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L'autobiografia di Will Smith: "Per il pubblico bianco ero sufficientemente rassicurante ma i neri mi consideravano un rammollito"

La star ha pubblicato il libro dal titolo semplice ma emblematico: 'Will'. Nei giorni scorsi la presentazione con l'amica Queen Latifah: "È un processo davvero liberatorio dire semplicemente la tua verità e lasciarla vivere"
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L'infanzia, la famiglia, importantissima ma causa di dolore, la musica, il successo e gli insuccessi come rapper, l'esperienza travolgente del Principe di Bel-Air, il cinema, la prima moglie (conosciuta con uno sliding door incredibile) e poi la storia d'amore da 25 anni con Jada Pinkett, i figli. Si intitola semplicemente Will, come il suo nome, "il nome che mio padre ha scelto per me", ma anche come la parola "volere, determinazione", l'autobiografia che Will Smith ha scritto insieme a Mark Manson negli ultimi due anni appena uscita per Longanesi. "È un processo davvero liberatorio dire semplicemente la tua verità e lasciarla vivere", ha detto l'attore all'amica Queen Latifah nella presentazione del libro nella sua città natale di Filadelfia di fronte alla mamma e agli amici di una vita.

"Negli ultimi 30 anni, come succede a tutti, ho dovuto confrontarmi con il fallimento, la sconfitta, l'umiliazion…

L'infanzia, la famiglia, importantissima ma causa di dolore, la musica, il successo e gli insuccessi come rapper, l'esperienza travolgente del Principe di Bel-Air, il cinema, la prima moglie (conosciuta con uno sliding door incredibile) e poi la storia d'amore da 25 anni con Jada Pinkett, i figli. Si intitola semplicemente Will, come il suo nome, "il nome che mio padre ha scelto per me", ma anche come la parola "volere, determinazione", l'autobiografia che Will Smith ha scritto insieme a Mark Manson negli ultimi due anni appena uscita per Longanesi. "È un processo davvero liberatorio dire semplicemente la tua verità e lasciarla vivere", ha detto l'attore all'amica Queen Latifah nella presentazione del libro nella sua città natale di Filadelfia di fronte alla mamma e agli amici di una vita.

"Negli ultimi 30 anni, come succede a tutti, ho dovuto confrontarmi con il fallimento, la sconfitta, l'umiliazione, il divorzio, la morte. Ho visto la mia vita in pericolo, i miei soldi sparire, la mia privacy invasa, la mia famiglia disintegrata, eppure giorno dopo giorno non ho fatto altro che alzarmi, dare una mescolata al cemento e posare un altro mattone. Qualsiasi cosa stiate passando c'è sempre un altro mattone proprio lì di fronte a voi che aspetta solo di essere posato. La sola domanda è: avete intenzione di alzarvi e posarlo?". Il primo capitolo della biografia si intitola "Il muro" e racconta di quando suo padre costrinse lui e suo fratello nel tempo libero, ogni fine settimana, a erigere un muro accanto alla loro casa, non avevano preparazione né aiuto ma alla fine lo tirarono su. Dal rapporto col padre fino a quello con i figli ecco dieci cose che Will Smith racconta in Will.

Il padre violento eppure un eroe

Il rapporto con suo padre è al centro di questo racconto, i problemi di alcolismo e di violenza Smith non li nasconde. Era il suo eroe, ma ne aveva anche paura, a sua volta era cresciuto in strade difficili dei quartieri nord di Filadelfia negli anni 40, era scappato da un liceo agricolo e si era arruolato nell'esercito dove aveva scoperto il ruolo della disciplina. Smith racconta che casa sua era gestita come una caserma. Il padre aveva due grandi difetti: un carattere brutale e beveva. Sotto le armi una volta in preda all'alcol e alla rabbia per essere stato derubato di una vincita al gioco sparò nella camerata e venne congedato per sua grande fortuna senza corte marziale. Lavorò in acciaieria ma, dopo essere stato scavalcato per motivi razziali, si licenziò e aprì una sua attività. Quando Will era adolescente aveva una serie di camion frigoriferi con cui riempiva Filadelfia di ghiaccio, era il suo modello di successo. Ma picchiava sua mamma e questo l'attore l'ha vissuto come un fallimento personale perché a differenza del fratello non era mai riuscito a fermarlo.

