Valeria Golino: “Ora è cambiata ma a Hollywood mi sono divertita”
di Arianna Finos , di Arianna FinosMentre si consuma il drammatico finale di stagione legato al suo personaggio in The morning show, Valeria Golino è già a Napoli sul set della serie La vita segreta degli adulti, dal libro di Elena Ferrante. Approfittiamo della pausa per tracciare un bilancio del suo ritorno a Hollywood con la seconda stagione della serie di punta di Apple Tv+ sul giornalismo televisivo.
Com’è andata?
“Tante emozioni diverse. Mi era piaciuta la prima stagione e quando mi hanno chiamata ero eccitata, avevo voglia di andare via per qualche mese, ero stata molto chiusa in casa. Ho trovato una Los Angeles diversa da quella che conoscevo, tutto impersonale, via Zoom. Io sola soletta, italiana, in mezzo a quell’enorme apparato. Prima di un set sono sempre preoccupata, anche ora a Napoli. Non è stato facile entrare nello show, studiare con la coach i lunghi dialoghi, affiancare colleghi più potenti, le cui opinioni contavano di più. È stato u…
Mentre si consuma il drammatico finale di stagione legato al suo personaggio in The morning show, Valeria Golino è già a Napoli sul set della serie La vita segreta degli adulti, dal libro di Elena Ferrante. Approfittiamo della pausa per tracciare un bilancio del suo ritorno a Hollywood con la seconda stagione della serie di punta di Apple Tv+ sul giornalismo televisivo.
Com’è andata?
“Tante emozioni diverse. Mi era piaciuta la prima stagione e quando mi hanno chiamata ero eccitata, avevo voglia di andare via per qualche mese, ero stata molto chiusa in casa. Ho trovato una Los Angeles diversa da quella che conoscevo, tutto impersonale, via Zoom. Io sola soletta, italiana, in mezzo a quell’enorme apparato. Prima di un set sono sempre preoccupata, anche ora a Napoli. Non è stato facile entrare nello show, studiare con la coach i lunghi dialoghi, affiancare colleghi più potenti, le cui opinioni contavano di più. È stato un bel bagno di umiltà, negli anni ti abitui a essere considerata in un certo modo, avere una tua piccola autorità nel lavoro… ma era anche uno dei motivi per cui volevo farlo”.
La sua documentarista Paola Lambruschini prende le difese di Mitch Kessler, l’anchor molestatore interpretato da Steve Carell. Tra i due nasce una storia.
“Carell è un attore magnifico, sul set c’era una bella chimica. La nostra coppia è lontana dallo show con le protagoniste a New York, è al lago di Como, vive in un altro film. Siamo due anime in pena. Lui è un reietto, vive una parte della vita dolorosa in cui fa i conti con i propri errori e con il modo in cui gli altri lo percepiscono, che è la punizione peggiore rispetto a ciò che hai fatto, in questi tempi. Quando viene aggredito, mentre mangia un gelato, da una ragazzetta armata di cellulare, Paola insorge: 'Io e le donne prima di te ci siamo battute perché tu possa essere una stronza, non farmene pentire'. In realtà io non sono una femminista, lo sono state le nostre madri, ma rispetto a quella ragazzina ho l’esperienza di trent’anni di più”.
Hanno affidato a lei il pensiero degli showrunner sulla cancel culture?
“Sì, e non a caso. Paola lavora a un documentario sulle donne nel sistema giuridico italiano, non è inconsapevole. Ma giudica inaccettabile cancellare una persona, trattarla come fa quella ragazza solo per sentito dire. Sono convinta che ciò sta succedendo sia stato anche in parte necessario, nel cinema e in tutti gli ambienti. Bisogna difendere le donne, i diversi, i generi sessuali, bisogna affrontare i problemi e legiferare. Ma non cedere al bigottismo, all’estremismo, a un’intolleranza preoccupante. Le faccio un esempio: in Euforia il protagonista è un omosessuale, non è sposato né vuole fare figli, è ricco, bugiardo, promiscuo. Qualche critico americano ha scritto che questo avrebbe portato tensione nella comunità Lgbt, che era un ritorno indietro di dieci anni. Ho costruito un personaggio che amavo, senza pregiudizi, con le sue nuance e i suoi difetti, ma non andava bene perché era fuori dal politicamente corretto. Ho trovato quei commenti scandalosi e poi il pubblico ha capito tutto benissimo. Viviamo un momento estremamente bigotto”.
Il The morning show le lascia la porta aperta a una nuova stagione. Soddisfatta del personaggio?
