Fino a che punto non è tradimento? Julie e Eivind si trovano faccia a faccia a un party dove lei si è imbucata. Non si conoscono ma si ritrovano vicini, si sorridono, si piacciono. Tutti e due hanno già un loro legame, ed è lei a cominciare il gioco: questo è permesso? Bere dalla stessa bottiglia, odorarsi le ascelle, fiatarsi il fumo della sigaretta in bocca, confidarsi il sogno proibito, senza mai sfiorarsi, baciarsi; e il nome, solo il nome per non cercarsi sui social, se lo dicono quando a un angolo di strada si separano: "È stato tradimento? Assolutamente no". Ma dove, ma quando? A Oslo, almeno una decina di anni fa, quando ancora non ci si impegnava con il genere ma si andava dritto al sesso senza porsi alcun problema. Ed esisteva ancora il piacere della reciproca seduzione, di cui in questo caso è maestra Julie.
L'incontro è uno dei dodici ca…
Fino a che punto non è tradimento? Julie e Eivind si trovano faccia a faccia a un party dove lei si è imbucata. Non si conoscono ma si ritrovano vicini, si sorridono, si piacciono. Tutti e due hanno già un loro legame, ed è lei a cominciare il gioco: questo è permesso? Bere dalla stessa bottiglia, odorarsi le ascelle, fiatarsi il fumo della sigaretta in bocca, confidarsi il sogno proibito, senza mai sfiorarsi, baciarsi; e il nome, solo il nome per non cercarsi sui social, se lo dicono quando a un angolo di strada si separano: "È stato tradimento? Assolutamente no". Ma dove, ma quando? A Oslo, almeno una decina di anni fa, quando ancora non ci si impegnava con il genere ma si andava dritto al sesso senza porsi alcun problema. Ed esisteva ancora il piacere della reciproca seduzione, di cui in questo caso è maestra Julie.
L'incontro è uno dei dodici capitoli (più un prologo e un epilogo) di La persona peggiore del mondo, un film per me incantevole e libero, una commedia romantica che si intreccia con il dolore della perdita e la confusione del cambiamento, e si sofferma su quel passaggio essenziale della vita di Julie quando devi decidere per sempre chi vuoi essere e come esserlo, diciamo al traguardo dei trent'anni: oggi, quando le opportunità sembrano infinite ma anche inafferrabili. Scritto e diretto dal regista Joachim Trier, che ha l'età del suo protagonista maschile Aksel, interpretato dal fascinoso e languente Anders Danielsen Lie, il film splende per la presenza della meravigliosa Renate Reinsve, miglior attrice all'ultimo festival di Cannes, una lunga figurina dentro maglioni e calzoncini, un volto bello e semplice, su cui passano in silenzio tutte le emozioni, qualche lacrima segreta, un incantevole sorriso.
Oslo, giorni grigi, notti lucenti, belle case di vetro, borghesia, una lingua affascinante (eterno consiglio inutile, accontentarsi dei sottotitoli), voci pacate, mai sovrattono, litigi rispettosi: e una mattina in cucina, negli attimi in cui Aksel versa il caffè a Julie, col pensiero lei ha attraversato la città correndo, ha trascinato Eivind fuori dal bar dove lui lavora verso una panchina dove finalmente si baciano. Tornata alla realtà e alla tazzina di caffè, Julie pronuncia la fatica frase, "Aksel, ti devo parlare". Con lui vive da tempo, amandolo e molto riamata, ma per lei è finita. Lui balbetta, non capisce, non ci crede, si perde, ma siamo in Norvegia, e anziché bastonarla fanno l'ultima volta l'amore e poi lei se ne va.
Quando erano andati a vivere insieme, lei non aveva ancora 30 anni, lui 44, lei aveva tentato varie strade, medicina, psicologia, fotografia, ma ogni volta non era quella giusta, e adesso in attesa della grande occasione, fa la commessa part-time in una libreria; Aksel è un venerato autore di graphic novel assai audaci, ma è molto scontento dal film d'animazione che ne hanno ricavato, depurandolo da ogni eccesso. La differenza d'età pesa più a lui che sente di aver sempre meno opportunità e forse il bisogno di creare una famiglia, ma lei non ci pensa proprio, non adesso, forse mai; non la considera una soluzione per le donne, suo padre se ne è andato, ha un'altra moglie, un'altra figlia e con lei soltanto si lamenta delle sue difficoltà urinarie, a 30 anni la mamma, la nonna, la bisnonna, la trisnonna, la bisavola, erano già fregate per sempre, madri anche di molti figli, abbandonate o vedove o spose infelici.
Anche Eivind (Herbert Nordrum), ragazzone senza ambizioni, è dubbioso della sua relazione con Sunniva (Maria Grazia Di Meo) che accarezzando una alce scopre di appartenere al popolo Sami, più o meno eschimese, e non solo si politicizza per salvare le foche, ma diventa una influencer molto seguita su Instagram dove insegna yoga mostrando sempre il pube. Intanto Julie un po' si annoia, e si mette a scrivere i suoi pensieri: "Puoi essere femminista e piacerti la fellatio?".
Grande successo nei social, ma il #MeToo avanza e le nuove giovani femministe senza sorriso aggrediscono Aksel per aver usato il suo privilegio di maschio sessista inventando il personaggio di Lupo Sempreduro che pareva tanto divertente ai suoi tempi ma che in realtà umiliava le donne, sempre disegnate con le tette grosse. Non mi capitava di commuovermi al cinema sin da Voglia di tenerezza, mamma, figlia, maschi cattivi, tumori, morte, quasi trent'anni fa. Ma è difficile per chi non è più giovane non sentirsi sperduto come Aksel che vaga nel nuovo mondo incomprensibile, nell'intrusione di cellulari e internet, dopo che quello a lui conosciuto è scomparso, e tutto ciò che ha amato non conta più, e persino gli oggetti che ha collezionato, le immagini di una intera vita, sono diventati stupidi e inutili.