✕

Vittorie, liti e night club: Domenico Procacci racconta 'Una squadra', i formidabili cinque della Coppa Davis

Cile, 1976: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e il capitano Nicola Pietrangeli vincono la più importante gara mondiale a squadre di tennis. Una storia italiana che ora diventa il debutto alla regia del produttore: una serie di sei episodi su Sky, il prossimo maggio
3 minuti di lettura

Amici miei del Tennis. Non si vedevano da cinque anni, si sono ritrovati al Torino Film Festival i campioni della Coppa Davis, La squadra rimessa insieme dal produttore Domenico Procacci, qui regista di una versione dell'impresa del '76 a Santiago del Cile che lascia la parola ai protagonisti: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Nicola Pietrangeli, il capitano non giocatore.

La squadra. Da sinistra: Tonino Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Adriano Panatta 

Un'ora e dieci minuti (parte della serie su Sky a maggio, 6 episodi da 45 minuti), sul tennis e l'Italia degli anni Settanta. "Ho raccolto le loro versioni, la chiave ironica è stata una logica conseguenza", spiega Procacci, che cuce in una commedia all'italiana le testimonianze separate dei protagonisti, il coro contrappuntato da dispettosi contro…

Amici miei del Tennis. Non si vedevano da cinque anni, si sono ritrovati al Torino Film Festival i campioni della Coppa Davis, La squadra rimessa insieme dal produttore Domenico Procacci, qui regista di una versione dell'impresa del '76 a Santiago del Cile che lascia la parola ai protagonisti: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Nicola Pietrangeli, il capitano non giocatore.

La squadra. Da sinistra: Tonino Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Adriano Panatta 

Un'ora e dieci minuti (parte della serie su Sky a maggio, 6 episodi da 45 minuti), sul tennis e l'Italia degli anni Settanta. "Ho raccolto le loro versioni, la chiave ironica è stata una logica conseguenza", spiega Procacci, che cuce in una commedia all'italiana le testimonianze separate dei protagonisti, il coro contrappuntato da dispettosi controcanti. Pensata per il grande pubblico, comprensibile anche per chi sa poco o nulla di tennis, la docuserie può essere godibile anche per chi conosce bene gli eventi, filtrata dalle lenti dell'ironia. Esordisce Panatta: "Io mi ricordo una finale a San Benedetto del Tronto, con un concerto dei New Trolls a cento metri, amplificazione tremenda. Ho giocato benissimo, perché la musica dà ritmo". Poi, subito, la questione della finale del '76 nel Cile del regime di Pinochet. La squadra che vorrebbe giocare, Nicola Pietrangeli che combatte, discute con Andreotti e Pajetta, piovono gli interventi di politici e artisti, Dario Fo, Domenico Modugno che consegna una irridente canzone. S'affaccia Ugo Tognazzi, intervistato, per dire: "Noi esporteremo sicuramente automobili, perché proprio Panatta non lo vogliamo esportare?". I giocatori raccontano di minacce telefoniche. La situazione si sblocca quando il partito clandestino comunista cileno fa sapere che il boicottaggio ferisce il popolo cileno e può essere strumentalizzato dal regime. "Io non mi sono mai preso il merito sportivo, ma non voglio dividere con nessuno il fatto di averli portati in  Cile", dice Pietrangeli dal salotto pieno di premi di casa sua.

(ansa)

Al Festival di Torino, Pietrangeli ragiona sulle nuove generazioni di tennisti per i quali magari rappresentare l'Italia o andare alle Olimpiadi è forse meno importante rispetto a quanto si sentiva allora la voglia di rappresentare l'Italia: "Questa è una cosa che oggi forse si sente meno. Noi eramo più sentimentali, la bandiera e l'inno ci commovevano. Oggi sono molto più materialisti, all'epoca mettere la maglia azzurra aveva un diverso significato". Sentimentali ma litigiosi. Basta qualche ora di convivenza ritrovata, ripartono le dinamiche, gli attriti, le divisioni.