La madre: "Picchiami ma non potrai mai farmi male"

Il modello femminile per Will Smith è sua madre, Caroline Bright, in prima fila alla presentazione a Filadelfia. Donna intelligente convinta che la scuola fosse l'unica strada, una delle prime studentesse nere a frequentare la sua università. Per lei, scrive Smith, contavano solo tre cose: l'istruzione, l'istruzione, l'istruzione. Amava anche gli affari e aveva fatto di tutto per essere indipendente dal marito, si era sposata una prima volta a vent'anni, aveva avuto una figlia e aveva divorziato a ventitré. Da Pittsburg si era trasferita con sua mamma a Filadelfia dove lavorava come funzionaria in banca, conobbe il padre di Will a una festa. Erano gli opposti, racconta l'attore: lui burrascoso, lei tranquilla e riservata ma Caroline fu colpita da quest'uomo alto 1 metro e 90, orgoglioso proprietario di una Pontiac rossa, carismatico e molto divertente. Fu un colpo di fulmine, in comune avevano la passione per la musica e l'ambizione di costruire qualcosa. Smith ricorda la frase della madre: "Picchiami quanto ti pare, non potrai mai farmi male", lui aveva 9 anni e ancora rimpiange di non essere riuscito a reagire. Dentro di sé fu capace solo di una promessa: prima o poi sarebbe stato al comando e non sarebbe mai più accaduto.

I fratelli e la famiglia numerosa

La famiglia Smith è numerosa, la prima figlia della mamma, Pam, era sei anni più grande ed era la sua guardia del corpo durante l'infanzia, poi c'erano i due gemelli di tre anni più giovani Harry che teneva testa al padre e Ellen che fuggiva da casa appena poteva. "Sono cresciuto al 5943 di Wood Crest Avenue in un viale alberato con 30 case a schiera adiacenti di portoni rosso e grigi - scrive - La vicinanza fisica alimentava un forte senso di comunità ma significava anche che se il tuo vicino aveva gli scarafaggi in casa ce li avevi anche tu. Tutti conoscevano tutti e per una giovane famiglia nera negli anni 70 questo era il sogno americano cui si poteva aspirare".

La separazione dei genitori e il rifugio nelle sitcom

A tredici anni la separazione dei suoi genitori gli portò pensieri suicidi, la madre Caroline andò a vivere con la nonna Gigi. Suo fratello Harry andò con lei, sarebbe voluto andarci anche Will ma per paura del padre non lo fece. Si vedevano comunque tutti i giorni, la mamma cucinava per i figli, ma la famiglia era spaccata. In quel periodo l'adolescente Will trovò rifugio nella televisione e divenne appassionato di soap e sitcom, le sue preferite erano Dallas e La famiglia Bradford, aveva l'ossessione della famiglia perfetta. Che non aveva.

Il rap senza parolacce e quel mondo a metà tra neri e bianchi

Smith racconta che la sua prima rima l'ha scritta a dodici anni e che è convinto che il suo primo rap sia stato quello che sentiva in chiesa con sua nonna Gigi tutte le domeniche. Se la mamma è un modello la nonna per lui è "la bussola morale che aveva orientato la famiglia". Lavorava come infermiera notturna e di giorno si occupava dei nipoti per permettere alla figlia di lavorare. La nonna è stata da sempre quella che lo ha spronato ad esibirsi, fosse sul palco della chiesa o in una situazione famigliare. Quando scovò un suo libro di rime piene di parolacce gli scrisse una lettera in cui diceva che le persone intelligenti non avevano bisogno di quel tipo di espressioni per dire i propri pensieri. Da allora non ha messo più parolacce nei suoi rap. "Non ero un gangster e non vendevo droghe, venivo da una famiglia borghese e frequentavo una scuola cattolica in cui erano quasi tutti bianchi" racconta. Veniva criticato e chiamato "rapper bubblegum", rapper per bambini. "Per il pubblico bianco ero sufficientemente rassicurante ma i neri mi consideravano un rammollito", però capisce che la comicità è la soluzione: essere divertente disinnesca ogni negatività, esula dai pregiudizi razziali. Più di ogni altra cosa però Will cercava di essere divertente per suo padre che si era comprato un Super8 ed era fissato con le riprese. I momenti più sereni che ricorda erano quando lui si esibiva.

