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(afp)

Sidney Poitier, l'attore che abbattè la barriera razziale al cinema

Sul suo esempio anno dopo anno attori neri sono diventati grandi protagonisti dello schermo, interpretando eroi e rubacuori, gangster carismatici e presidenti americani
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Ora che il grande Sidney Poitier ci ha lasciati, agenzie e articoli in coro celebrano in lui l'attore che abbattè la barriera razziale al cinema. Dimostrando come un nero potesse sostenere parti da protagonista nobile, colto, spesso superiore ai bianchi. Tutto vero e Poitier ne era ben consapevole, tanto da considerare il proprio lavoro quasi una missione. Basti ricordare un'intervista del 1967 al Guardian in cui dichiarò: "... il tipo di nero interpretato sullo schermo era sempre negativo: buffoni, pagliacci, maggiordomi strascicati, davvero disadattati. Io ho scelto di non accettare gli stereotipi".

I suoi film più celebri - I gigli del campo, per cui vinse l'Oscar, Indovina chi viene a cena, La calda notte dell'ispettore Tibbs, La parete di fango, La scuola della violenza - sono opere in un certo senso didascaliche, dove Sidney è oggetto di diffidenza razzista ma …

Ora che il grande Sidney Poitier ci ha lasciati, agenzie e articoli in coro celebrano in lui l'attore che abbattè la barriera razziale al cinema. Dimostrando come un nero potesse sostenere parti da protagonista nobile, colto, spesso superiore ai bianchi. Tutto vero e Poitier ne era ben consapevole, tanto da considerare il proprio lavoro quasi una missione. Basti ricordare un'intervista del 1967 al Guardian in cui dichiarò: "... il tipo di nero interpretato sullo schermo era sempre negativo: buffoni, pagliacci, maggiordomi strascicati, davvero disadattati. Io ho scelto di non accettare gli stereotipi".

I suoi film più celebri - I gigli del campo, per cui vinse l'Oscar, Indovina chi viene a cena, La calda notte dell'ispettore Tibbs, La parete di fango, La scuola della violenza - sono opere in un certo senso didascaliche, dove Sidney è oggetto di diffidenza razzista ma - alla fine - fa ricredere gli antagonisti, che prendono atto del suo valore e cambiano atteggiamento. Non solo Poitier è buono e bravo: è anche bello, il che non guasta e apre la via a ruoli di protagonista per altri attori dalla pelle nera. La popolarità agisce in modo significativo anche sui suoi compensi, che raggiungono la cifra (eccezionale per gli anni 60) di 750mila dollari a film.

Bisogna dire, però, che non tutti lo lodano con lo stesso entusiamo. Per gli spiriti più irriducibili della controcultura, Poitier diventa anzi il simbolo del "nero da cortile", quello che ce la mette tutta per conquistarsi la fiducia e l'approvazione dei bianchi; perpetuando, così, la sottomissione e il senso d'inferiorità imposti alla sua razza. Sarebbe difficile negare, tuttavia, che è grazie e a lui se Hollywood comincia a mutare atteggiamento nei confronti di attori e personaggi colored, che da quei film edificanti si estendono ai generi, come il poliziesco e l'actioner: fino a produrre, negli anni Settanta, il fenomeno della blacksploitation, che fece lievitare il numero degli spettatori di colore nelle sale americane. Il resto è storia che tutti conoscono.

Addio a Sidney Poitier, nel 2009 Obama lo premiò con la medaglia presidenziale della Libertà

 

Sull'esempio di Poitier, anno dopo anno attori neri sono diventati grandi protagonisti dello schermo, interpretando eroi e rubacuori, gangster carismatici e presidenti americani. Morgan Freeman è salito più di una volta alla casa Bianca: in Deep Impact, film del 1998, ha perfino anticipato l'elezione del "collega" Barack Obama. Denzel Washington si è affermato come uno degli eroi più coraggiosi e più sexy dello schermo in una lunga fila di titoli. Quanto a Samuel Jackson, attore-feticcio di Quentin Tarantino, tempo fa circolava la battuta "se in un film vedi un nero, è lui". Però spettatori di ogni colore si sono identificati anche nel maestoso Laurence Fishburne della saga Matrix, nell'ottimo Forest Whitaker, nel muscolare Wesley Snipes. O, più di recente, in attori come Jamie Foxx; l'imponente Idris Elba, alfiere del black power; lo sventurato Chadwick Boseman, indicato da Time nel 2018 come una delle cento persone più influenti del pianeta e che, se non fosse scomparso così prematuramente, avrebbe avuto una grande carriera.

(ansa)

Anche i comici di colore sono diventati delle celebrità, passando dai ruoli di "spalla" a protagonisti assoluti: da Eddie Murphy, che con la sua assurda risata è stato per varie stagioni l'attore più pagato di Hollywood, a Chris Rock o Kevin Hart. Tutti devono qualcosa, spesso molto, al vecchio Sidney, che una sessantina d'anni fa aprì il sentiero su cui gli altri si sono inoltrati, fino a farlo diventare un'autostrada. Oggi non abbiamo notizie del modo in cui la "cancel culture" valuterebbe i suoi personaggi; però temiamo che li giudicherebbe con severità per le motivazioni moderate e "perbeniste", non certo da black panthers, che incarnano. Dimenticando, però, che negli anni della Hollywood oscurantista Sidney fu, con i suoi eroi borghesi, il campione del cinema americano più evoluto e progressista.