✕

Claudio Cupellini e la Napoli 'da terzo mondo': "Vergognoso, la città sta vivendo un Rinascimento"

Il regista di 'Gomorra' replica alle affermazioni di 'Le Figaro': "Anche al Nord c'è degrado"
3 minuti di lettura

Claudio Cupellini è nato in provincia di Padova e vive a Roma. Da otto anni però la sua seconda casa è Napoli dove ha girato la serie di Gomorra. Alla definizione di Le Figaro di Napoli come "terzo mondo d'Europa", il regista non ci sta. "Una definizione vergognosa. È una frase estremamente infelice perché non ha sfumature nonostante poi nel reportage parlino anche bene della città sotto certi aspetti. Definirla "Terzo mondo d'Europa" mi sembra prima di tutto scorretto e poi in secondo luogo estremamente superficiale".

Il regista Claudio Cupellini 

In cosa il quotidiano francese è stato scorretto e superficiale?
"Sicuramente è vero che ci sono della aree, io le conosco bene, che sono particolarmente difficili a volte addirittura spaventose, ma è anche vero che situazioni di questo tipo si ripropongono in altre città non solo d'Italia ma d'Europa. La criminalità di Napoli e tutte le sue contraddizioni, le cose che non funzionano, non dico siano accomunabili ad altre ma di certo non sono uniche in Europa. Napoli sta vivendo una sorta di suo piccolo Rinascimento dal punto di vista culturale e artistico, è sicuramente un'avanguardia rispetto ad altre città italiane e negli ultimi anni ha avuto un incremento del turismo, il miglioramento di molti dei servizi. Per cui sì è vero, ci sono delle difficoltà, ma vediamo come sta lavorando la città in mezzo a questi problemi. Problemi che dovrebbero essere risolti in maniera più rapida ma non in termini di aiuti economici, piuttosto cercando di valorizzare tutto quello che di buono già stanno facendo sul territorio i cittadini".

Nel girare Gomorra in tutti questi anni ci sono stati momenti di scoramento?
"Napoli è una città estremamente fluida soprattutto per quello che riguarda certi quartieri. La Scampia che ho conosciuto otto anni fa non è più il quartiere con il più grande supermarket della droga che c'era allora, lo stesso vale per il centro storico o i Quartieri spagnoli che sono una zona ormai totalmente turistica. I momenti migliori sono stati dati dalla qualità sentimentale della vita mentre giravo ma anche quando non lavoravo; dall'umanità e dalla ricchezza delle persone, da una solidarietà reciproca che non ho mai visto né a Roma né a Padova. Lo scoramento avviene quando ti trovi di fronte a situazioni estremamente dure e quelle che mi toccano di più sono sicuramente quelle che riguardano i bambini. L'infanzia deve essere protetta perché se è vero che da un certo punto di vista questi ragazzi crescono con una malizia che non trovi altrove, non si deve dimenticare che questa malizia spesso è solo una forma di sopravvivenza che li porta a crearsi una corazza".

Una scena di 'Gomorra 5' 

Il sindaco Manfredi ha detto che "Napoli è bellissima anche nelle sue sofferenze".
"Lo sguardo perseverante delle persone, lo sguardo segnato dalla sofferenza ma vivo ti commuove e ti apre il cuore. La vitalità e la forza con cui la gente confligge quello che in città non funziona mi fa sperare a partire dalla buona volontà dell'associazionismo. Frequentando Secondigliano, Ponticelli ho avuto momenti di scoramento, ho visto la durezza di posti come Barra e Caivano ma allo stesso tempo ho visto orgoglio e dignità come non ce ne sono altrove".

Gomorra ha portato Napoli nel mondo, nel bene e nel male... si è anche scherzato sull'idea che i turisti vengono a Napoli sperando di farsi borseggiare. Che obiettivo avevate nel ritrarre la città?
"Gomorra è un racconto di antieroi, un racconto del male che si focalizza sulla realtà pur romanzandola. Siamo andati con il microscopio a raccontare un mondo criminale che è soltanto una parte di Napoli sapendo bene però che ogni volta raccontavamo un pezzo di questa storia, fosse il centro storico e la paranza dei bambini, o l'epopea dei Di Lauro a Scampia, comunque andavamo a raccontare una porzione della città. Su questo siamo stati sempre molto chiari: non stiamo raccontando Napoli ma soltanto un aspetto che è qui ma potrebbe essere in tante altre città d'Italia. Anche insospettabili come nel mio "bellissimo", e lo dico con ironia, Settentrione dove a Padova c'era un perimetro della droga inavvicinabile di profondo degrado. È facile puntare l'occhio su Napoli dicendo quel che si vede in Gomorra è Napoli: no, noi ne raccontiamo un aspetto duro, che ci ha fatto soffrire, ma che non è diverso da altri posti".

Quali sentimenti prova ora che la saga è alla fine?
"In questo ultimo anno a Napoli per girare i miei episodi non facevo che ripetermi 'questa è l'ultima volta'. Passerà molto tempo prima che io possa vivere la città in quel modo, per cui i sentimenti erano misti: c'era nostalgia di un crepuscolo per qualcosa che stava finendo ma anche orgoglio per quello che abbiamo fatto e la gioia di vivere un'ultima avventura a Napoli. Abbiamo provato a trasformare la nostalgia in un sentimento propositivo, dobbiamo godercelo come un ultimo ballo che non è detto non abbia dei seguiti".