'Yara', il caso Gambirasio diventa un film. Indagine su un paese a caccia di un assassino
di Giovanni Gagliardi , di Giovanni GagliardiUn'intera comunità si ritrova sotto la lente della giustizia e ai riflettori dei media per l'omicidio di una ragazzina di 13 anni. Dopo una iniziale falsa pista, un pubblico ministero decide di sfruttare il solo indizio certo: tracce di Dna. Che però non servono a molto senza un database con cui metterle a confronto. Nasce così la più grande e costosa indagine genetica mai fatta in Europa: uno screening di massa per raccogliere migliaia e migliaia di campioni da cui estrarre il Dna. Si arriva a una famiglia, a un ceppo, a un uomo e ai suoi figli illeggittimi. Solo dopo tre anni e ulteriori indagini sarà identificato il colpevole. Il quale, però, continuerà a proclamarsi innocente anche dopo tre gradi di giudizio.
Quella che sembra la trama di un film o di una serie è la vera storia dell'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio e delle indagini conseguenti, che Marco Tullio Giordana porta sul gra…
Un'intera comunità si ritrova sotto la lente della giustizia e ai riflettori dei media per l'omicidio di una ragazzina di 13 anni. Dopo una iniziale falsa pista, un pubblico ministero decide di sfruttare il solo indizio certo: tracce di Dna. Che però non servono a molto senza un database con cui metterle a confronto. Nasce così la più grande e costosa indagine genetica mai fatta in Europa: uno screening di massa per raccogliere migliaia e migliaia di campioni da cui estrarre il Dna. Si arriva a una famiglia, a un ceppo, a un uomo e ai suoi figli illeggittimi. Solo dopo tre anni e ulteriori indagini sarà identificato il colpevole. Il quale, però, continuerà a proclamarsi innocente anche dopo tre gradi di giudizio.
Quella che sembra la trama di un film o di una serie è la vera storia dell'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio e delle indagini conseguenti, che Marco Tullio Giordana porta sul grande schermo. Al cinema dal 18 al 20 ottobre e su Netflix dal 5 novembre.
Il regista de I cento passi e La meglio gioventù stavolta si cimenta con un episodio di cronaca nera, una vicenda terribile che sconvolse non solo la cittadina di Brembate di Sopra, nella Bergamasca, ma tutta l'Italia.
Il cast
Nel ruolo della pm incaricata di trovare e arrestare il colpevole dell’omicidio di Yara c’è Isabella Ragonese. Alessio Boni veste i panni del colonnello dei carabinieri, Thomas Trabacchi è il maresciallo. Sandra Toffolatti e Mario Pirrello sono i genitori di Yara. A prestare il volto a Massimo Bossetti è Roberto Zibetti, mentre Yara è interpretata dalla giovane Chiara Bono.
Il film, prodotto da Pietro Valsecchi, RTI e Netflix è scritto da Graziano Diana, fotografato da Roberto Forza, montato da Francesca Calvelli e Claudio Misantoni. Le scene sono di Roberto De Angelis, i costumi di Gemma Mascagni.
'Yara', Marco Tullio Giordana porta al cinema l'indagine sull'omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra - Il trailer
Le tappe della vicenda
La vita di Yara venne troncato la sera del 26 novembre 2010. La ragazza aveva 13 anni. Seconda dei quattro figli frequentava la terza media ed era una promessa della ginnastica ritmica. Nel tardo pomeriggio, intorno alle 18.40, usciva dalla palestra del centro sportivo di Brembate, in via Locatelli, dove si allenava. Solo 700 metri la separavano dalla sua abitazione. Ma a casa non tornò mail.
Le telecamere di sorveglianza del centro sportivo erano tutte fuori uso. Alle 18.44 il suo cellulare agganciava la cella di Ponte San Pietro in via Adamello, alle 18.49 quella di Mapello, a tre chilometri da Brembate di Sopra, e alle 18.55 la cella di Brembate di Sopra in via Ruggeri. Poi più nulla.
L'errore
In un primo momento i sospetti si concentrarono su Mohammed Fikri, 22 anni, un operaio marocchino del cantiere edile di Mapello dove i cani molecolari sembravano aver rilevato l'ultima traccia di Yara. Il ragazzo fu fermato il 5 dicembre 2010, a bordo di una nave diretta a Tangeri. Ma risulterà del tutto estraneo alla vicenda.
Le ricerche
Per settimane le ricerche non diedero risultato. Il corpo di Yara venne ritrovato in modo del tutto casuale esattamente tre mesi dopo la scomparsa, il 26 febbraio 2011, da un aeromodellista in un campo aperto a Chignolo d'Isola, a circa 10 chilometri da Brembate di Sopra. Sul corpo della ragazza vennero rilevati numerosi colpi di spranga, un trauma cranico, una profonda ferita al collo e almeno altre sei ferite da arma da taglio sul corpo. Ma nessuna ferita mortale. Con tutta probabilità la morte fu successiva, causata del freddo e dall'indebolimento dovuto alle lesioni. Non vennero ritrovati segni di violenza sessuale.
L'indagine
La pm Letizia Ruggeri affrontò l'indagine partendo dall’unico elemento sicuro: il Dna dell’assassino, denominato Ignoto 1, ritrovato sugli indumenti della vittima. Partì un enorme screening di massa con la raccolta di migliaia e migliaia di campioni da cui estrarre il materiale genetico. Si arrivò quindi ad una famiglia, ad un ceppo e a un uomo. Si chiamava Giuseppe Guerinoni, conducente di autobus di Gorno, morto nel 1999, identificato come il padre di Ignoto 1. Una indiscrezione portò ad una donna che forse aveva avuto una relazione extraconiugale con l'uomo dalla quale, il 28 ottobre del 1970, erano nati due gemelli, un maschio e una femmina. E sul primo si concentrarono gli inquirenti.
Il 16 giugno 2014 finì in carcere Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, muratore di Mapello, sposato e padre di tre figli, incensurato. Il suo codice genetico risultava sovrapponibile a quello di Ignoto 1. Condannato all'ergastolo nei tre gradi di giudizio, non ha mai smesso di proclamarsi innocente.