Domenico Procacci
foto di Alberto Novelli 

Pietrangeli nel film parla di una doppia coppia che vive in modo separato, si spoglia in lati diversi dello spogliatoio, non comunica. Per Panatta dice "con Zugarelli e Barazzutti non c'erano contrasti, ma modi di vivere diversi". Zugarelli: "Io e Barazzutti la mattina giocavamo, la sera andavamo a casa, gli altri erano scapoloni, da discoteca". Barazzutti: "Sono affezionato a Zuga, con gli altri abbiamo avuto punti di vista diversi". Panatta: "Si sono sposati a ventun anni... peggio per loro". Bertolucci-Panatta erano una strana coppia, tra Sandra e Raimondo e Matthau-Lemmon, quando sono a Roma vivono in un appartamento al Fleming, Panatta cucina e Bertolucci riassetta. Night club e paparazzate, attrici e cantanti, l'amicizia con il clan di Arbore, la visibilità sui tabloid, gli spot pubblicitari, la dolce vita. Esemplificativo dello stile di vita l'aneddoto a Mar del Plata, dopo amichevole Argentina-Italia la coppia Panatta-Bertolucci decide di rientrare con il concorde, passare per Rio De Janeiro a prendere il sole, virare a Parigi per la notte con due ragazze, il tutto nel tempo che impiega Barazzutti per rientrare con il volo di linea in economy.

Nicola Pietrangeli
foto di Alberto Novelli 

Ognuno ha i propri sogni e aspirazioni, Zugarelli, abile sul sintetico, al chiuso, sull'erba, è artefice della vittoria a Wimbledon, batte Roger Taylor. Pietrangeli ha annunciato Barazzutti, che s'inventa un mal di schiena, gli altri dicono sia stata la paura, Pietrangeli parla di decisione tecnica. Esilarante il racconto dello scontro con David Lloyd, che era antipatico a Panatta ("Adriano, se il giocatore non era vestito bene, antipatico, brutto, lo prendeva di punta", Pietrangeli), ma che aveva un dritto formidabile. Il giocatore italiano insiste a batterlo sul dritto. Quello inizia a far punti, "Ma io gli devo levare il vizio di rispondere bene di dritto. Un cretino, un deficiente", racconta Panatta, che pensava di vincere lo stesso ma che invece perde, ma si riscatta battendo Roger Taylor il giorno dopo. Clamoroso l'episodio della partita finale in Spagna, girata con malavoglia da un Panatta già vincitore, il pubblico spagnolo inferocito, culminato con una rissa del campione con un tifoso in tribuna che lo ha colpito. Si scoprirà che ha colpito per errore un italiano. "Zugarelli è corso per darmi una mano, Bertolucci è rimasto in tribuna ad accudire le signore", polemizza Panatta. Segue l'episodio in cui Bertolucci parte per Berlino, si porta via le Superga di Panatta, che deve giocare la finale francese, chiama un negozio del centro di Roma e se le fa mandare al Roland Garros.

Corrado Barazzutti
foto di Alberto Novelli 

Tutta la parte finale è dedicata all'arrivo a Santiago Del Cile, ai giorni della finale. Panatta, alla vigilia di un match, dice a Mario Belardinelli: "Meglio che non gioco, non sto bene". Belardinelli lo attacca al muro, "sono venuto in Cile, ho lavorato per anni, siamo qui con quello che è successo e mi dici così?". "Ho detto così? Ha sentito male, sono in piena forma", risponde. La paura di Corrado Barazzutti contro Jaime Fillol, il primo decisivo incontro, i tentativi di messaggio politico di Panatta, che indossa una maglietta rossa, forse anche per il bianco e nero televisivo non viene colta. Il racconto è contrappuntato dalla versioni dei rivali cileni, Patricio Cornejo (che soprannomina Bertolucci "El Gordo"), e Fillol. I nostri compiono l'impresa. L'ultima parte è dedicata alla vittoria, "quando siamo rientrati nessuno ci aspettava all'aeroporto" dice Panatta. E se il film si chiude sul trionfo, la serie, dice Procacci, prosegue con momenti scespiriani: l'allontanamento di Pietrangeli "che lo vivrà come un tradimento". Gli azzurri perderanno le finali del '77 contro l'Australia, del '79 contro gli Stati Unti e dell'80 contro la Cecoslovacchia.

Adriano Panatta
foto di Alberto Novelli