Il primo amore e il successo fino al flop fiscale

Smith racconta il suo primo grande amore per l'adolescente Melanie e quella volta in cui la mamma li beccò a fare sesso in cucina a sedici anni, descrive il rapporto alla difficile prova del successo ("a vent'anni ero un rapper di fama mondiale, vincitore di un Grammy e fresco milionario"), della lontananza quando lui era a Londra a registrare con gli amici, il deejay Jazzy Jeff con cui crea il duo hip hop di successo. Lui è il Fresh Prince, soprannome che come racconta gli venne da una insegnante che lo prendeva in giro. Racconta la delusione del tradimento, di quando andò a piangere dalla mamma, la gelosia, la scenata che fece al negozio dove lei lavorava, la fine della storia ma anche il fatto che negli anni avrebbe sempre voluto chiederle scusa ma non era mai riuscito a mettersi in contatto con lei. Oltre alle delusioni d'amore quelle professionali. "Ero ricco e famoso ma senza soldi né fama" racconta poi Smith, non aveva mai pagato le tasse e il governo se ne era accorto. Chiedendogli 3 milioni di dollari di arretrati.

Il provino per il Principe di Bel-Air nella villa di Quincy Jones

Il racconto del provino per diventare il protagonista della sitcom che l'ha reso celebre nel mondo è esilarante. Smith aveva conosciuto il produttore Benny Medina che gli chiese di volare a Los Angeles per partecipare alla festa di compleanno di Quincy Jones nella sua villa di Bel Air. La sceneggiatura originale prevedeva la storia di una famiglia ricca di Beverly Hills in cui sarebbe entrato un ragazzo cresciuto in strada, mandato dalla mamma dai parenti per toglierlo dai guai. Jones voleva spostare la famiglia da Beverly Hills a Bel-Air e quando conobbe Will decise che il ragazzo sarebbe stato di Filadelfia. Senza nessun preavviso Quincy Jones sottopone Will a un provino nel mezzo del salotto, dicendo "spostate tutto facciamo qui". All'inizio il rapper ventenne tentennò poi Jones lo convinse: il provino funzionò e il contratto fu firmato quella sera stessa. Jones chiamò Ken Hertz, un giovane avvocato che era appena diventato padre e che da allora è il legale di Will Smith. Era il 4 marzo 1990, il 10 settembre andò in onda l'episodio pilota, l'inizio di una lunga saga di successo.

Il colpo di fulmine per Jada e quella "sliding door"

Le due donne che ha sposato sono legate da un'incredibile sliding door. Will aveva incontrato la prima volta Jada Pinkett a un provino per Il principe di Bel-Air, lei era venuta per un'audizione come possibile fidanzata di Willy, ma poi era stata scartata "perché non abbastanza alta", era furibonda. Lui racconta di un colpo di fulmine. L'attore era rimasto colpito, aveva scoperto che invece recitava nella sitcom Tutti al college, spinoff dei Robinson e si era presentato negli studi di registrazione per incontrarla, ma le cose andarono diversamente: lì incontrò l'attrice Sheree Zampino che sposò due anni dopo ed ebbe un figlio. Il capitolo dell'autobiografia in cui prima realizza che in realtà è innamorato di Jada e quello in cui la moglie gli chiede il divorzio sono strazianti. Racconta che dopo aver tanto sofferto per la separazione dei genitori non voleva imporre al figlio il dolore che aveva vissuto lui, sarà la saggezza un po' cinica di Quincy Jones (tre divorzi) a ispirarlo: "Dai metà dei tuoi averi e va avanti con la tua vita. A Natale sarete sempre una famiglia".

