Daniele Bigi, l'italiano alla corte degli 'Eternals' che vi stupirà con effetti speciali
di Andrea Giordano , di Andrea GiordanoInventiva e creatività, a cui aggiungere una buona dose di razionalità e geometrie. Ecco la filosofia di Daniele Bigi, nato a Como, da oltre 15 anni al lavoro nei più importanti studi d’effetti speciali, ormai uno dei talenti d’eccellenza del settore, a livello internazionale. Un giramondo vero che, dopo le prime collaborazioni - ad Atlanta, Bangalore, all’Ardman Animation di Bristol - è sbarcato definitivamente in Inghilterra, ormai la sua seconda casa: dalla Framestore alla Moving Picture Company e ora, da sei anni, entrando ulteriormente nell’olimpo degli effetti speciali, la ILM, Industrial Light&Magic fondata da George Lucas nel 1975. Un sogno diventato realtà. Desideri di ragazzo tradotti in carriera di altissimo livello, in cui gradualmente ha attraversato e ricoperto gli incarichi più diversi: da Look Developer e Lead Lightner in Harry Potter e i doni della morte, X-Men, Fi…
Inventiva e creatività, a cui aggiungere una buona dose di razionalità e geometrie. Ecco la filosofia di Daniele Bigi, nato a Como, da oltre 15 anni al lavoro nei più importanti studi d’effetti speciali, ormai uno dei talenti d’eccellenza del settore, a livello internazionale. Un giramondo vero che, dopo le prime collaborazioni - ad Atlanta, Bangalore, all’Ardman Animation di Bristol - è sbarcato definitivamente in Inghilterra, ormai la sua seconda casa: dalla Framestore alla Moving Picture Company e ora, da sei anni, entrando ulteriormente nell’olimpo degli effetti speciali, la ILM, Industrial Light&Magic fondata da George Lucas nel 1975. Un sogno diventato realtà. Desideri di ragazzo tradotti in carriera di altissimo livello, in cui gradualmente ha attraversato e ricoperto gli incarichi più diversi: da Look Developer e Lead Lightner in Harry Potter e i doni della morte, X-Men, First Class, da CGI Supervisor in progetti come The Martian di Ridley Scott, Guardiani della Galassia, Ant-Man, Doctor Strange, a Visual Effect Supervisor per Ready Player One di Spielberg, Aladdin e Star Wars – L'ascesa di Skywalker. Ora la nuova avventura lavorativa, Eternals, diretta da Chloé Zhao (Oscar 2020 per Nomadland), film di chiusura all’ultima Festa del Cinema di Roma, in sala dal 3 novembre con Disney, che qui diventa l’occasione per raccontare il dietro le quinte di un mondo ancora tutto in evoluzione.
Torniamo un momento indietro: come nasce questa passione?
"Guardando film come Jurassic Park, Terminator 2 – Il giorno del giudizio, osservando i primi corti 3D della Pixar, Luxo Jr. o Tin Toy, precursori di Toy Story, mi chiedevo come fosse possibile creare quelle scene. Lì, in quel momento, capii che volevo provare a intraprendere questa strada. Ho studiato Disegno industriale al Politecnico di Milano, automotive design, il sogno iniziale era magari andare a lavorare in Fiat, Maserati, Ferrari, poi però ha prevalso l’altro percorso".
Da poco è entrato ufficialmente, come membro, nell’Academy Motion Pictures. Come ci si sente?
"Per entrare è più aperto di quello che si pensi, sarebbe potuto accadere qualche anno fa, ma in realtà basta avere tre film-ruoli con i crediti di supervisore e un invito da parte di due membri dell'Academy. Nel mio caso Ben Morris, Visual Effect Supervisor e Creative Director in ILM Londra (Oscar per Il compasso d'oro, ndr), e Nigel Sumner, stesso ruolo, ma della sede di Singapore, mi hanno sponsorizzato. Ora posso votare anch'io ed è una bellissima sensazione".
Andiamo a 'Eternals': che lavoro avete fatto?
"Ho lavorato a molti film Marvel in questi anni ma in poche occasioni mi è capitato di partecipare ad un progetto come questo, dove c'era tutto di nuovo da realizzare, i supereroi, i Deviants, nemici, figure che potenzialmente potrebbero tornare in futuro nella Marvel Universe. Oltre a ILM la maggior parte degli effetti speciali è stata fatta invece da Weta Digital (la stessa de Il Signore degli anelli, ndr). Io personalmente ho iniziato a seguire tutto dal dicembre 2019, piu' di 500 artisti, tecnici e sviluppatori, hanno lavorato al progetto divisi tra la sede di Londra, Singapore, Vancouver e San Francisco".
Che ruolo aveva in questo caso?
"Ho supervisionato tutti i team, presentando per la prima volta tutto il lavoro di ILM a Stephane Ceretti, VFX supervisor di Marvel, nominato all'Oscar per Guardiani della Galassia".
Quando c'è uno scatto del genere, come si reagisce?
"Con tranquillità. Per fortuna Ceretti mi conosceva, appunto, dai tempi di Guardiani della Galassia, è stato lui il mio riferimento Marvel, ci conosciamo bene, aveva chiesto lui direttamente che potessi occuparmene, si fidava".
È riuscito a incontrare Chloé Zhao?
"L'ho vista due o tre volte sul set a Londra, ma non ci siamo parlati: è stato in occasione di una sequenza ambientata nella giungla amazzonica in cui si riuniscono gli Eternals dopo anni che non si vedono, e vanno a cercare Druid, ILM ha curato tutta la postproduzione. Sicuramente il lavoro più complesso svolto dal team di Londra".
