutto c'è una donna che ha scelto di non tacere uno stupro: è Lady Marguerite (Jodie Comer), moglie di Carrouges. Ispirato a una storia vera, al vero ultimo duello autorizzato dal Re nella Francia medievale, il film firmato da Ridley Scott è un racconto in tre atti. Nel primo la storia è raccontata da de Carrouges, poi da Le Gris infine da Lady Marguerite pronta a rischiare la propria vita perché nel caso in cui il marito non avesse sconfitto il rivale lei sarebbe stata accusata di falsa testimonianza e bruciata viva. Per scrivere il film Affleck e Damon hanno chiesto l'aiuto della sceneggiatrice Nicole Holofcener. Leggete l'integrale.
La padrina Isabelle Huppert
la recensione di Roberto Nepoti
Vedova di lungo corso, Patience è un'interprete giudiziaria in lingua araba dalla vita privata allo stallo. Finché la mite Patience non perde la pazienza e, venuta in possesso di una grossa partita di droga, diventa la regina dello spaccio parigino. La padrina tenta la scommessa, non facile, di tenersi in equilibrio tra poliziesco e commedia. La prima mezz'ora è seria e verosimile; poi il tono vira al comico, regalandoti buone gag mentre ti obbliga a trepidare (in modo ironicamente amorale) per una protagonista che infrange la legge. Questa volta Isabelle Huppert, fasciata dalla hijab e accompagnata da un cane che "sniffa", si è voluta regalare una commedia. E la regge da par suo, con la giusta dose di gigioneria.
tre stelle su cinque
La rabbia di Venom
la recensione di Roberto Nepoti
Se il prototipo del 2018 riportò incassi deludenti, negli Usa il sequel è stato il miglior debutto dall'inizio della pandemia. Di solito, quando vai a vedere un blockbuster ti tocca lasciare il cervello al guardaroba: invece Venom la furia di Carnage di Andy Serkis è non solo divertente, ma (ragionevolmente) più intelligente della media. Chi conosce il fumetto sa che un gigantesco simbionte affamato sta di casa nel corpo del reporter Eddie Brock. Quando questi si assicura un'intervista col serial-killer Cletus Kasady, avviene uno spargimento di sangue che trasforma Cletus nel letale Carnage. Più che lo scontro mostro buono/mostro cattivo, però, si apprezzano le repliche da commedia di "strana coppia" tra Eddie e il suo simpatico ospite alieno.
tre stelle su cinque
'I'm your man', quando i robot ci rendono felici
Sono il tuo uomo, costruito appositamente per te. Su misura. Di amanti artificiali è ricca la cinematografia più o meno recente, dal gigolò Jude Law per A.I. di Spielberg, alla sensuale creatura digitale - Her di Spike Jonze - che si stanca del suo proprietario umano monogamo, malgrado abbia il fascino di Joaquin Phoenix (per non tornare indietro alla sensuale danza discinta della Maria-Robot di Metropolis). Non è passato inosservato Ex machina, in cui la droide Alicia Vikander seduce e intrappola. A esplorare molte delle implicazioni ci sono le stagioni di Westworld, con le creature costruite per soddisfare i clienti, almeno fino a quando non decidono di ribellarsi. I'm your man ripropone il tema sul disagio e i confini che siamo disposti a oltrepassare per avere un compagno robotico in tempi di grande solitudine, acuita dalla pandemia, invece di mettere in scena una battaglia uomo-macchina esplora, tra malinconia e divertimento. Ammesso che esista, l'uomo perfetto lo vorremmo davvero? Leggete l'integrale.
Ariaferma: se le guardie e i ladri si guardano allo specchio
Dopo l'anteprima alla Mostra del cinema di Venezia e dopo una première del tutto speciale, all'interno del carcere di Rebibbia con la ministra della Giustizia Marta Cartabia, il regista e una parte del cast, detenuti, dirigenti e poliziotti penitenziari ora il film di Leonardo Di Costanzo arriva nelle sale.
Toni Servillo e Silvio Orlando, un ispettore carcerario e un detenuto, un incontro che si consuma in una scena tra le celle aperte nel braccio di un istituto in dismissione, in un momento sospeso di sofferenza condivisa. In Ariaferma Leonardo Di Costanzo mette in scena "l'assurdità del carcere". "Ariaferma - spiega il regista - l'ho scritto prima della pandemia: i pestaggi come quelli a Santa Maria Capua Venere accadono con regolarità. L'eventualità di questi momenti si sente anche nel film, c'è una tensione forte che si avverte senza che appaiano coltelli o pistole, è nella consapevolezza dello spettatore". Per Servillo il film "riflette su un conflitto forte, di cui si fa carico il mio personaggio, tra il senso della responsabilità e la compassione. Non c'è condizione più infame che entrare in una cella con il pensiero di stare per anni chiuso in questi spazi angusti, in un rinnovarsi della violenza che hai conosciuto fuori, prima di ricevere una punizione che si reitera, senza fine. Questa impressione di punizione la avvertono anche alcuni tra coloro che sorvegliano, è questa la lettura inedita che propone Leonardo". Orlando: "Girando in cella ho sentito il senso di angoscia, ho compreso l'inutilità di quella che è solo una vendetta dello Stato per delle colpe che uno ha commesso. Il film si interroga su come si può spezzare questa catena. Il grado di civiltà di una società si vede dal sovraffollamento di un carcere, dallo stato dei gabinetti in una cella". Leggete l'integrale.
Accadde oggi: 'Blade Runner' e la regina del muto
di Luigi Gaetani
In Italia Blade Runner uscì il 14 ottobre 1982. Come sempre, un capolavoro è questione di ingredienti: la storia, tratta da un romanzo di Dick; le scene e i costumi retrofuturisti; le musiche di Vangelis. E poi gli attori: Harrison Ford, Rutger Hauer - il replicante dagli occhi di ghiaccio - e Sean Young, con il suo volto sovrumanamente bello. Il risultato è un cupo noir fantascientifico, ambientato in un futuro sovraffollato e inquinatissimo (e molto umido), che pare un monito per i giorni nostri, visto che i fatti si svolgono nel 2019. L'antieroe Rick dà la caccia a degli androidi che si sono ribellati perché vogliono allungare la propria data di "scadenza" (vivono 4 anni). Li eliminerà uno dopo l'altro, fino al celebre monologo di Roy: "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...". Di certo Lillian Gish non aveva l'aspettativa di vita di un replicante. La regina del muto, musa di D. W. Griffith, nacque il 14 ottobre 1893 e morì nel 1993. Primo film nel 1912, ultimo nel 1987 (Le balene d'agosto).
'Dune', parlano Timothée Chalamet e Zendaya: "Abbiamo solo questa Terra dove vivere"
Happy ending: bellissimi e carismatici sono Timothée e Zendaya
Carismatici e impegnati, Timothée Chalamet e Zendaya chiamano all'azione un'intera generazione. Lui ha appena conquistato la copertina di Time, lei ha 109 milioni di seguaci su Instagram. Insieme guidano la riscossa dell'umanità in Dune, il kolossal ambientalista di Denis Villeneuve presentato alla scorsa Mostra di Venezia che sta per uscire negli Stati Uniti. Parlano di colonialismo e di petrolio, di 'fracking' (la fratturazione idraulica) e della pesante eredità che la loro generazione porta sulle spalle rispetto alle sorti del pianeta. "l'unico che abbiamo in cui vivere".
Buona lettura e buone visioni. Alla prossima settimana sempre da qui, l'Auditorium di Roma
Arianna Finos e Chiara Ugolini