'The harder they fall', il neo-western che rivisita il mito della Frontiera
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiPresi alla sprovvista da The harder they fall, il neo-western Netflix visibile da questo mese sulla piattaforma, molti si sono affrettati a scrivere che si tratta del primo film sulla Frontiera dell’èra #BlackLivesMatter. Si sbagliavano, perché il suo regista, il musicista afro-britannico Jeymes Samuel, aveva già diretto un western nel 2013: il mediometraggio They die by dawn, con un cast all-black comprendente una bellicosa Rosario Dawson. The harder they fall è molto più lungo – 130 minuti – però non annoia mai, moltiplicando a spron battuto situazioni topiche del genere (rapine in banca, assalti al treno, duelli...) oltre a personaggi uno più colorito dell’altro.
Presi alla sprovvista da The harder they fall, il neo-western Netflix visibile da questo mese sulla piattaforma, molti si sono affrettati a scrivere che si tratta del primo film sulla Frontiera dell’èra #BlackLivesMatter. Si sbagliavano, perché il suo regista, il musicista afro-britannico Jeymes Samuel, aveva già diretto un western nel 2013: il mediometraggio They die by dawn, con un cast all-black comprendente una bellicosa Rosario Dawson. The harder they fall è molto più lungo – 130 minuti – però non annoia mai, moltiplicando a spron battuto situazioni topiche del genere (rapine in banca, assalti al treno, duelli...) oltre a personaggi uno più colorito dell’altro.
Il western, un mondo a parte che non muore mai
Il film sta riscuotendo molti consensi, inaspettati per quello che André Bazin definì “il genere americano per eccellenza” e che molti danno per superato e anacronistico. In realtà, come ha osservato il regista Alex de la Iglesia, il western è un sempreverde perché da sempre rappresenta un mondo a parte, del tutto immaginario (i rapporti con la Storia americana sono del tutto casuali), che ne fa – a suo modo – un genere del fantasy, dotato di regole e codici propri. Questo Samuel lo ha capito benissimo, ambientando l’azione in città utopiche (una tutta abitata da neri, una tutta dipinta di bianco) puramente cinematografiche.
The harder they fall, come cambia la Frontiera
La sceneggiatura, scritta assieme all’americano di origine siriana Boaz Yakin, assume vari personaggi della vecchia Frontiera realmente esistiti (tutti neri, al posto dei soliti bianchi Jesse James, Billy the Kid, Pat Garrett); però li ridisegna da cima a fondo, tingendoli di gusto contemporaneo: da Stagecoach Mary (Zazie Beets), sessualmente polivalente, alla micidiale Cufee, fanciulla travestita da ragazzo, al formidabile Buck di Idris Elba, truce villain traversato da una vena di dolore che ruba la scena al – pur carismatico - protagonista Jonathan Majors.