Quali difficoltà avete incontrato?
"Direi che hanno riguardato soprattutto l'aspetto creativo, non tanto quello tecnico: c'erano più di quattordici creature da ricreare che combattono contro gli Eternals. Visivamente bisognava trovare idee su come realizzare moltissimi effetti, ad esempio i superpoteri di ogni Eternal. Per riuscire a ottenere un risultato coerente, abbiamo deciso, insieme a Stephane Ceretti, di rappresentare la cosiddetta "celestial energy" come particelle e linee dorate. Il design di questa energia, utilizzata dagli Eternals per sconfiggere i Deviants, è anche un omaggio a Jack Kirby, il celebre fumettista americano ideatore della storia originale da cui il film è tratto".
Qual’è l’aspetto più interessante della storia?
"Ce ne sono diversi, uno tra tutti il fatto che i supereroi non sono quello che sembrano e durante il film ci saranno molti momenti in cui il pubblico sarà spiazzato dagli eventi e dal comportamento degli Eternals. La capacità dei Deviants e sopratutto di Kro, il loro leader, di evolvere e cambiare anche l'anatomia oltre che le loro capacità cognitive, è un altro aspetto affascinante, mi fermo qui per non rivelare troppo della storia!".
Quando si parla di parla di effetti speciali, si guarda sempre al futuro del settore. Cosa ci dobbiamo aspettare davvero?
"Grazie a computer sempre più veloci e ovviamente a software sempre più sofisticati, oggi è possibile realizzare qualsiasi cosa. Negli anni recenti il nostro settore ha dimostrato come sia possibile anche creare umani completamente in computergrafica. Ad esempio lo splendido lavoro fatto da ILM in Guerre Stellari: Rogue One, con la creazione in CGI del generale Tarking. Oppure in The Irishman in cui il team di ILM ha ringiovanito Robert De Niro, Al Pacino, e Joe Pesci grazie al sistema proprietario FLUX. Questo non significa che non ci sia spazio per migliorare. Per ottenere questi risultati, artisti e sviluppatori lavorano a queste scene per mesi, e a volte anni. Singole scene vengono modificate e migliorate con centinaia di iterazioni costosissime, ma tutto questo in un futuro non troppo lontano cambierà. Grazie a nuove tecniche basate su ML (Machine Learning, ndr) e AI (intelligenza artificiale, ndr) nuovi software, nuovi algoritmi e tecniche molto diverse da quelle utilizzate oggi, ci aiuteranno nella creazione di attori digitali indistinguibili dalla realtà. Non solo, ma questo lavoro diventerà sempre più semplice ed economico, consentendo a nuovi registi di spingere la loro immaginazione verso confini ancora inesplorati".
Quali sono i prossimi step in termini di recitazione?
"Ne inquadro tre. Il primo sarà quello in cui un attore, o attrice, di una certa età, recitando, potrà essere riportato indietro nel tempo, a quando erano giovani, e sarà indistinguibile dalla realtà, identici mi viene da dire. Poi potremmo decidere di cambiare completamente il volto di qualcuno se non ci piace, basterà schiacciare un
pulsante, e avere di fronte una panoramica infinita di possibilità, assolutamente fotorealistiche, creati però dal sistema".
Sembra affascinante...
"Lo è, se da un certo punto di vista si continuerà con la computergrafica. Dall’altro il nostro lavoro, rispetto agli anni 90, avrà una virata radicale nello sviluppo delle espressioni facciali. Diventerà uno standard, per film hollywoodiani, sentiremo pronunciare sempre più parole come “virtual production”. Verranno eliminati completamente green e blu screen, e tutto si potrà svolgere in un enorme un set enorme dotato di Led, schermi enormi, con risoluzione e luminosità incredibile: è stato già sperimentato già nella serie The Mandolarian. Adesso questi stage, che prima erano temporanei, in cui si girava e venivamo poi smantellati, diventeranno fissi, set permanenti, a Londra, Los Angeles, Sidney".
E questo che cosa comporta?
"Che un regista, e così una produzione importante, dal grosso budget, potranno decidere dove girare. La strada è ben precisa, si crescerà in questa direzione".
Lei il sogno americano lo ha costruito in Inghilterra. Quanta Italia c’è dietro a questo mondo?
"Moltissima, se penso ai tanti italiani come me che lavorano nel settore. Ci sono artisti, sviluppatori software, in studi prestigiosissimi come Pixar e Disney, uomini, donne, dai junior alle posizioni più prestigiose, e parecchi della mia età, che negli anni 80 e 90 erano dei teenager e si avvicinavano al mondo della computer grafica grazie anche ai videogames, usando il Commodore, l’Amiga o i primi pc".
Pensa che nel nostro Paese gli investimenti siano ancora insufficienti?
"Amo l’Italia ma sono andato via con l'amaro in bocca, e così molti altri che conosco. Ci sono generazioni di professionisti, esperti di computer grafica 3d, che sono letteralmente scappate dall'Italia perché non hanno trovato produzioni e occasioni per valorizzare le loro competenze. Oggi, però, vedo con piacere che il panorama italiano sta migliorando, alcuni studi iniziano a lavorare su progetti internazionali di prestigio, aiutati anche dal fatto che oggi i software sono più accessibili e diffusi tra i giovani, maggiormente semplici da utilizzare ed enormemente più economici rispetto a dieci o venti anni fa".