Sidney Poitier, l'attore che abbattè la barriera razziale al cinema
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiOra che il grande Sidney Poitier ci ha lasciati, agenzie e articoli in coro celebrano in lui l'attore che abbattè la barriera razziale al cinema. Dimostrando come un nero potesse sostenere parti da protagonista nobile, colto, spesso superiore ai bianchi. Tutto vero e Poitier ne era ben consapevole, tanto da considerare il proprio lavoro quasi una missione. Basti ricordare un'intervista del 1967 al Guardian in cui dichiarò: "... il tipo di nero interpretato sullo schermo era sempre negativo: buffoni, pagliacci, maggiordomi strascicati, davvero disadattati. Io ho scelto di non accettare gli stereotipi".
Ora che il grande Sidney Poitier ci ha lasciati, agenzie e articoli in coro celebrano in lui l'attore che abbattè la barriera razziale al cinema. Dimostrando come un nero potesse sostenere parti da protagonista nobile, colto, spesso superiore ai bianchi. Tutto vero e Poitier ne era ben consapevole, tanto da considerare il proprio lavoro quasi una missione. Basti ricordare un'intervista del 1967 al Guardian in cui dichiarò: "... il tipo di nero interpretato sullo schermo era sempre negativo: buffoni, pagliacci, maggiordomi strascicati, davvero disadattati. Io ho scelto di non accettare gli stereotipi".
Addio a Sidney Poitier, nel 2009 Obama lo premiò con la medaglia presidenziale della Libertà
Sull'esempio di Poitier, anno dopo anno attori neri sono diventati grandi protagonisti dello schermo, interpretando eroi e rubacuori, gangster carismatici e presidenti americani. Morgan Freeman è salito più di una volta alla casa Bianca: in Deep Impact, film del 1998, ha perfino anticipato l'elezione del "collega" Barack Obama. Denzel Washington si è affermato come uno degli eroi più coraggiosi e più sexy dello schermo in una lunga fila di titoli. Quanto a Samuel Jackson, attore-feticcio di Quentin Tarantino, tempo fa circolava la battuta "se in un film vedi un nero, è lui". Però spettatori di ogni colore si sono identificati anche nel maestoso Laurence Fishburne della saga Matrix, nell'ottimo Forest Whitaker, nel muscolare Wesley Snipes. O, più di recente, in attori come Jamie Foxx; l'imponente Idris Elba, alfiere del black power; lo sventurato Chadwick Boseman, indicato da Time nel 2018 come una delle cento persone più influenti del pianeta e che, se non fosse scomparso così prematuramente, avrebbe avuto una grande carriera.
Anche i comici di colore sono diventati delle celebrità, passando dai ruoli di "spalla" a protagonisti assoluti: da Eddie Murphy, che con la sua assurda risata è stato per varie stagioni l'attore più pagato di Hollywood, a Chris Rock o Kevin Hart. Tutti devono qualcosa, spesso molto, al vecchio Sidney, che una sessantina d'anni fa aprì il sentiero su cui gli altri si sono inoltrati, fino a farlo diventare un'autostrada. Oggi non abbiamo notizie del modo in cui la "cancel culture" valuterebbe i suoi personaggi; però temiamo che li giudicherebbe con severità per le motivazioni moderate e "perbeniste", non certo da black panthers, che incarnano. Dimenticando, però, che negli anni della Hollywood oscurantista Sidney fu, con i suoi eroi borghesi, il campione del cinema americano più evoluto e progressista.