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Tony Gaudio e l'Oscar dimenticato: il primo italiano che conquistò la statuetta nel 1937

Diventerà un documentario la storia del direttore della fotografia originario di Cosenza che conquistò il riconoscimento nel 1937 per il film 'Avorio nero' di Mervyn LeRoy
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"L'Oscar dimenticato": come la storia, poco nota, del primo italiano vincitore del premio, Tony Gaudio, direttore della fotografia originario di Cosenza, che conquistò il riconoscimento nel 1937, per il film Avorio nero di Mervyn LeRoy; ma anche come la storia della stessa statuetta, scomparsa dopo la morte di Gaudio. E sulle tracce di quest'Oscar andato perduto e, dunque, del suo "proprietario" - uno degli artisti più importanti della Hollywood degli anni d'oro, innovatore nel suo campo (fu tra i primi a utilizzare le luci in notturna e perfezionò, insieme al fratello, la fotografia subacquea) - si muoveranno gli autori del documentario dal titolo, appunto, L'Oscar dimenticato, che ha appena vinto il bando della Calabria Film Commission per il sostegno alle produzioni.

I giovani della cosentina Open Fields (già produttori di Arberia, Matera 15/19, e di un …

"L'Oscar dimenticato": come la storia, poco nota, del primo italiano vincitore del premio, Tony Gaudio, direttore della fotografia originario di Cosenza, che conquistò il riconoscimento nel 1937, per il film Avorio nero di Mervyn LeRoy; ma anche come la storia della stessa statuetta, scomparsa dopo la morte di Gaudio. E sulle tracce di quest'Oscar andato perduto e, dunque, del suo "proprietario" - uno degli artisti più importanti della Hollywood degli anni d'oro, innovatore nel suo campo (fu tra i primi a utilizzare le luci in notturna e perfezionò, insieme al fratello, la fotografia subacquea) - si muoveranno gli autori del documentario dal titolo, appunto, L'Oscar dimenticato, che ha appena vinto il bando della Calabria Film Commission per il sostegno alle produzioni.

I giovani della cosentina Open Fields (già produttori di Arberia, Matera 15/19, e di un documentario di prossima uscita, Le pagine del sud, viaggio tra biblioteche di periferia e progetti sociali), durante il lockdown, si imbattono nella storia del loro concittadino, in un articolo su una iniziativa della Cineteca della Calabria. Un percorso artistico raccontato solo in qualche saggio e che anche nella stessa città di Gaudio è poco noto, pur se in tanti sono sicuramente passati davanti a una insegna, "Foto Gaudio", ancora presente sulla principale via del centro storico di Cosenza, Corso Telesio. Da li, dal negozio del padre, partì la carriera di Gaetano Gaudio e del fratello Eugenio (poi divenuti, negli Usa, Tony ed Eugene): dai primi passi mossi in quello studio fotografico all'approdo, all'inizio del secolo scorso, negli Stati Uniti - a New York e poi ad Hollywood -, dove i due fratelli inventano l'arte della fotografia cinematografica.

I produttori (Fabrizio Nucci e Nicola Rovito, anche autori del doc, insieme ad Alessandro Nucci, che curerà la regia, mentre  al montaggio ci sarà Chiara Griziotti, candidata al David di Donatello per Indivisibili) si appassionano, così, a quello che sembra un vero e proprio romanzo e decidono di raccontarlo, con la collaborazione e in parallelo con il percorso  di un altro direttore della fotografia nato in provincia di Cosenza e vincitore di un Oscar, Mauro Fiore, premiato nel 2010 per Avatar.

Mauro Fiore con l'Oscar vinto per 'Avatar' nel 2010 

Un sogno americano che si è concretizzato, quello di Mauro Fiore, così come quello di Tony ed Eugene Gaudio: i due fratelli, infatti, furono tra i più apprezzati direttori della fotografia nel momento di maggiore fulgore degli Studios hollywoodiani e contribuirono a fondare anche l'American Society of Cinematographers. Dopo la prematura scomparsa del fratello minore, Tony proseguì la sua attività fino al 1949, quando si trasferì in Texas e sposò la seconda moglie. Una lunga carriera durante la quale lavorò con i più grandi artisti del tempo: da Mary Pickford, nell'Independent Moving Pictures, nel periodo newyorkese, a Bette Davis, che pare non volesse recitare se la fotografia non fosse stata curata da Gaudio; a registi come Borzage, Hawks, Curtiz, Litvak, Wyler, Tourneur. Circa 150 i film con la sua firma: da quello che gli valse l'Oscar (ebbe, inoltre, altre 5 nomination, la prima per Gli angeli dell'inferno, diretto da Howard Hughes e la cui realizzazione è al centro di The aviator di Scorsese), The front page (capostipite delle innumerevoli versioni della commedia Prima pagina), il famoso La leggenda di Robin Hood con Errol Flynn, Ombre malesi (quarta candidatura).

Una storia di grande successo, poco nota e quindi da raccontare: in questo progetto i produttori sono riusciti a coinvolgere Patrick Keating, docente alla Trinity University, in Texas, esperto del cinema hollywoodiano degli anni 30 e 40 e delle tecniche della fotografia cinematografica che nasce in quel periodo e, dunque, anche del lavoro di Gaudio. Ma anche due discendenti di Tony, i nipoti Gino Gaudio e Roy Woods, e, soprattutto, come si diceva, Mauro Fiore. Sarà come costruire un legame tra passato e presente e tra le varie linee di questo racconto: quella dell'evoluzione della fotografia, nonché del cinema, proprio con la narrazione di Fiore, il viaggio attraverso tecniche e apparecchiature dell'epoca (grazie anche alla collaborazione con il Museo nazionale del cinema di Torino, nell'ottica della riscoperta del percorso dei Gaudio che, prima di approdare in Usa, toccò anche il Piemonte) con l'utilizzo dell'animazione; e quella dell'emigrazione, tra passato e presente, con il ritorno nella propria terra, che Tony non ha realizzato, ma che Fiore concretizzerà nuovamente in occasione del doc, in un parallelo tra la sua storia - che verrà così narrata per la prima volta sul grande schermo - e quella di Gaudio.

Ma grande interesse suscita un'altra linea, quella relativa alla statuetta scomparsa: "Le tracce si perdono in Texas - spiega Fabrizio Nucci - dove Tony morì". Questo aspetto costituirà l'unica parte di finzione del film, con un attore che interpreterà un investigatore, conducendo un viaggio alla ricerca dell'Oscar. Un personaggio che riporterà alle atmosfere noir anni 40: non a caso, questa parte sarà girata in formato 2,35 - cinemascope, alternata alle altre, per rendere evidente, sottolinea Nucci, anche il potenziale della fotografia.

Tra finzione e realtà: i produttori, infatti, hanno ingaggiato un'agenzia di investigazione, per condurre una ricerca relativa all'Oscar (oltre che alla ulteriore documentazione che potrà servire per ricostruire la storia di Gaudio). Un lavoro approfondito, dunque, alla base del film: a breve partirà l'attività di scouting, in Piemonte e poi negli Stati Uniti. Poi, l'inizio delle riprese intorno a maggio-giugno, con l'uscita presumibilmente intorno alla fine del prossimo anno. Magari trovando la statuetta: ma soprattutto rendendo, conclude Nucci, "la giusta gloria a due grandi artisti italiani e, nello stesso tempo, a tutte le maestranze del cinema, che proprio in questo anno e mezzo hanno sofferto di più e hanno consentito la ripartenza del settore".