'House of Gucci', quella faida familiare più appassionante di un film
di Arianna Finos , di Arianna FinosRidley Scott con House of Gucci ha realizzato la versione falsificata – più vera del vero - di una delle sofisticate borse della storica casa fiorentina. Estrema, kitsch, sopra le righe, che i media americani hanno già bollato come “campy”, esagerato, leggero. E però neppure, come certificano le cronache giornalistiche e gli atti giudiziari, troppo lontana dalla faida familiare, la Dynasty dei fratelli “nemici per la pelle”, che negli anni Ottanta dominò a puntate i giornali.
Ridley Scott con House of Gucci ha realizzato la versione falsificata – più vera del vero - di una delle sofisticate borse della storica casa fiorentina. Estrema, kitsch, sopra le righe, che i media americani hanno già bollato come “campy”, esagerato, leggero. E però neppure, come certificano le cronache giornalistiche e gli atti giudiziari, troppo lontana dalla faida familiare, la Dynasty dei fratelli “nemici per la pelle”, che negli anni Ottanta dominò a puntate i giornali.
L’idea di un film sulla famiglia Gucci è stata accarezzata per vent’anni da Giannina Facio, la moglie di Ridley Scott, molto legata all’Italia, che nel 2003 si presenta dai familiari, Roberto, figlio di Aldo, Patrizia ed Elisabetta, le figlie di Paolo, per chiedere la liberatoria su un progetto che, assicurano – è la versione di Patrizia - pur trattando dell’omicidio del ’95 darà spazio alle figure di Aldo e Paolo, considerate le più interessanti. L’accordo viene sugellato da una cena a San Michele a Fiesole. Segue la lettera di uno sceneggiatore che le tranquillizza sulla serietà del progetto. Poi, nessun contatto.
Le sorelle chiedono invano notizie, ogni tanto affiora, negli anni, l’annuncio del film, che si concretizza nel 2020 con la notizia del set in Italia, durante il lockdown: si baserà sul libro The House of Gucci - Una storia vera di moda, avidità, crimine della giornalista Sara Gay Folden. Patrizia pubblica la sua versione in forma di biografia, il libro Gucci, la vera storia di una dinastia di successo, che viene pubblicato mentre le riprese sono ancora in corso. Tra le falsità contestate del libro della giornalista americana, il fatto che la nonna paterna Olwen Price fosse una "serva", era invece dama di compagnia della regina di Ungheria, che il bisnonno Guccio non era un lavapiatti, a Londra aveva invece lavorato come litfboy al prestigioso Savoy. Il fatto che Aldo non avrebbe mai messo in dubbio la vena creativa del figlio Paolo, mai chiamato “idiota” (battuta tormentone nel film). Nessun cenno alle devastanti questioni giudiziarie, le frodi, l’evasione.
Su Facebook le ha fatto eco Patricia Gucci, figlia di Aldo, viste le immagini in anteprima del film: "Mio padre, che ha trasformato Gucci da un negozio di Firenze in un fenomeno globale, è ritratto come un minuscolo delinquente sovrappeso, quando in realtà era alto, magro e con gli occhi azzurri. La personificazione dell'eleganza, applaudito da reali, capi di stato e star di Hollywood. Vedere Patrizia Reggiani, un'assassina condannata, e mio cugino Maurizio Gucci, che ha spietatamente messo da parte suo zio in una scalata ostile prima di mandare all'aria l'attività, glorificati dall'Olimpo di Hollywood è incomprensibile".
Le perplessità riguardano anche l’impiego di Al Pacino, che ha incarnato Scarface e Micael Corleone, e si accompagnano all’idea condivisa dai primi recensori americani che il film sia una sorta di Il padrino in versione light. Variety lo descrive come una “saga criminale” da 163 minuti e a interpretare Rodolfo, prima di venir sostituto da Jeremy Irons per altri impegni, avrebbe dovuto esserci Robert De Niro. Di sicuro c’è molto di come Hollywood vede gli italiani e il film somiglia a ciò che molti chiamano "un’americanata". Il libro di Patrizia Gucci si apre con la domanda “Ma è vero Gucci? Ogni marchio alle vette della celebrità ha dovuto subire le sue falsificazioni, difendersi dalle contraffazioni. Così come un prodotto può essere contraffatto, può esserlo anche una storia”. Il patriarca Aldo non si è mai preoccupato dei giudizio degli altri. Nel film, di fronte alla nuora che gli mostra i prodotti falsi che ha comprato in un mercatino di New York, replica “sono un segno del nostro successo”, nel libro The House of Gucci si racconta che mandò fiori a una giornalista che stigmatizzava la sua arroganza in un’intervista.
La faida familiare e i guai giudiziari sono continuati nel tempo con la lotta per l’eredità di Maurizio tra Patrizia Reggiani e le figlie (assolte per insufficienza di prove dall’accusa di evasione fiscale), contro l’ultima compagna di lui, Paola Franchi, “quella che ha perso tutto”, dice l’attrice francese Camille Cottin che la interpreta.
Di certo The House of Gucci non avrà ripercussioni sul marchio, da cui i familiari sono estromessi da tempo. Appartiene al gruppo Kering, il cui presidente François-Henri Pinault è il marito di Salma Hayek, grande amica di Giannina Facio. Nel film le tocca il ruolo di Pina Auriemma, appassionata di tarocchi, confidente di Patrizia Reggiani e organizzatrice dell’omicidio di Maurizio.