Tony Gaudio e l'Oscar dimenticato: il primo italiano che conquistò la statuetta nel 1937
di Paola Abenavoli , di Paola Abenavoli"L'Oscar dimenticato": come la storia, poco nota, del primo italiano vincitore del premio, Tony Gaudio, direttore della fotografia originario di Cosenza, che conquistò il riconoscimento nel 1937, per il film Avorio nero di Mervyn LeRoy; ma anche come la storia della stessa statuetta, scomparsa dopo la morte di Gaudio. E sulle tracce di quest'Oscar andato perduto e, dunque, del suo "proprietario" - uno degli artisti più importanti della Hollywood degli anni d'oro, innovatore nel suo campo (fu tra i primi a utilizzare le luci in notturna e perfezionò, insieme al fratello, la fotografia subacquea) - si muoveranno gli autori del documentario dal titolo, appunto, L'Oscar dimenticato, che ha appena vinto il bando della Calabria Film Commission per il sostegno alle produzioni.
"L'Oscar dimenticato": come la storia, poco nota, del primo italiano vincitore del premio, Tony Gaudio, direttore della fotografia originario di Cosenza, che conquistò il riconoscimento nel 1937, per il film Avorio nero di Mervyn LeRoy; ma anche come la storia della stessa statuetta, scomparsa dopo la morte di Gaudio. E sulle tracce di quest'Oscar andato perduto e, dunque, del suo "proprietario" - uno degli artisti più importanti della Hollywood degli anni d'oro, innovatore nel suo campo (fu tra i primi a utilizzare le luci in notturna e perfezionò, insieme al fratello, la fotografia subacquea) - si muoveranno gli autori del documentario dal titolo, appunto, L'Oscar dimenticato, che ha appena vinto il bando della Calabria Film Commission per il sostegno alle produzioni.
Un sogno americano che si è concretizzato, quello di Mauro Fiore, così come quello di Tony ed Eugene Gaudio: i due fratelli, infatti, furono tra i più apprezzati direttori della fotografia nel momento di maggiore fulgore degli Studios hollywoodiani e contribuirono a fondare anche l'American Society of Cinematographers. Dopo la prematura scomparsa del fratello minore, Tony proseguì la sua attività fino al 1949, quando si trasferì in Texas e sposò la seconda moglie. Una lunga carriera durante la quale lavorò con i più grandi artisti del tempo: da Mary Pickford, nell'Independent Moving Pictures, nel periodo newyorkese, a Bette Davis, che pare non volesse recitare se la fotografia non fosse stata curata da Gaudio; a registi come Borzage, Hawks, Curtiz, Litvak, Wyler, Tourneur. Circa 150 i film con la sua firma: da quello che gli valse l'Oscar (ebbe, inoltre, altre 5 nomination, la prima per Gli angeli dell'inferno, diretto da Howard Hughes e la cui realizzazione è al centro di The aviator di Scorsese), The front page (capostipite delle innumerevoli versioni della commedia Prima pagina), il famoso La leggenda di Robin Hood con Errol Flynn, Ombre malesi (quarta candidatura).
Ma grande interesse suscita un'altra linea, quella relativa alla statuetta scomparsa: "Le tracce si perdono in Texas - spiega Fabrizio Nucci - dove Tony morì". Questo aspetto costituirà l'unica parte di finzione del film, con un attore che interpreterà un investigatore, conducendo un viaggio alla ricerca dell'Oscar. Un personaggio che riporterà alle atmosfere noir anni 40: non a caso, questa parte sarà girata in formato 2,35 - cinemascope, alternata alle altre, per rendere evidente, sottolinea Nucci, anche il potenziale della fotografia.