'Halloween', la saga infinita: il cattivo non muore mai ma le donne salvano il mondo
di Roberto Nepoti , di Roberto Nepoti“C’è qualcosa di molto inglese in una bella botta in testa, ma il coltello… ah, il coltello è tutta un’altra cosa”. La frase è di Alfred Hitchcock e si adatta bene alla saga di Halloween, archetipo dello slasher movie (o “film di coltello”) che festeggia con Halloween Kills i quarantatrè anni di vita. A dimostrazione del fatto che – oggi - il pubblico sceglie di vedere un film, più che per il suo valore, per l’appartenenza a una serie celebre, il dodicesimo episodio delle efferate imprese di Michael Myers ha fatto sfracelli al box office americano (da noi esce fra tre giorni), incassando lo scorso weekend oltre 50milioni di dollari: il più ricco debutto di sempre per un film vietato ai minori.
E’ tempo di fare un piccolo riassunto della saga che, tra alti e bassi, sequel, remake e reboot, sembra destinata a morti apparenti e continue rinascite non meno del suo mostruoso assassino ma…
“C’è qualcosa di molto inglese in una bella botta in testa, ma il coltello… ah, il coltello è tutta un’altra cosa”. La frase è di Alfred Hitchcock e si adatta bene alla saga di Halloween, archetipo dello slasher movie (o “film di coltello”) che festeggia con Halloween Kills i quarantatrè anni di vita. A dimostrazione del fatto che – oggi - il pubblico sceglie di vedere un film, più che per il suo valore, per l’appartenenza a una serie celebre, il dodicesimo episodio delle efferate imprese di Michael Myers ha fatto sfracelli al box office americano (da noi esce fra tre giorni), incassando lo scorso weekend oltre 50milioni di dollari: il più ricco debutto di sempre per un film vietato ai minori.
E’ tempo di fare un piccolo riassunto della saga che, tra alti e bassi, sequel, remake e reboot, sembra destinata a morti apparenti e continue rinascite non meno del suo mostruoso assassino mascherato. Cominciamo dai protagonisti. Colletto blu da operaio e stivali neri, coltello da cucina in mano, volto coperto da una maschera (fu ottenuta ritoccando quella da carnevale del comandante Kirk di Star Trek) facile a reperirsi oggi in commercio per festeggiare Halloween, Myers è il convitato di pietra, silenzioso e letale, presente il ogni episodio. A eccezione del terzo. Appare in quattro soli film invece – il primo, il secondo, il settimo e l’ottavo – l’altro grande character della saga: l’indomita Laurie Strode interpretata da Jamie Lee Curtis, babysitter ventenne (era l’età dell’attrice) nel 1978 e, nei due episodi più recenti, diventata nonna senza perdere un’oncia di coraggio e combattività.
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Già il primo capitolo della serie, Halloween - La notte delle streghe, fu un grande hit ai botteghini: film indipendente, diretto da John Carpenter prima di diventare uno dei maestri del cinema di paura, costò 325mila dollari e incassò 47 milioni. Rendendo celebre anche il tema musicale, composto dallo stesso Carpenter. Un simile, inatteso risultato non poteva non produrre epigoni. Nel 1981 uscì Halloween - Il signore della morte, distribuito da Dino De Laurentiis. Ancora ambientato nella cittadina di Haddonfield, Illinois, si connetteva direttamente col finale del prototipo e in teoria doveva essere l’episodio definitivo. Non andò affatto così perché, dopo il passaggio dei diritti di sfruttamento alla Dimension Film, sottocompagnia della Miramax, Halloween diventò un franchise, generando altri quattro episodi: Halloween III - Il signore della notte (senza Meyers) nel 1982, Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers nel 1988, Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers l’anno successivo, Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers (1995).
Non furono gli anni migliori della saga, cui il suo creatore John Carpenter aveva rinunciato a partecipare e che resuscitarono sistematicamente il killer, dato per spacciato ma diventato, invece, praticamente indistruttibile. Nel quarto, quinto e sesto episodio l’antagonista del mostro era Jamie, la figlia di Laurie (data – più o meno esplicitamente – per morta); mentre alcuni episodi fornivano informazioni (non necessariamente coerenti) sulle origini e il passato di Michael. Se il sesto film era aperto a un sequel, la saga prese un’altra direzione nel 1998, l’anno in cui cadeva il suo ventennale. Come dichiarava alto e forte Halloween vent’anni dopo, diretto da Steve Miner (alla regia doveva esserci Carpenter, che poi rifiutò per motivi economici) e interpretato da Jamie Lee Curtis nella parte della rediviva Laurie. Il film conteneva anche un cammeo di Janet Leigh, madre della Curtis; in sottofondo si poteva sentire il tema di Bernard Herrmann per Psyco, il classico dell’orrore interpretato dalla Leight.
Halloween vent’anni dopo si proponeva come sequel degli avvenimenti originari, ignorando del tutto gli episodi 4, 5 e 6. Poiché nell’epilogo Laurie taglia la testa a Myers, era lecito aspettarsi che l’episodio fosse l’ultimo. Ma a Michael Myers, chi lo ammazza? Per cominciare tornò con Halloween - La resurrezione (2002); poi con il reboot di Rob Zombie, Halloween the Beginning (altro titolo programmatico, 2007), premiato al botteghino, e Halloween II (2009), diretto dallo stesso regista ma che non piacque al pubblico.
Nel 2018, per i quarant’anni della saga, parte il nuovo “progetto Hallowen”, che è da subito una trilogia diretta da David Gordon Green e prodotta dalla Blumhouse, la “casa” attualmente leader del cinema di paura. Col primo capitolo, Halloween, che si pone come sequel diretto del prototipo ignorando tutti gli altri, tornano i vecchi complici John Carpenter (autore della sceneggiatura e della colonna sonora) e Jamie Lee Curtis, ora nonna col fucile decisa a difendere dal mostro immortale la figlia Karen e la nipote Allyson. Halloween Kills, non memorabile ma premiatissimo dal pubblico dell’ultimo weekend americano, è storia di oggi; mentre è in preparazione Halloween End, di cui Jamie Lee ha detto di avere letto la sceneggiatura mentre era in volo per la Mostra di Venezia. Nella (per ora) ultima declinazione del vecchio mito è percettibile in molti modi l’”aria del tempo” che stiamo vivendo. A cominciare dal ruolo delle vendicatrici, che assommano ormai a tre generazioni di donne.