La scoperta del cinema: la serie di successi

"La carriera musicale era passata facilmente dalle stelle alle stalle, sarebbe successo lo stesso con la tv?" si chiedeva Will Smith all'apice del successo della sitcom. Cos'altro poteva esserci? Il cinema era la risposta. La prima occasione fu quello che sarebbe diventato un film cult: Sei grandi di separazione accanto a star del calibro di Donald Sutherland e Stockard Channing. Da lì inizia il racconto della forsennata corsa del cinema: il successo con Bad Boys, Indipendence Day (con la chiamata nel pieno della notte di suo padre per dirgli gli incassi del film), Men in Black, Alì che gli diede uno degli incontri più belli della sua carriera, quello con Nelson Mandela che prende tutto un capitolo ed è una bella lezione. Eppure "La fama cinematografica è qualcosa di completamente diverso da quella musicale e televisiva. C'è qualcosa nel gigantesco schermo del cinema capace di proiettare un attore nell'empireo - scrive - è qualcosa di simile all'adorazione e non sempre nel senso migliore del termine".

L'incontro con Muccino, da Ladri di biciclette alla nascita di un'amicizia

Will Smith parla della serie di blockbuster che ha realizzato, dei successi di botteghino che ha infilato uno dietro l'altro, ma parla anche del disagio di sentirsi sempre sotto pressione, della sofferenza di sua moglie che un giorno gli dice "niente di tutto questo era quello che volevo, volevo una fattoria in campagna". Poi arriva Alla ricerca della felicità e l'incontro "con un regista italiano che non parlava inglese e così per il primo incontro ci fu bisogno dell'interprete. Potevamo scegliere fra i più grandi registi ma a me era piaciuto tantissimo L'ultimo bacio, ero quasi sicuro che alla fine non avrebbe diretto il film ma volevo incontrarlo". Smith racconta che l'incontro iniziò malissimo, Gabriele Muccino non voleva usare l'interprete, cercava di parlare inglese ma non riusciva, lui non provava nemmeno a parlare italiano ma il colpo fu quando il regista tirò fuori Ladri di biciclette di De Sica e disse, quello sì attraverso l'interprete, che era il film che voleva fare. Il resto è storia del cinema: insieme hanno realizzato anche Sette anime e quel primo film insieme per Smith fu l'occasione per recitare con suo figlio, il giovanissimo Jaden che dopo mille peripezie produttive (gli studios erano contrari e lo sottoposero a mille provini) venne scritturato.

La famiglia

Smith è sincero quando racconta i suoi limiti come padre e marito, le difficoltà che ha avuto nel tempo a capire i sentimenti e le sensazioni di Jada e dei suoi figli in determinate circostanze: c'è il racconto di un Natale giocando a Monopoli; quando il figlio Jaden a quindici anni chiese ai genitori di emanciparsi legalmente e a Smith si spezza il cuore; la decisione di sua figlia Willow di mollare la carriera artistica di enfant prodige. "All'epoca giunsi all'inquietante conclusione che perseguire i propri sogni e mostrare la propria empatia non sono compatibili: o ti preoccupi di come si sentono gli altri o pensi a vincere". C'è un capitolo dedicato al quarantesimo compleanno della moglie, della festa incredibile che aveva organizzato con tanto di documentario sulle origini della sua famiglia e un concerto personale di Mary J. Blige, una tre giorni a Sante Fe che vista da fuori poteva sembrare il regalo più incredibile che una moglie avesse mai ricevuto. E invece fu quello che li portò a un passo dal divorzio, lei lo accusò di egocentrismo. Negli ultimi capitoli Smith racconta la scoperta dell'analisi e il lavoro che ha fatto per capire se stesso e i desideri delle persone a cui vuole bene. Al funerale di suo padre ha avuto la rivelazione sul suo matrimonio: "Il tempo trascorso lontani aveva aiutato entrambi a imparare ad amare da persone libere", scrive, "l'amore richiede coraggio, la volontà di rischiare tutto".