“Se il personaggio ha una strada interessante, perché no? Quanto all’esperienza…non mi lamento mai delle scene tagliate, ma avevo fatto un'architettura delle emozioni del personaggio e quando tagliano 6,7 scene l’architettura traballa, per me che lo conosco, ma so che agli altri è piaciuto. Comunque c’è qualcosa di vero in quella donna, lontana dalle protagoniste in carriera. Non avendo potere e successo non ha nulla da perdere, ha una sua pulizia. E' una donna italiana moderna, vive nel presente, ma non ha una femminilità aggressiva e mascolina. Non ha bisogno di vivere con il coltello tra i denti"..
Qualcuno ragiona sull’uscita di scena del personaggio scomodo di Carell
(attenzione, spoiler)
“A me è dispiaciuto molto che Steve sia morto, lo dico da pubblico. La sua è una storia quasi biblica di redenzione, io l’ho letta così. Si auto esilia in Italia, compie un percorso di presa di consapevolezza dei suoi terribili errori, trova la redenzione e quasi la possibilità di un amore, poi muore da eroe/antieroe. La sua fine ha un senso”.
Alla Festa di Roma si è ritrovata a cena con Quentin Tarantino che di Four rooms ha sempre detto che la scena migliore era quella tra lei e Madonna. Che ricorda di quel periodo?
“Me lo ricordo come un periodo molto bello, ero a Los Angeles, giravo Four rooms, avevo fatto il film di Sean (Lupo solitario, ndr). Mi sembrava, nella mia testolina, di essere entrata in un giro in cui volevo essere, non era solo far parte della Hollywood degli Studios, ma in quella degli autori che amavo”.
Con Madonna come si trovò?
"Facemmo amicizia subito, sono andata a casa sua molte volte, era simpaticissima, ora non so, con gli anni ci siamo perse. Sapeva che ero amica di Sean, era affezionatissima al suo ex marito, ci siamo prese in simpatia. Sul set Quentin era sempre presente, era il supervisor. Lo conoscevo già, mi aveva fatto un provino per Pulp fiction e lui e la fidanzata dell’epoca avevano affittato casa mia a Los Angeles nei mesi in cui non c’ero. Quando ci siamo rivisti a cena abbiamo parlato di tutto, ma non di Four rooms. Abbiam parlato di Pulp fiction: lui mi aveva fatto un provino, io però volevo il ruolo di Uma, che lui le aveva giustamente già assegnato e mi proponeva per quello che ha poi fatto meravigliosamente Maria de Medeiros, la fidanzata di Bruce Willis che parlava con la vocina infantile. Ma non sapevo farla quella cosa lì.. Io volevo fare Uma Thurman, lui mi voleva far fare Maria De Medeiros… Se lavoreremo ancora insieme? Io lo adorerei”.
A Napoli con Edoardo De Angelis gira La vita segreta degli adulti, per Netflix, interpreta Zia Vittoria, figura odiata nella famiglia, un personaggio forte.
“Sarebbe molto forte fatto da qualcun altro. Vediamo come lo faccio io. Avevo tanta paura, ma ora ho cominciato. Un personaggio bellissimo che non è proprio nel mio ventaglio, somaticamente né come modo di muoversi. Zia Vittoria sta venendo verso di me e io sto andando verso di lei. Magari Elena Ferrante la vedrà e dirà: 'Ma cosa è successo?'. Ognuno fa quel che può, quando c’è un personaggio così interessante cerco di farle onore, come sta venendo non lo so”.
Quando da bambina ha scoperto la vita segreta degli adulti?
“Io, venendo da una famiglia di separati da quando avevo cinque anni, una famiglia sparpagliata, amavo individualmente le persone: mamma, papà, fratelli. Ma, viste le cose che son successe, la percezione degli adulti era di un mondo fragile, incostante. E cercavo, come fanno i bambini, di difendere gli affetti, mi sentivo responsabile di cercare di far funzionare le cose”.
È cresciuta in fretta?
“Non so, ma so che non volevo crescere. Per i miei dieci anni, nella casa vicino a Napoli dove abitavo con il mio papà, mi avevano organizzato una festicciola, mi avevano vestita tutta di rosso. Ma io non volevo uscire dalla stanza, mio padre mi è dovuto venire a prendere con la forza, io urlavo 'non voglio crescere', ero disperata”.
Sorrentino ha girato a Napoli È stata la mano di dio, lo ha visto?
“Sì. E penso che deve vincere l’Oscar, punto e basta: ce lo dovete da’. Non perché Paolo è un amico ma perché è un film che solo Paolo potrebbe fare, solo un grande regista italiano potrebbe fare. Mi ero commossa già dal trailer, quando arriva il personaggio di Antonio Capuano e dice 'a tiene ‘na cosa da raccuntare?'. Antonio è una forza della natura, un grande regista, un essere umano memorabile, una musa. Io lo amo, sono a Napoli e lo voglio assolutamente incontrare. Se mi vuole vedere lui, perché a volte vuole, a volte no...”.