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'The real Charlie Chaplin', l'uomo dietro l'attore, tra famiglia, tormenti e palcoscenico

Un nuovo documentario cerca di raccontare l'uomo dietro la maschera, ma come si dice nel film "recitava sempre, non voleva che le persone conoscessero il vero Charlie"
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"Sorridi anche se il tuo cuore soffre, sorridi anche se si sta spezzando. Se ci sono nuvole nel cielo te la caverai. Sorridi attraverso le paura e il dolore, sorridi e forse domani vedrai il sole splendere". Smile, resa celebre da Nat King Cole, è una canzone manifesto per i comici e per gli artisti. La vulgata è che si tratti della canzone di Charlie Chaplin, in realtà i crediti sono un po' più complicati, la musica non era nata per essere una canzone e il testo fu aggiunto da due parolieri molto tempo dopo l'uscita di Tempi moderni, scritto addosso al personaggio del Vagabondo. Eppure Smile è la colonna sonora perfetta per l'immagine doppia di Charlot e di Sir Charles Spencer Chaplin, la persona dietro il personaggio, l'uomo dietro la maschera.

I documentaristi Peter Middleton e James Spinney con The real Charlie Chaplin, dall'11 dicembre su Showtime, …

"Sorridi anche se il tuo cuore soffre, sorridi anche se si sta spezzando. Se ci sono nuvole nel cielo te la caverai. Sorridi attraverso le paura e il dolore, sorridi e forse domani vedrai il sole splendere". Smile, resa celebre da Nat King Cole, è una canzone manifesto per i comici e per gli artisti. La vulgata è che si tratti della canzone di Charlie Chaplin, in realtà i crediti sono un po' più complicati, la musica non era nata per essere una canzone e il testo fu aggiunto da due parolieri molto tempo dopo l'uscita di Tempi moderni, scritto addosso al personaggio del Vagabondo. Eppure Smile è la colonna sonora perfetta per l'immagine doppia di Charlot e di Sir Charles Spencer Chaplin, la persona dietro il personaggio, l'uomo dietro la maschera.

I documentaristi Peter Middleton e James Spinney con The real Charlie Chaplin, dall'11 dicembre su Showtime, hanno voluto raccontare l'artista che stava dietro allo showman, con una serie di materiali familiari e di archivio che mostrano Chaplin nell'intimità della sua famiglia. Il film è anche un faro sui molti tormenti di un artista che aveva fatto della risata e dell'ironia il suo strumento artistico ma che nella vita non aveva mai veramente raggiunto la serenità. "Recitava sempre, non voleva che le persone conoscessero il vero Charlie" si dice nel documentario che offre nuove registrazioni audio come una rara intervista dello stesso regista ad un giornalista di Life nel 1960 e le testimonianze di coloro che l'hanno conosciuto tra cui Effie Wisdom, un amico di infanzia che si esibiva con lui per strada alla fine dell'Ottocento a Londra.

La prima volta di Charlot, cent'anni fa nasceva il vagabondo

The Real Charlie Chaplin ricostruisce la carriera artistica del regista con la nascita del Vagabondo, arrivato per la prima volta sul grande schermo il 7 febbraio 1914. Charlot (bombetta, bastone e scarpe a punta) nella prima comica. Kit Auto Races at Venice segna la data di nascita di un mito, di una delle icone più grandi che il cinema abbia creato nella sua storia, è il primo passo, incerto e quasi danzante, della maschera comica e malinconica per eccellenza. Il documentario rivela che quel look, poi diventato così iconico, fu frutto del caso: quando i Keystone Studios gli offrirono un contratto da 150 dollari accettò subito sebbene il cinema non fosse stato il suo primo amore. La prima apparizione cinematografica per Chaplin fu nel corto Per guadagnarsi la vita nei panni di un aspirante giornalista in cerca di scoop, cinque giorni dopo ecco la sua prima comica e la nascita del Vagabondo con quell'immagine inconfondibile per la quale afferrò qualunque cosa fosse sul set, le scarpe dell'attore che era stato chiamato a sostituire e che quindi gli erano grandi, i pantaloni di Fatty Arbuckle, star del cinema muto, un cappello che apparteneva al padre di qualcuno e un paio di baffi finti lì per caso, il costume era stato assemblato da pezzi di altri senza nessun ragionamento. "Nel momento in cui ho indossato quei vestiti - dice Chaplin nell'intervista a Life -  mi sono sentito così libero. Potevo fare qualsiasi cosa pazza, qualsiasi cosa folle che mi piacesse. Non era solo una commedia cinematografica, era un nuovo modo di essere; la vera nascita di Hollywood e, in un certo modo, una prima espressione dello spirito interiore spericolato del rock 'n' roll".

Il monello (c) Roy Export Company S.A.S 

Il film è una cavalcata nella sua produzione cinematografica grazie al contributo della Cineteca di Bologna, che ha restaurato praticamente tutti i film del regista: dall'esordio al lungometraggio con Il monello al capolavoro de Il grande dittatore, passando per Luci della città, Tempi moderni, La febbre dell'oro, tutti film entrati nella storia del cinema ma che hanno causato patimenti e dolore al suo autore, perennemente insicuro e maniaco del controllo. Le difficoltà vissute nell'infanzia rimasero un marchio indelebile nel suo animo, racconta Lita Grey Chaplin, sua seconda moglie, che non si sentiva mai veramente amato, che era convinto del fatto che nessuno potessere veramente apprezzarlo per quello che era.

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Questa sua insicurezza si ripercuoteva nei rapporti personali. Chaplin si era sposato quattro volte, le prime due erano finite piuttosto male, Lita Grey lo aveva trascinato in tribunale ottenendo un risarcimento che aveva fatto scalpore a Hollywood, 1 milione di dollari, la terza con Paulette Godard era finita in maniera amichevole. Tutte erano attrici o aspiranti tali anche l'ultima, Oona O'Neill aveva solo 18 anni quando il regista la provinò per un film che poi non si fece mai. Forse fu quella la chiave di un amore che, nonostante la differenza di età (lui ne aveva 54) durò tutta la vita e generò otto figli. Oona gli stette sempre accanto anche quando negli anni Quaranta venne accusato di antiamericanismo e simpatie comuniste (lo definirono omosessuale, ebreo e sovversivo - non era nulla di tutto questo) ed esiliato dagli Stati Uniti nel 1952. Nel film si vede la loro vita idilliaca e bucolica nella residenza svizzera di Chaplin a Corsier-sur-Vevey, Vaud dove Chaplin condusse gli ultimi venticinque anni di vita. Alla fine della sua carriera forse capì che in fondo era stato veramente amato, nel giro di pochi anni ottenne l'Oscar alla carriera (1972) e tornò ad Hollywood riconciliandosi con l'America che lo aveva cacciato, il Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia nello stesso anno e soprattuttò tre anni dopo il ritorno nel suo paese d'origine dove la Regina Elisabetta lo nominò Cavaliere di sua Maestà. Alla fine sorridendo forse Sir Charles Spencer Chaplin grazie a Charlot avrà capito che "la vita vale la pena di essere vissuta".