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'The harder they fall', il neo-western che rivisita il mito della Frontiera

Il consiglio della settimana / Su Netflix il film di Jeymes Samuel, una storia di vendetta iperbolica e brutale con un cast all-black. Ma non pensate a Tarantino: qui c'entrano più Peckinpah e Clint Eastwood
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Presi alla sprovvista da The harder they fall, il neo-western Netflix visibile da questo mese sulla piattaforma, molti si sono affrettati a scrivere che si tratta del primo film sulla Frontiera dell’èra #BlackLivesMatter. Si sbagliavano, perché il suo regista, il musicista afro-britannico Jeymes Samuel, aveva già diretto un western nel 2013: il mediometraggio They die by dawn, con un cast all-black comprendente una bellicosa Rosario Dawson. The harder they fall è molto più lungo – 130 minuti – però non annoia mai, moltiplicando a spron battuto situazioni topiche del genere (rapine in banca, assalti al treno, duelli...) oltre a personaggi uno più colorito dell’altro.

Lo schema narrattivo è quello, comunissimo nello spaghetti-western, della storia di vendetta. Il fuorilegge Nat Love è alla ricerca di un altro bandito, Rufus Buck, che qu…

Presi alla sprovvista da The harder they fall, il neo-western Netflix visibile da questo mese sulla piattaforma, molti si sono affrettati a scrivere che si tratta del primo film sulla Frontiera dell’èra #BlackLivesMatter. Si sbagliavano, perché il suo regista, il musicista afro-britannico Jeymes Samuel, aveva già diretto un western nel 2013: il mediometraggio They die by dawn, con un cast all-black comprendente una bellicosa Rosario Dawson. The harder they fall è molto più lungo – 130 minuti – però non annoia mai, moltiplicando a spron battuto situazioni topiche del genere (rapine in banca, assalti al treno, duelli...) oltre a personaggi uno più colorito dell’altro.

Lo schema narrattivo è quello, comunissimo nello spaghetti-western, della storia di vendetta. Il fuorilegge Nat Love è alla ricerca di un altro bandito, Rufus Buck, che quando era piccolo gli ha ucciso i genitori davanti agli occhi. Buck è nelle mani della legge, ma viene liberato dalla spietata Trudy e dal resto della sua banda. Accompagnato da due fedeli outlaw, dalla sua ex-amante, da uno sceriffo e da un giovanissimo buttafuori di saloon, Love giunge nella città di Redwood per un mezzogiorno di fuoco col pericoloso nemico.

Il western, un mondo a parte che non muore mai

Il film sta riscuotendo molti consensi, inaspettati per quello che André Bazin definì “il genere americano per eccellenza” e che molti danno per superato e anacronistico. In realtà, come ha osservato il regista Alex de la Iglesia, il western è un sempreverde perché da sempre rappresenta un mondo a parte, del tutto immaginario (i rapporti con la Storia americana sono del tutto casuali), che ne fa – a suo modo – un genere del fantasy, dotato di regole e codici propri. Questo Samuel lo ha capito benissimo, ambientando l’azione in città utopiche (una tutta abitata da neri, una tutta dipinta di bianco) puramente cinematografiche.

Il film è esplosivo, iperbolico, rumoroso e brutale; pieno di parolacce pronunciate da tipi più-grandi-della-vita e popolato di amazzoni micidiali. Ma se le note “femministe”, così come quelle antirazziste, non mancano, la partitura filmica orchestrata da Jeymes vuole soprattutto divertire; e ci riesce molto bene. Nell’intento di rinnovare un genere vecchio come il cinema, ma tradizionalmente riservato ai bianchi, Samuel ne aggredisce da più lati il repertorio codificato. Diversamente da Quentin Tarantino, che lo fa esplodere allegramente, Samuel lo decostruisce a partire dal cinema precedente: non quello classico di Ford e Hawks, ma i neo-western di Sam Peckinpah, Sergio Leone, Clint Eastwood. In un gustoso impasto di cinismo oltranzista e umorismo nero che mutua dai loro film, rinnovandoli.

The harder they fall, come cambia la Frontiera

La sceneggiatura, scritta assieme all’americano di origine siriana Boaz Yakin, assume vari personaggi della vecchia Frontiera realmente esistiti (tutti neri, al posto dei soliti bianchi Jesse James, Billy the Kid, Pat Garrett); però li ridisegna da cima a fondo, tingendoli di gusto contemporaneo: da Stagecoach Mary (Zazie Beets), sessualmente polivalente, alla micidiale Cufee, fanciulla travestita da ragazzo, al formidabile Buck di Idris Elba, truce villain traversato da una vena di dolore che ruba la scena al – pur carismatico - protagonista Jonathan Majors.

Ben lavorato impasto di tradizione e modernità, The harder they fall è disseminato da cima a fondo di easter eggs: quali più riconoscibili quali meno, altri addirittura per pochi intimi, faranno la delizia (o il tormento) dei cinefili più incalliti. E c’è una “chiave” anche per il titolo, che riprende i versi (“più sono duri, più forte cadono”) di una canzone del capofila del reggae giamaicano Jimmy Cliff, cantata nel 1989 da Bob Dylan.